IL «RITORNO» DI RATZINGER

L’analisi di Andreas Englisch, vaticanista della «Bild Zeitung»:
con lui il fatto religioso ha riconquistato centralità
nell’agenda sociale e culturale del Paese.
E i tedeschi hanno ritrovato l’orgoglio della loro identità.

RITAGLI   Il Papa tedesco sta cambiando la Germania   DOCUMENTI

Con gioia la Germania aspetta il ritorno di Papa Ratzinger!

Domani comincia il viaggio nella «sua» Baviera.
Il dialogo col filosofo Habermas ha scosso gli intellettuali.
E le giornate di Colonia hanno rilanciato la popolarità del cristianesimo.

Dal nostro inviato a Monaco, Pierangelo Giovanetti
("Avvenire", 8/9/’06)

Alla domanda su come cambierà la Germania dopo questo viaggio di Benedetto XVI in Baviera, Andreas Englisch, vaticanista di spicco della "Bild Zeitung" e di tutti i quotidiani del "Gruppo Springer", esperto di questioni religiose, risponde deciso: «La Germania è già cambiata. Papa Ratzinger è riuscito a fare della religione il tema della discussione pubblica nel nostro Paese. Si è tornati a parlarne a scuola, fra gli amici, al bar, sui giornali, in televisione, mentre prima la Chiesa cattolica al massimo faceva da bersaglio per le battute taglienti e le proteste della generazione del Sessantotto. Benedetto XVI ha rimesso la religione al centro dell'agenda della società, da dove era scomparsa. Anche sul mio giornale, la "Bild Zeitung", cinque milioni di copie ogni giorno, si faticava a dar spazio alle notizie religiose, che poi finivano sempre in poche righe seminascoste. Oggi invece i fatti che riguardano il Papa, la Chiesa, la fede occupano la prima pagina. Ed hanno una grande popolarità. È merito indubbio di Ratzinger, il Papa tedesco».
Che qualcosa di profondo sia avvenuto, lo si nota girando per le strade di Monaco di Baviera. Le librerie traboccano di libri sul Papa e sulla Chiesa. Nei negozi si vendono "dvd" che mostrano la fede, fanno riscoprire i santuari e le abbazie benedettine, aprono all'ascolto, per molti sconosciuto, del canto gregoriano e delle celebrazioni della Messa. Nei supermercati vanno a ruba i rosari, che prima erano spariti dalla circolazione. E per tutto il tempo della visita, che comincia domani e si conclude il 14, la televisione e la radio dello Stato bavarese trasmetteranno in diretta ogni celebrazione e appuntamento pubblico, compresi l'arrivo e il corteo lungo le vie della città. Per finire, uno dei più grandi cinema di Monaco ha deciso di trasmettere su schermo gigante le messe del Papa, dando la possibilità anche a chi non ha trovato posto alla grande celebrazione eucaristica della Fiera (i biglietti sono esauriti da tempo), di seguire l'avvenimento. Sono solo alcuni esempi del nuovo clima che si respira in Germania alla vigilia dell'arrivo di Benedetto XVI.

Andreas Englisch, quali sono le valenze di questa visita in Baviera, che il Papa ha voluto fortemente?

Un primo aspetto è senza dubbio il ritorno nella terra natale, il desiderio del Papa di rivedere i luoghi e le persone che lo hanno visto crescere e lo hanno formato nella vita. È forte il desiderio di far vedere quanto sono importanti le radici, l'identità, i valori profondi che stanno dietro quei volti, dietro la semplicità delle origini. Benedetto XVI non se ne sta a Roma immerso nelle mille preoccupazioni della gestione della Chiesa universale, ma si ricorda delle persone che lo hanno segnato, percorre le strade che l'hanno visto correre da bambino, entra nella chiesa dove è stato battezzato o dove ha celebrato la prima messa. C'è un secondo aspetto, ancora più intenso. Questo viaggio è un messaggio non solo alla Germania, ma all'Europa tutta. Visualizza ciò che Ratzinger ripete da cinquant'anni, e cioè che la Baviera non esiste senza il cristianesimo. La fede è un tutt'uno con la cultura, l'arte, la storia, la vita quotidiana della gente, nel cuore dell'Europa.

Insomma, la Baviera diventa un richiamo per l'Europa intera?

Il Papa indica nella Baviera il modello di come si possa coniugare fede e valori cristiani con la tecnologia e l'industria più all'avanguardia del mondo. Si rende conto che la Germania si è fortemente modernizzata, a volte a scapito della fede. Il pellegrinaggio in terra bavarese, alle radici profonde di questo popolo, mostra che il cristianesimo non solo non è un ostacolo alla modernità e allo sviluppo tecnologico, ma anzi ne è componente essenziale. Perdere uno vuol dire perdere anche l'altro. L'invito è quindi a tutta l'Europa a tenere uniti fede e radici cristiane con modernità e sviluppo, pena il tradire se stessi e smarrire questa originalità totalmente valida per l'oggi.

Come spiega l'accresciuto interesse per il fatto religioso?

C'è una duplice spiegazione. Una è il Papa tedesco. Non è soltanto orgoglio nazionale. Bisogna capire un popolo che dalla fine della guerra si è vergognato di se stesso, di parlare la lingua degli aguzzini nazisti, di essere additato al mondo come il malvagio, e oggi ha in Ratzinger il simbolo che dal popolo tedesco viene anche il bene. La più alta autorità morale al mondo parla tedesco, e questo non solo ha chiuso i conti con la guerra, che per noi è finita non nel 1945 ma il giorno in cui Ratzinger è stato eletto Papa. Ma soprattutto ha ridato fiducia ai tedeschi, li ha riportati a trovare nella religione il loro riferimento identitario, a riscoprire la loro anima di valori profondi, tradizionali, e questo nel momento di una profonda crisi economica e di un'incertezza sul futuro. Ratzinger e la fede cristiana sono diventati il nuovo punto di riferimento per questo Paese. Anche per chi non crede.

E la seconda ragione di questo rinnovato interesse verso la religione?

La spiritualità dell'uomo. Ratzinger rappresenta la vittoria del cristianesimo sull'ateismo dell'Est. Con l'unificazione la Germania la rischiato di essere travolta dall'altra metà del Paese che usciva dall'ateismo e dal comunismo. Ratzinger ha saputo rappresentare il simbolo dei valori popolari della Germania, della sua anima cristiana. È riuscito a risvegliare alla fede un popolo che l'aveva smarrita o assopita. Mia madre dice sempre che lui non porta la gente in piazza, la porta nelle chiese. È evidente che c'è un risveglio: non ci si vergogna più di essere cattolici, anzi c'è quasi un orgoglio. Credo che il viaggio in Baviera abbia anche questo significato. Vuole mostrare l'unità di una Chiesa, quella tedesca, in passato assai lacerata, orgogliosa della propria missione nel Paese. Non ci sono più progressisti contrapposti ai conservatori, perché Ratzinger ha voluto tutti attorno a sé in questo viaggio.

Colpisce anche l'interesse degli intellettuali...

In questo anno e mezzo il Papa ha ribaltato la situazione. Prima c'era sospetto e derisione, ora anche gli intellettuali scoprono il lato affascinante della Chiesa. Due eventi soprattutto hanno contribuito a questo. Prima il dialogo con Jürgen Habermas, il maggiore filosofo tedesco, simbolo della Scuola di Francoforte, che ha colpito molto gli intellettuali. Poi le giornate di Colonia e le dichiarazioni pubbliche del rabbino Paul Spiegel, che ha parlato della bellezza di questa festa, che ha celebrato il Dio buono. Spiegel non ha rinfacciato a Ratzinger colpe del passato, ma ne ha elogiato la sua azione come espressione del bene. La religione è tornata al centro della discussione pubblica e dell'agenda degli intellettuali. Chi l'avrebbe immaginato solo fino a qualche anno fa?...