CINA IN ITALIA

RITAGLI    Prato, "Via Crucis" in cinese    SPAZIO CINA

Domenica scorsa, per la prima volta, la comunità asiatica locale
ha vissuto il rito penitenziale,
sotto la guida del «suo» cappellano padre Hong Chun Zhao.

Da Prato, Gianni Rossi
("Avvenire", 27/2/’08)

I cinesi che abitano nella città toscana hanno tenuto domenica scorsa la loro prima «Bai Cu Lu». Che alle nostre orecchie suona più familiarmente "Via Crucis". Alle 15 in punto una trentina di orientali hanno ripercorso, dietro ad una semplice Croce di legno, il Cammino di Gesù verso il Calvario. A guidarli, stazione per stazione, nel giardino della Chiesa dell’Ascensione al Pino, è stato il loro cappellano, padre Hong Chun Zhao. «Anche per l’immigrato cinese – spiega il sacerdote in un buon italiano, traducendoci alcune delle sue riflessioni – non manca il dolore nella sua vita, anche lui deve essere consolato da Cristo. La Chiesa offre questa opportunità di riflessione, perché attraverso la "Via Crucis" si riapra il cuore alla speranza ed alla vita eterna».
Così, nella terza domenica di Quaresima, alla consueta catechesi che precede la celebrazione dell’Eucaristia, padre Zhao ha preferito sostituire l’antico esercizio penitenziale. La scelta del giardino, anziché della strada, ha fatto sì che la "Via Crucis" rimanesse per certi versi al riparo dagli sguardi dei curiosi. Del resto, doveva trattarsi di un momento di preghiera. Ma la discrezione è nel "dna" dei cinesi, anche di quelli cattolici, che ogni domenica si danno appuntamento in questa Chiesa moderna non molto distante dalle antiche mura della città. In media, all’Eucaristia settimanale partecipano un centinaio di persone, che pregano e cantano – con le inconfondibili "sonorità" orientali – nella lingua "mandarina". Un piccolo "seme" nel «grande campo da arare» – per dirla con le parole del vescovo monsignor Gastone Simoni – dell’immigrazione cinese a
Prato. Qui, nella seconda città della Toscana, su 186.000 abitanti vivono circa 25.000 orientali, di cui «solo» 10.000 ufficialmente residenti; molti i clandestini. Quasi tutti sono "indifferenti" in tema di religione. Tra i credenti, oltre ai cattolici, si riuniscono stabilmente per il culto gli evangelici; di non cristiani ci sono i buddhisti, con una loro organizzazione. Ma i numeri non sono comunque grandi.
La comunità cattolica, composta in gran parte da persone che si sono battezzate qua in Italia, è molto attiva, tanto da essersi strutturata con un proprio "consiglio pastorale". Padre Zhao, è arrivato nella città toscana da poco meno di un anno, per sostituire un sacerdote, Missionario del
"Pime" ("Pontificio Istituto missioni estere"), che vi ha prestato servizio per diversi anni. E, particolare interessante, monsignor Simoni lo ha nominato anche viceparroco dell’Ascensione. «La nostra diocesi – spiega monsignor Santino Brunetti, vicario episcopale per gli immigrati (anche questa una novità assoluta) – si sta impegnando molto nella pastorale degli stranieri. Abbiamo undici "cappellanie"; sei comunità celebrano settimanalmente la Messa nella loro lingua. È un modo per aiutarli a mantenere le loro espressioni tipiche di fede e, laddove possibile, per iniziare ad integrarli gradualmente nelle comunità parrocchiali».
Intanto, ogni sabato, nelle strade della "Chinatown" pratese tre frati e alcune suore francescane tengono una preghiera "itinerante" che suscita molta curiosità. Un piccolo passo anche questo: «Di strada, col Vangelo – dice sorridendo padre Zhao – ne dobbiamo fare ancora tanta».