IL DISASTRO

Le organizzazioni umanitarie faticano a portare aiuti:
da tre settimane interi villaggi sommersi dall’acqua
sono raggiungibili solo con gli elicotteri.
Ahmed Abdi, responsabile locale della "Croce Rossa":
«Mai visto niente di simile. E il peggio deve ancora arrivare».

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Da Nairobi, Matteo Fraschini
("Avvenire", 22/9/’07)

«Sono molti anni che lavoro per la "Croce Rossa", ma è la prima volta che vedo una cosa simile», esordisce al telefono Ahmed Abdi, capo della "Sezione per i disastri naturali", riferendosi alle recenti alluvioni che stanno sommergendo il Kenia Occidentale. «Fino ad ora le cifre che abbiamo raccolto indicano che almeno 4.500 famiglie sono rimaste senza un tetto, quindi circa 25mila persone sono state costrette a lasciare i propri villaggi. In molti hanno visto i loro cari essere trascinati via dalla corrente e le loro abitazioni crollare davanti ai loro occhi. È da tre settimane che con l'aiuto del governo stiamo cercando di raggiungere i villaggi con i nostri fuori strada, ma ci sono zone dove si può arrivare solo in elicottero. Abbiamo già iniziato ad effettuare dei lanci di bottiglie di acqua, sacchi di cibo, e anche del materiale di prima necessità come pentole, saponette, lenzuola e zanzariere». La Croce Rossa si sta occupando soprattutto dell'area di Budalangi, nel distretto di Busia che confina con l'Uganda, ma la situazione sembra peggiorare anche nella maggior parte dei villaggi circostanti. «Per ora stiamo puntando soprattutto sul monitoraggio dell'area. Insieme alle case, molte chiese e scuole sono state sommerse», continua Ahemed Abdi. «Ma sembra che il peggio debba ancora arrivare. Siamo infatti rimasti sorpresi dall'arrivo anticipato della stagione delle piogge che di solito inizia a ottobre e dura pressapoco due mesi. Quindi stiamo aspettando l'arrivo di altra pioggia che probabilmente si verificherà nelle prossime due settimane. Abbiamo 11 persone ben addestrate sul campo che stanno fornendo aiuto alle comunità coinvolte. Ma il problema riguarda tutta questa lunga fascia dell'Africa. Per esempio, persino la Croce Rossa ruandese ci ha chiesto un aiuto. Per il momento abbiamo fatto arrivare alcuni dei nostri furgoni ed elicotteri. Mi hanno confermato che solo in Ruanda ci sono 300mila persone rimaste senza la loro casa. Come in Kenia, in molti sono riusciti a fuggire e ora dovranno ricominciare tutto daccapo. Con i nostri mezzi dovremmo riuscire a fornire aiuto a circa 125 famiglie che si traducono in 60mila persone». Secondo l'agenzia di stampa dell'Onu, i civili che in questi drammatici casi erano soliti spostarsi di qualche chilometro per raggiungere altri villaggi, ora sono costretti ad entrare nei campi per rifugiati gestiti dall'"Acnur" (l'"Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati"). Inoltre, l'organizzazione umanitaria "Care", che al momento ha uffici in Etiopia, Uganda, Ghana e Mali, sta tentando di misurare i danni che queste alluvioni provocheranno all'economia dei vari Paesi. Sono molti i campi che sono rimasti sommersi dall'acqua e che per i prossimi mesi non saranno più in grado di produrre cibo. La Croce Rossa provvede anche a distribuire alcune razioni dei vegetali maggiormente comuni in Kenia. Ahmed Abdi si dichiara soddisfatto di quello che il governo keniota sta facendo per cercare di "sormontare" tale crisi, ma non nasconde che molto presto sarà obbligato a chiedere finanziamenti anche da altre organizzazioni: «In casi del genere, non solo il governo, ma anche i miei connazionali dovranno rendersi disponibili ad aiutare la Croce Rossa. E se questo non basta, chiederemo fondi anche ad organizzazioni internazionali, ma quella sarà la nostra ultima risorsa».