ALEX ZANARDI E MARION JONES

RITAGLI    Due parabole opposte. Giocate sulle gambe    DIARIO

Umberto Folena
("Avvenire", 7/10/’07)

Questa è la storia di due atleti e delle loro quattro paia di gambe. All’inizio ne hanno due paia per ciascuno, come tutti. Poi accade qualcosa... Alex Zanardi, il 15 settembre 2001, sta correndo una prova di “cart” in Germania, nel circuito del Lausitz. Perde il controllo della sua auto e quasi si ferma in mezzo alla pista, quando un’altra vettura gli piomba addosso a 320 all’ora. L’auto di Alex si spezza in due, le gambe gli vanno in frantumi. All’ospedale non riescono a salvargliele. Devono amputargliele entrambe, una sotto e l’altra sopra il ginocchio. Marion Jones un anno prima, alle “Olimpiadi” di Sydney, aveva strabiliato il mondo. Cinque medaglie, di cui tre d’oro. La “principessa” della pista. Una gazzella, una pantera. Potenza ed eleganza allo stato puro.
“Mulinava” le gambe con leggerezza e facilità sbalorditive. Nessun altro paio di gambe era all’altezza del suo paio. Questo accadeva ieri.
Nel frattempo Alex Zanardi è stato al “Centro protesi” di Budrio. Ha ripreso a camminare. È perfino tornato a correre in auto, sia pure con sano realismo: «Mi hanno preso non perché io possa vincere, ma per quello che rappresento». Alex Zanardi sorride, fissi il suo sorriso contagioso e ti dimentichi di guardare più in basso , dove due gambe nuove, “sintetiche”, hanno preso il posto delle gambe d’un tempo. Ieri la notizia: il prossimo 4 novembre Alex sarà alla partenza della maratona di New York, 42 chilometri e 195 metri sulle sue gambe nuove. «Correre sarà emozionante – ha spiegato – non importerà guardare il traguardo». Ieri, con le sue prime due gambe, gareggiava per vincere. Oggi, con le sue seconde gambe, pure. Ieri vinceva una coppa, una medaglia, un nuovo “lucroso” ingaggio. Oggi la vittoria consiste nel suo essere simbolo della tenacia, della fiducia e dell’irresistibile voglia di vivere; e nella speranza di contagiare chi stia affrontando un dramma simile al suo. Nel frattempo, dall’altra parte dell’oceano, un’ondata di sospetti e prove sempre più schiaccianti di “doping” gravava su Marion. Quelle gambe, quelle gambe prodigiose, erano davvero tutta roba sua? Ieri, tra le lacrime, l’ammissione davanti al tribunale di “White Plains”: prima di Sydney, Marion aveva assunto lo steroide sintetico “Thg”. In parole semplici, le sue gambe non le bastavano e le aveva gonfiate artificialmente. «Voglio che sappiate – ha detto – che sono stata disonesta e che avete il diritto di essere arrabbiati con me. Ho deluso il mio Paese e me stessa». E ha derubato le atlete che correvano con lei... anche se una medaglia dovrebbe restituirla a Ekaterini Thanou, velocista greca famosa per seminare le avversarie, ma anche gli addetti ai controlli “antidoping”, e proprio per questo non poté correre alle “Olimpiadi” di Atene. Due parabole opposte. Zanardi aveva perso tutto e sta riconquistando tutto e di più. La Jones aveva vinto tutto e ora si trova a mani vuote, umiliata ed “esecrata”. Gambe... A New York, il 4 novembre, quella di Alex sarà una corsa esemplare e trionfale. Idealmente, trascinerà dietro di sé un “esercito” di disabili, di uomini e donne che la sfortuna ha messo a dura prova, ma non piegato. Sarà un’idea “balzana”, ma sarebbe bello che accanto a lui ci fosse anche lei, Marion. A correre per il gusto di correre. Per chiedere perdono e dire: ecco, prendete esempio non da me ma da lui, da Alex. Lui che afferma: «È disabile chi ha poca stima di sé». Con gambe tanto diverse, verso lo stesso inestimabile traguardo di una stima da non perdere, di una stima da riconquistare.