OLTRE I CONFINI

Dopo tre settimane di lavori, si è conclusa in Brasile
l’assemblea dei vescovi del Continente latinoamericano, aperta il 13 maggio dal Papa.
Hummes: c’è bisogno di una nuova Pentecoste.

RITAGLI   Missione continentale per l'America Latina   DOCUMENTI

Ieri la quinta "Conferenza generale del Celam"
si è chiusa con il lancio di un'iniziativa di annuncio,
rivolta in particolare ai battezzati che si sono allontanati dalla Chiesa.

Da Aparecida (Brasile), Gerolamo Fazzini
("Avvenire", 1/6/’07)

«Questa Quinta conferenza punta a risvegliare nella Chiesa dell'America latina e del Caribe un grande impulso missionario. Non possiamo perdere l'opportunità. Abbiamo bisogno di una nuova Pentecoste!». Con queste parole il cardinale brasiliano Claudio Hummes, prefetto della "Congregazione per il clero", ha presentato la «Grande missione continentale», uno dei frutti concreti che la "Quinta conferenza generale del Celam" - che che si è chiusa ieri qui ad Aparecida - si propone di realizzare.
Riecheggiando le parole rivolte dal
Papa ai vescovi brasiliani, Hummes ha spiegato: «La grande maggioranza dei cattolici del nostro continente non partecipano alla vita delle nostre comunità ecclesiali. Costoro hanno diritto ad essere evangelizzati, dal momento che noi al momento del battesimo abbiamo assunto l'impegno di condurli a Gesù Cristo».
La Chiesa cattolica in America Latina assiste da tempo a una lenta, ma sin qui inesorabile, "emorragia" di fedeli. In alcuni Paesi l'esodo di fedeli verso le Chiese protestanti, vecchie e nuove, è particolarmente marcato. A fronte di una capillarità estrema dei nuovi movimenti religiosi, la Chiesa cattolica in alcune zone (l'Amazzonia, la periferia delle metropoli...) registra uno squilibrio allarmante fra le risorse pastorali e il numero di fedeli. La pratica religiosa è in calo, mentre si fanno sentire anche a queste latitudini correnti culturali estranee (quando non ostili) alla fede cristiana. Di qui l'urgenza di assicurare una solidità spirituale ai fedeli e accrescere in loro il senso di appartenenza alla Chiesa e la conseguente responsabilità missionaria.
Riuniti ad Aparecida dal 13 maggio sul tema «Discepoli e missionari di Gesù Cristo perché i nostri popoli abbiano in Lui la vita» i vescovi riconoscono che è tempo di una nuova evangelizzazione che vada più in profondità e sappia mettere in condizione i cattolici, di rendere ragione della loro fede. Fugando sul nascere sospetti di «rivincite» anti-protestanti, Hummes ha spiegato che la grande missione continentale «non è una forma di proselitismo né di anti-ecumenismo», perché i suoi destinatari sono fedeli già battezzati, ma non praticanti, che occorre ridestare a una fede più convinta e matura. L'obiettivo di fondo è quello di abbracciare tutti gli ambiti della vita e della società, «compresi la cultura e i "mass-media"», auspica monsignor Filippo Santoro, vescovo di Petropolis. Prioritario, tuttavia sarà incontrare le persone una ad una. Una sfida ai nuovi movimenti religiosi sul loro terreno? «In un certo senso sì. Abbiamo bisogno di riscoprire la dimensione personale dell'annuncio, il contatto diretto con le persone, a partire dal loro ambito concreto di vita», commenta monsignor Vittorino Girardi Stellin, missionario comboniano italiano, vescovo di Tilarán (Costa Rica). «Nella mia diocesi abbiamo intenzione di istituire un vero e proprio ministero della visitazione, formando persone che diano tempo e disponibilità a raggiungere i fedeli nelle loro case. Occorre partire dall'ascolto paziente, per arrivare a un annuncio esplicito di Gesù Cristo nei tempi e modi che ogni situazione richiede».
Dell'importanza dell'ascolto hanno parlato vari pastori in questi giorni ad Aparecida. Il dinamismo dell'annuncio, infatti, presuppone l'apertura all'altro. Solo così si creano i presupposti per un dialogo fecondo e per l'annuncio. Il centro della proposta non potrà che essere Gesù Cristo, persona viva da incontrare personalmente: «Molti - ha detto Hummes - sono stati "indottrinati", ma non hanno mai conosciuto e incontrato Cristo».
Ma chi saranno i protagonisti della grande missione continentale? Un ruolo cruciale lo avranno i laici, che vanno coinvolti non tanto per supplire alla mancanza di preti (in alcune zone drammatica), ma in quanto titolari di una responsabilità specifica che deriva dal battesimo. Anche i sacerdoti sono chiamati in causa direttamente, dal momento che «il prete non è responsabile solo della comunità ecclesiale già formata», ma di tutti coloro che vivono nel suo territorio. In altre parole, è l'intera comunità cristiana ad essere chiamata in causa. Lo ha espresso a chiare lettere monsignor Carlos Aguiar Retes, vescovo di Texcoco. In risposta alla domanda di un giornalista che chiedeva se non fosse tempo di una severa "autocritica" da parte della Chiesa cattolica, il presule - uno dei vicepresidenti del "Celam" - ha affermato: «La struttura ecclesiastica rimarrà quella che conosciamo, ma è il cambiamento di logica di fondo la vera novità. Da una "attenzione clientelare" si tratterà di passare a un'ottica veramente missionaria».
In questo scenario ogni realtà ecclesiale è chiamata a spendersi, ciascuna secondo le proprie caratteristiche. La Chiesa non è uniforme - ha spiegato Hummes - la pluralità dei carismi è una sua ricchezza. Le diverse aggregazioni di fedeli laici hanno un ruolo nella grande missione continentale, così come le comunità ecclesiali di base. Quanto alla metodologia, il cardinale Hummes ha spiegato che si dovrà pensare a una molteplicità di modalità, dalla testimonianza personale all'uso dei mezzi di comunicazione di massa. Particolare importanza - ha sottolineato - andrà assicurata alla pastorale biblica; «la Bibbia deve essere, infatti, maggiormente letta, meditata e pregata».
Una missione per «recuperare» a una fede più convinta i non praticanti non rischia di essere riduttiva? Non c'è il pericolo di chiudersi, dimenticando le urgenze più vaste e impellenti della «missione ad gentes», l'annuncio del Vangelo a chi non ha mai sentito parlare di Cristo? Hummes ha precisato che «Gesù ha inviato i suoi discepoli a evangelizzare tutti i popoli e per farli suoi discepoli. L'America Latina ha cominciato a contribuire alla missione "ad gentes" della Chiesa universale ma deve continuare in questa direzione: perché una missione alimenta l'altra».