IL GIGANTE ASIATICO

Si tratta, in prevalenza, di membri istruiti, che vivono nei centri urbani.
I vertici, preoccupati, preparano epurazioni di massa per tutelare l’«ortodossia».
Nel mirino soprattutto cattolici e protestanti.

RITAGLI  Cina e fede  CINA
Le religioni avanzano anche dentro il Partito

Gerolamo Fazzini
("Avvenire", 29/1/’06)

Un terzo dei membri del Partito comunista cinese (i tesserati sono circa 60 milioni) praticano regolarmente una religione. A dare la clamorosa notizia è un articolo pubblicato di recente su Zhengming («Dibattiti»), autorevole rivista di Hong Kong, che in Cina continentale è inaccessibile, salvo ai funzionari di alto livello. Che anche all'interno del Partito comunista più grande del mondo stia crescendo, da tempo, un interesse per la religione è cosa nota. In più occasioni l'agenzia Asia News e siti protestanti americani hanno dato conto di preoccupate mosse della dirigenza politica di Pechino per arginare il "pericoloso" trend. La novità dell'articolo di Zhengming (rilanciato da Mondo e Missione nel numero di febbraio) sta nelle proporzioni stimate del fenomeno: 20 milioni di membri del Pcc che partecipano ad attività religiose sono una cifra consistente e tale da turbare i sonni di chi all'interno del Partito o per conto di esso si occupa tanto dell' "ortodossia" dei suoi affiliati quanto dei cosiddetti affari religiosi. Una parte consistente di quei 20 milioni sarebbe cristiana, in prevalenza protestante. Tutto questo spiega perché il Comitato centrale del Pcc starebbe stringendo i tempi per un'epurazione di questi membri poco affidabili. Il 12 ottobre il Comitato centrale del Pcc ha approvato un documento «riguardante le organizzazioni e i quadri del partito che sono coinvolti, aderiscono e partecipano ad attività religiose». In quel testo si lancia l'allarme: la corruzione esercitata sulle organizzazioni e i quadri di partito dall'ideologia religiosa da sottile influenza è diventata un'autentica minaccia. «Essa - citiamo da Zhengming - cambierà l'ideologia dei quadri di partito e condurrà alla disgregazione del loro credo politico; lo spirito del partito tenderà a degenerare e creerà ogni tipo di crisi sociale e politica nel partito e nel Paese». È interessante osservare che, a differenza di quanto accade per le comunità cattoliche cosiddette "clandestine", nel caso dei membri del Pcc dediti a una religione la frequenza più alta si registra nelle città (12 milioni) più che nelle aree rurali (8 milioni). Dunque è lecito pensare che, se sono membri del Partito e vivono in città, si stia parlando di una fetta della società dotata di adeguate basi culturali e di uno status economico-sociale non trascurabile. Ancora. Stando a quanto riferito dalla citata rivista di Hong Kong, alcuni di questi membri del Pcc aderiscono con tutta la famiglia, altri partecipano insieme alle organizzazioni di partito. L'impatto dell' "ideologia religiosa’ su alcuni membri di partito sta aumentando, al punto che - nota Zhengming - «a Shijiazhuang, nella provincia dello Hebei, migliaia di quadri di partito ritengono che andare in chiesa a partecipare alla Messa costituisca una parte importante della vita; alcuni quadri di medio-alto livello hanno creato una "chiesa" in casa per evitare noie nell'uscire». Tutto ciò prova, se ancora ve ne fosse bisogno, quanto complessa e talora contraddittoria si riveli la realtà cinese. Viene spontaneo chiedersi, alla luce di questi dati, quanto adeguata sia la politica religiosa di Pechino, che alterna segnali di dialogo e aperture a giri di vite severi (arresti, detenzioni arbitrarie di vescovi e sacerdoti), senza che - dall'esterno - sia possibile decifrare con chiarezza la logica interna di tali decisioni. Il giudizio di Zhengming in merito è piuttosto drastico: «Marx ha detto che la religione è l'oppio dei popoli. Su questo si è basata la politica anti-religiosa del Pcc. Ma Engels aveva anche detto che il miglior mezzo per aiutare la diffusione della religione è quello di vietarla. Il Partito comunista cinese ha fatto orecchi da mercante riguardo l'ammonimento di Engels e ha sempre perseverato nella politica di ostilità nei confronti della religione». A fare le spese di questa ostilità sono soprattutto i cristiani, protestanti e cattolici. «Fra le tre grandi religioni del mondo - osserva Zhengming - quella che il Pcc più odia è il cristianesimo, perché ha più stretti contatti con la civiltà moderna e perciò è quella che subisce i più gravi attacchi. Ma è proprio per questo che le radici del cristianesimo sono le più profonde negli animi dei credenti, e anche la loro influenza è sempre più estesa». Zhengming sigilla la sua analisi con un finale impietoso: «Non c'è da stupirsi che i detentori del potere del Partito comunista cinese siano spaventati da questo fenomeno; poiché esso è la premonizione che il loro dominio è sul punto di disgregarsi e che, quindi, bisogna frenarlo e controllarlo severamente». Ma «queste misure, oltre a far entrare nella clandestinità le attività religiose dei membri di partito, possono solo rafforzare la loro fede religiosa e fare sì che sempre più numerosi membri di partiti si avvicinino alla religione».