"Family Day": i protagonisti di ieri

RITAGLI    Il paese «invisibile» s'è fatto folla immensa    DOCUMENTI

Marina Corradi
("Avvenire", 13/5/’07)

Erano una folla traboccante. Un milione di italiani, forse di più, con uno straordinario numero di bambini. A Roma, con treni partiti a notte fonda, s'erano portati di tutto, come nelle gite della domenica: striscioni e biberon, ombrelli, panini, passeggini, nonni. Dalle magliette da centro commerciale era evidente un'estrazione sociale non "elitaria". Era la gente che incontri sui tram e in coda alla posta. Erano facce di un popolo. Eppure, le abbiamo riconosciute con una sorta di tacito stupore; quella folla mite ma determinata ha portato in piazza un'Italia tanto numericamente massiccia, quanto poco rappresentata nei "tg" e sui giornali.
Gente che non ama sfilare, né gridare. Questa volta sono usciti allo scoperto, e pur lasciando a casa ciascuno - esitanti a quel viaggio, o non in grado di partire - tanti altri come loro, hanno formato insieme una tale muraglia, che non si potrà più ignorarli. Le telecamere hanno documentato ieri un'Italia invisibile. A leggere gli editoriali dei grandi quotidiani, a sentire certo dibattito politico, l'Italia parrebbe il luogo dove le istanze della modernità su
famiglia e matrimonio, pure da tutti condivise, si arenano per l'oscuro potere delle gerarchie della Chiesa. Anche quando il "referendum" di due anni fa finì rovinosamente per i suoi promotori, l'interpretazione dei grandi "media", massicciamente in mano ai devoti del pensiero politicamente corretto, fu che aveva vinto l'astensione - come a dire, la pigrizia di un popolo ignorante. Inammissibile, il dubbio che un'ampia fetta del Paese non avesse ancora aderito al verbo "liberal-radicale". La novità di ieri a San Giovanni, è che quell'Italia invisibile si è vista. E anche se hanno cercato di allestire un'improvvisata piazza alternativa, così da far sembrare dimezzata la prima (e consentire al "Tg" di Riotta di fare il suo finto "ping-pong"), ciascuno ha constatato dove stava l'Italia.
Non parevano, a guardarli, aggressivi gli italiani riemersi dal cono d'ombra dei "media". Né arroganti, come qualche "maître à pénser" ha accusato. A meno che arroganza non sia semplicemente mostrarsi, e dire pacificamente ciò in cui si crede. Ai giornalisti che febbrili li inseguivano, armati di microfoni e domande culturalmente complesse - «Quante famiglie ci sono? E l'amore, non è una cosa naturale?» - quelli di piazza San Giovanni rispondevano con aria stupita, come chi non capisca come si possa "arruffare" tanto una faccenda semplice: la famiglia? È fatta da un uomo e una donna che vivono insieme per educare dei figli. Risposta che sembrava irritare i giornalisti. «Ma, e "le" famiglie?», insistevano smarriti, privati del loro timone culturale. E quelli, già andati a scaldare il biberon al bambino.
L'Italia invisibile è scesa in piazza per dare voce a un'idea spontanea, forse elementare: c'è un dato naturale, che dal "giardino dell'Eden" in poi porta l'uomo a trovarsi una donna, e lei a trovare lui, e a vivere insieme, e a crescere insieme figli. Questa funzione della famiglia va garantita e protetta, perché è ciò che continua un popolo, e la sua storia. Poi, ognuno vive come crede. Famiglia, tuttavia, è questo: senza plurali, se non nell'accoglienza del cuore.
C'è una stragrande parte d'Italia che di questa semplice verità è pacificamente convinta. E, da sempre lasciata sola con i suoi problemi e oneri e fatiche, nell'avvertire che le si vorrebbero avvicinare altre "famiglie", che della prima condividerebbero solo i già pochi diritti, si è stancata: ed è andata a Roma per mostrare di esistere. Di esistere ancora, anche se nelle "fiction tv" si vedono solo "famiglie", e quasi mai quella di tanti italiani che ogni sera si sentono un po' più dei sopravvissuti, ridicoli, e forse anche "tonti" - dopo trent'anni, ancora con la stessa moglie. Di volere esistere ancora, e sposarsi, e avere figli, quanti ne vogliono, e di voler essere in questo aiutati e tutelati. A volte, le date sono profetiche. Trentatré anni dopo il "referendum" sul divorzio, da molti visto come l'avvento liberatorio della modernità in Italia, in un milione sono andati in piazza, per dire che la modernità quantomeno non coincide con la fine della famiglia. Che qui invece si gioca, e si sceglie, l'Italia ventura.