Moratoria sull’"aborto" nel mondo

RITAGLI     In "Parlamento"     MISSIONE AMICIZIA
una boccata d’aria fresca

Marina Corradi
("Avvenire", 16/7/’09)

L’approvazione alla "Camera" della mozione per una "moratoria internazionale" dell’"aborto" inteso come strumento di "controllo demografico" appare, nel quadro ristretto e spesso provinciale della politica italiana, come un raro momento di più ampio respiro politico. L’Italia promuoverà presso le "Nazioni Unite" una risoluzione che condanni l’aborto "obbligato": quello massicciamente utilizzato nel "Terzo Mondo" per controllare le nascite, quello "selettivo" che in Cina, in India e altrove cancella milioni di figlie femmine.
È l’aborto "costretto" dunque, l’aborto "imposto" alle donne povere da brutali politiche di "pianificazione demografica", nell’obiettivo della mozione del "Parlamento". Si è cercata una sorta di minimo comune denominatore "etico". Perché, come ha sintetizzato Rocco Buttiglione, su questi temi ci si continua a dividere fra chi è per la vita e chi è per la libera scelta delle donne; ed "è ora invece di combattere insieme chi nel mondo è sia contro la vita, che contro la libertà delle donne".
Il principio insomma – la stessa mozione sarà portata al "Parlamento Europeo" – di una battaglia contro una poderosa ingiustizia che si compie ogni giorno in tutti i "Continenti", nel silenzio distratto o impotente o "connivente" del consesso internazionale. Si sa perfettamente, da anni, delle politiche "demografiche" in Cina. Si sa che in larga parte dell’
Asia l’avvento – con un ritardo di trent’anni sull’Occidente – delle ecografie "prenatali" ha fatto scaturire una nuova spietata "selezione" dei nascituri: se è femmina, spesso la bambina viene "abortita". Si sa anche che questo provocherà fra vent’anni squilibri seri nella composizione "demografica" di quei paesi: mancheranno le donne, e non è immaginabile cosa questa mancanza a sua volta genererà.
A fronte di una questione di queste proporzioni prevale tuttavia a livello internazionale il "silenzio". Nell’ansia del "controllo delle nascite" perseguito da molti dei grandi "organismi internazionali", l’aborto "imposto" appare quasi, senza che si osi dirlo apertamente, come l’inevitabile applicazione di una necessaria "ragion di Stato". Il che è, evidentemente, intollerabile. Sul piano dell’umanità, della giustizia ma anche di quella libertà delle donne tanto sostenuta dai "pro-choiche".
Di qui la intuizione della mozione: trovare una minima comune intesa anche con gli abituali "avversari" sul tema. Difendere almeno un elementare principio: anche chi è a favore dell’aborto non può non essere contro l’aborto "imposto", o la "selezione" dei nascituri. E l’operazione, alla "Camera", è riuscita; anche se il voto favorevole avrebbe potuto, crediamo, essere più corale, e superare per una volta i consueti "steccati". Era l’occasione per dire insieme, fra le mille parole non sempre essenziali del "dibattito" politico italiano, una cosa forte e chiara: l’aborto "costretto", l’aborto "selettivo", sono cose che non possiamo accettare. Sono le scelte indotte da uno "sviluppo" disumano, che ripugna a una società "democratica". Sarebbe stato bello se fosse stata, quella da "Montecitorio", per una volta una voce unanime, senza "distinguo", senza sfilamenti "ideologici". Ma tant’è: la mozione è comunque passata, andando ben oltre gli "schieramenti". E proseguirà per la sua strada, sfidando il generale silenzio "acquiescente" nelle alte sfere della politica internazionale.
Nel cortile angusto che appare spesso il dialogo in "Parlamento", una "boccata d’ossigeno", uno sguardo che guarda più lontano. La volontà e l’orgoglio di indicare, fra le ingiustizie, una delle più grandi e vere, anche se nessuna "telecamera" ce la mostra. La "selezione" e la "cancellazione" dei figli dei poveri, consumata nella distratta indifferenza dei paesi "civili", dei ricchi – di quelli che si vantano, a casa loro, della "libera scelta" delle donne.