Grande "Mostra" a Shangai 400 anni dopo

"Gesuita", "Missionario" e "uomo di cultura", moriva l’11 Maggio del 1610.
E si è già messa in moto la macchina delle "celebrazioni" in vista del 2010.

RITAGLI     Matteo Ricci alla "riconquista" della Cina     SPAZIO CINA

Divenne amico dei "mandarini" e intimo della "corte imperiale".
Ebbe "licenza" di celebrare Messa in pubblico
e iniziò i lavori della prima Chiesa di Pechino.
Così rivivrà l’"alba incompiuta" dell’"evangelizzazione" dell’immenso "Paese Asiatico".

Il Missionario "Gesuita" P. MATTEO RICCI (1552-1610), in abito cinese…

Franco Cardini
("Avvenire", 23/11/’08)

Dopo la fine della "dinastia mongola" in Cina, le piccole comunità di cristiani presenti sui territori dell’"Impero" si erano disperse. Fu il "Gesuita" Alessandro Valignano, nominato nel 1572 "visitatore" delle Missioni delle "Indie Orientali", a immaginare la possibilità di una nuova "evangelizzazione" per la Cina, in un piano più ampio che prevedeva anche la "predicazione" in India e in Giappone. È a lui che si deve anche la felice decisione di inviare Matteo Ricci in "Estremo Oriente". Il Ricci era nato nel 1552 a Macerata, nella "marca" di Ancona; di nobile famiglia, fu inviato dal padre a Roma per studiare al "Collegio Romano", poi "Pontificia Università Gregoriana". Approfondì la teologia, l’astronomia, la matematica, la geografia e la "cosmologia", sotto la guida di diversi "maestri", fra i quali proprio il Valignano.
Matteo entrò nella "Compagnia di Gesù" nel 1571 e il Valignano lo inviò a Goa, dove nel 1580 venne ordinato Sacerdote. L’anno successivo raggiunse Macao su una nave portoghese; qui iniziò a studiare la lingua cinese, favorito da una memoria straordinaria, che avrebbe dato presto ottimi frutti. Nel 1582 Matteo Ricci, il "confratello" Michele Ruggieri e alcuni "interpreti" lasciarono Macao diretti a Zhaoqing (ad Ovest di Canton). Qui guadagnarono l’amicizia del "prefetto" Wang Pan, collezionista di oggetti occidentali e interessato in particolare agli orologi dei Missionari.
Quando vennero a mancare i fondi, il Ruggieri decise di tornare a Macao per comunicare con Roma, mentre il Ricci rimase in
Cina e iniziò a studiare più profondamente la cultura locale. Gli studi lo condussero ad approfondire il concetto di "inculturazione" già teorizzato dal Valignano: paragonando la cultura filosofica dei "mandarini" a quella "greca", considerava che la "conversione" non dovesse richiedere anche un’accettazione del "costume europeo".
Bisognava quindi arrivare a un’opera di "sintesi", come il primo "cristianesimo" aveva fatto rispetto all’eredità del "mondo classico", e per questo la conoscenza approfondita delle "culture locali" era strumento necessario per il buon Missionario, così com’era essenziale un suo distacco da altri interessi "europei" al di fuori di quelli "evangelici". Scriveva infatti il Ricci, nel ricco "epistolario" che si è conservato, che i Missionari non dovevano aver mire di "conquista politica" né legarsi ai mercanti, e che, con l’esclusione dell’intangibilità dei "dogmi" e della "morale evangelica", essi potevano e dovevano farsi "Indiani" in India, "Nipponici" in Giappone e "Cinesi" in Cina. L’interesse delle "élites" cinesi verso alcuni oggetti posseduti dagli Occidentali lo favorì: già nel 1584 dette alle stampe il suo primo "Mappamondo" e un "Compendio della Dottrina Cristiana". Grazie a queste opere, al suo orologio a pendolo, ai "prismi" di cristallo usati come "caleidoscopi", il Ricci riuscì a farsi benvolere nei "circoli" letterari e politici.
Matteo Ricci e i suoi "compagni" iniziarono a prendere "nomi cinesi" e a vestirsi come tali, con le tuniche al posto della veste: andare in giro "rasati" e con i capelli corti avrebbe significato esser scambiati per "buddhisti", disprezzati dai "letterati", e dunque i "Gesuiti" si lasciarono crescere barba e capelli. Scelsero inoltre di farsi chiamare "letterati" e non "Preti", per non risultare troppo simili ai "bonzi". Queste innovazioni ricevettero l’approvazione del Padre Generale della "Compagnia", Claudio Acquaviva, e di Papa Clemente VIII. Il consenso, però, era tutt’altro che unanime: criticato dai "tradizionalisti", che ne denunciavano anche lo scarso numero di "conversioni", il metodo dei "Gesuiti" era avversato anche dai mercanti occidentali e dalle autorità portoghesi; un problema che non si poneva tanto in Cina, quanto piuttosto in India, a Goa, dove la "Compagnia" proteggeva i cristiani locali dai "rigori" dell’"Inquisizione" e dalle "soperchierie" dei "coloni", non troppo diversamente da quanto sarebbe successo in America Latina.
Nel 1595 Matteo Ricci decise di tentare la strada di
Pechino; ma numerosi "incidenti di percorso" lo fermarono.
Si stabilì allora a Nanchino, dove compose il "Palazzo della Memoria", un trattato di "mnemotecnica" che regalò ai figli del "Viceré" per i loro esami, ma che godé allora e in seguito di grande fama. Il Ricci, che come abbiamo detto era dotato di una memoria straordinaria, aveva inventato un metodo di abbinamento di parole e "ideogrammi" che facilitavano il ricordo. Nel 1601 il Ricci tornò alla carica, sottoponendo un "memoriale" direttamente al nuovo Imperatore Shen-Tsung: vi menziona l’amicizia con la Cina ed esprime ammirazione per la sua straordinaria cultura. Dopo la visita, il Ricci ottenne il permesso di rimanere a Pechino, e nel 1602 fu inaugurata la prima "Missione Cristiana" nella capitale.
In breve, Matteo Ricci divenne amico di "mandarini" ed "eunuchi" di corte, ed ebbe "licenza" di celebrare Messa in pubblico. Altri 40 "Padri Gesuiti" si unirono a lui. Nel 1609 fondò la "Confraternita della Madre di Dio" e dette inizio ai lavori della prima Chiesa pubblica di Pechino, ma non poté vederla ultimata: morì infatti a 58 anni, l’11 Maggio del 1610. Sino a quel punto, i "convertiti" erano circa 3.000. Nel secolo che seguì, le "conversioni" salirono a 200mila e non riguardarono più soltanto i "ceti colti", ma tutti gli "strati sociali". Come aveva previsto il Ricci, la sua "strategia" non era fatta per dare "frutti" immediati, ma andava misurata su distanze più lunghe.

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L’EVENTO

IN VISTA DELL'«EXPÒ»

Anche la Cina celebra il "Gesuita" divenuto un simbolo di un’"alba incompiuta", quella dell’"evangelizzazione" dell’immenso "Paese Asiatico". Si terrà nel 2010 a Shanghai la grande "mostra" per i "400 anni" dalla morte di Matteo Ricci, "mostra" che approderà anche all’"Expò Universale" nella stessa città. L’evento è organizzato dalla "Repubblica Popolare Cinese" d’intesa con la "Regione Marche" e il "Governo Italiano". La "radio di stato" cinese trasmetterà nei prossimi mesi un programma dedicato al "religioso" italiano, solo una delle molte iniziative "italo-cinesi" in preparazione in vista dell’"anniversario".