L'atto iniziale di una presidenza

RITAGLI   In quelle parole c'è quasi un programma   DOCUMENTI

Dino Boffo
("Avvenire", 27/3/’07)

Inaspettatamente. In questo avverbio condensa la sua vicenda più recente l'arcivescovo Angelo Bagnasco, nominato il 7 marzo scorso presidente della Conferenza episcopale italiana. Una sorpresa anche per lui, par di capire, ma già in buona parte elaborata, se a distanza di venti giorni egli si presenta ai confratelli con una consapevolezza chiara circa i compiti della Cei. Una chiarezza che, nella prolusione illustrata ieri al Consiglio permanente, si accompagna ad una delicatezza che è propria del suo stile: inutile cercare nel testo qualche scarto di sufficienza, semmai è evidente la preoccupazione di accingersi ad un'opera che avrà - ovvio - la sua impronta ma che egli vuole "comune", cioè da svolgere insieme con gli altri vescovi.
Diciamo subito che, per gli addetti ai lavori, la comunicazione di ieri è interessante perché dice l'idea che il nuovo presidente ha della struttura Cei. Intanto non la vuole più spessa di quanto gli statuti prevedano, e in ogni caso la declina nei termini di un servizio non solo «pastorale», ma anche «flessibile» ed «essenziale» rispetto all'«inalienabile» responsabilità dei singoli vescovi nelle loro Chiese. D'altra parte, la fase dello sviluppo, per la Cei, oggi «può ritenersi sostanzialmente compiuta» sia sotto il profilo organizzativo sia nel rilievo pubblico della stessa conferenza: si tratta ora, dopo la stagione quasi fondativa seguita agli Accordi di revisione del Concordato e al «balzo» compiuto dalla stessa Cei nel periodo "ruiniano", di continuare sulla rotta delineata con scioltezza e dinamismo.
È possibile però leggere questo primo testo del neo-presidente secondo tre coppie di concetti, o "attenzioni", che probabilmente dicono qualcosa del suo interiore programma di governo.
Continuità e novità. È il tempo stesso scelto per l'avvicendamento nella carica a dire più di tante parole il contenuto di una vera continuità con l'azione precedente, che Bagnasco si impegna ad «assumere» e a «sviluppare». E che, anzi, difende: «il mio arrivare ora alla guida della Cei mi induce a testimoniare la preoccupazione per nulla politica, ma eminentemente pastorale che ha mosso ieri e muove oggi i vescovi» italiani. All'«amato» cardinal Ruini egli tributa l'onore che merita, ma senza complessi. L'aveva, d'altro canto, già detto: a Genova come a Roma, sarò me stesso. Le novità non mancheranno, come non mancano nel confronto tra le precedenti prolusioni (più panoramiche) e quella odierna (concentrata su alcune fondamentali questioni).
Spiritualità e collegialità. Due registri, questi, che emergono come in filigrana da tutto il documento, eppure anche esplicitamente argomentati. La coscienza di ciò che significa essere successori degli apostoli, in riferimento alla Pasqua del Signore e dunque all'annuncio di un'invincibile speranza; la preghiera come attività primaria del vescovo, insieme alla celebrazione dell'Eucarestia e l'adorazione della stessa; la Chiesa che è madre premurosa verso tutti, ma per questo anche maestra nell'indicare le vie della salvezza: questi i pilastri dell'azione personale e collegiale dei vescovi. Il nostro è un compito, dice, di cui rispondiamo personalmente ma che ci sollecita insieme. Insieme anche ai nostri sacerdoti, «primi e carissimi collaboratori», e ai laici il cui compito è «grande e indispensabile».
Attaccamento a Pietro e responsabilità verso l'Italia. Monsignor Bagnasco fa propria l'elaborazione del carattere peculiare della Chiesa che è in Italia. «La Provvidenza ha disposto che fossimo i testimoni ravvicinati e dunque in qualche modo privilegiati della missione pontificale; che avessimo da godere di una premura assidua da parte di Pietro e di un magistero particolarmente sollecito nei nostri confronti». E infatti, che il presidente della Cei sia non eletto ma nominato dal Papa è non una minorità, ma la conseguenza di un fatto che ha riscontro anzitutto nell'«accorrere inesausto» del popolo italico alla sede "petrina". Di qui l'assunzione specifica, che compie oggi Bagnasco come ieri hanno fatto i suoi predecessori, nei riguardi di tutto il magistero papale, non a caso incastonato nei punti nevralgici della prolusione. Scaturisce da questa coscienza la responsabilità indeclinabile che la Cei avverte nei riguardi del nostro Paese e delle sue emergenze. Prima delle quali la famiglia, che va «difesa», «aiutata», «tutelata», «valorizzata», anche rispetto ad iniziative di legge inaccettabili a livello di principi e pericolose sul piano sociale. In questa cornice, Bagnasco annuncia per i prossimi giorni la famosa "nota", di cui da settimane si parla, e incoraggia il laicato in quel dinamismo volto al bene comune di cui è prova la manifestazione del prossimo 12 maggio.
Ma qui siamo già a domani.