IL CONGEDO IN CATTEDRALE

A tutto campo l’invito alla missione:
«L’educazione, l’economia, la politica, la salute
non possono restare fuori dalla pastorale ordinaria».

RITAGLI   Bertone saluta Genova: «Avanti con fiducia»   DIARIO

Nella cattedrale di San Lorenzo domenica l’ultima Messa da arcivescovo.
Da venerdì in Vaticano prenderà servizio come Segretario di Stato.
«Nelle radici cristiane di questa città
e nella sua responsabilità sociale l’eredità più preziosa».

Dal nostro inviato a Genova, Giorgio Bernardelli
("Avvenire", 12/9/’06)

Uno sguardo a ciò che Genova è stata. Ma soprattutto a ciò che oggi il suo mondo cattolico può dare ancora all'Italia e al mondo. Vincendo la tentazione del pessimismo. È con questo spirito che domenica pomeriggio il cardinale Tarcisio Bertone ha salutato quella che per tre anni e mezzo è stata la sua arcidiocesi. Da venerdì sarà a Roma come nuovo Segretario di Stato vaticano; dunque ora è davvero il momento del congedo. Per l'occasione nella cattedrale di San Lorenzo, insieme a oltre duemila fedeli (alcuni nella piazza a seguire il rito sul maxischermo), sono arrivati i vescovi della Liguria, il clero diocesano, le autorità. Non mancavano nemmeno i parenti del cardinale, giunti dal Canavese con la bella notizia della nascita di un nuovo nipotino, Davide, venuto alla luce proprio domenica mattina. «Parto con timore e trepidazione, ma anche con fiducia - ha detto a tutti Bertone - . Spero che la vostra preghiera e la vostra amicizia saranno la mia forza». È visibilmente commosso il cardinale. A un certo punto il groppo alla gola si fa sentire. Ma l'atteggiamento è tutt'altro che nostalgico: il saluto a una diocesi è occasione privilegiata per i bilanci, e Bertone non si sottrae. «Come vorrei - spiega nell'omelia citando la pagina evangelica appena ascoltata - che si potesse dire anche di me ciò che la gente diceva di Gesù: "Ha fatto bene ogni cosa!". Ma è presunzione, lo so. Il giudizio sui risultati ottenuti spetta al Signore e a voi». Anche per questo lo sguardo va oltre i tre anni e mezzo passati insieme. Per attingere dalla secolare storia di Genova alcune lezioni importanti per il suo futuro. Innanzitutto il riferimento alle radici cristiane come pietra angolare, ben simboleggiato dalla consacrazione a Maria del 1637. «Nei momenti cruciali - ricorda Bertone - la comunità, guidata dalle autorità ecclesiastiche e civili, si è raccolta in preghiera». Ed è un atteggiamento che resta ancora oggi più radicato di quanto potrebbe sembrare. «Le celebrazioni cittadine dei santi protettori - annota il cardinale - , le processioni e le altre manifestazioni di religiosità popolare sono un un patrimonio vivente e mai spento, risorsa di speranza per le famiglie e per la società». Nel dna di Genova c'è poi la «responsabilità nella trama delle relazioni interpersonali, sociali e commerciali». Cita l'invenzione dell'assegno circolare, il banco di San Giorgio, le istituzioni educative, ma anche il fatto che proprio in questa città sia stato fondato il Partito socialista italiano, «partito particolarmente vicino ai problemi dei lavoratori - annota il porporato - , a sostegno dei quali erano già efficacemente operanti diverse società operaie cattoliche». Dimensione preziosa, la responsabilità, in un tempo in cui tutto ciò che riguarda la vita sociale tende a essere messo sempre e solo sotto processo. «Oggi più che mai - spiega Bertone - chiede a ogni cittadino l'osservanza delle leggi, non solo e non tanto per timore delle sanzioni, quanto principalmente per dovere di partecipazione e di solidarietà». E anche le «fondate ragioni di dissenso» devono esprimersi «con chiarezza e nei modi previsti dalle regole della convivenza». Radici cristiane e responsabilità sociale insieme. È quanto a Genova testimoniano da secoli enti ospedalieri, istituti assistenziali, confraternite. Icona di un rapporto tra Chiesa e società intesi non «come due mondi separati, ma come due poli di un unico, aperto e proficuo dialogo circolare». E lo testimonia anche l'apertura al mondo di questa città, da Cartagine alle Americhe, fino oggi alla Cina. Ci sono stati Colombo, gli emigranti, ma anche - ricorda Bertone - migliaia di missionari e missionarie partiti da Genova. Il pensiero va anche alle esperienze recenti: il centro voluto nel 1992 dall'allora arcivescovo Giovanni Canestri a Santo Domingo e la nuova presenza inaugurata l'anno scorso a Cuba. «Occorre però capire - aggiunge il cardinale - che la missionarietà non è solo un'azione della Chiesa, bensì la sua intima disposizione e il suo dinamismo profondo». Ecco allora il futuro della Chiesa di Genova. Che parte dalla capacità di non lasciar spegnere la virtù della speranza, compresa «l'intelligenza di guardare le situazioni in profondità cogliendo anche dietro i fallimenti i segni del rinnovamento». Anche oggi, anche a Genova, le messi biondeggiano, spiega Bertone. «Se non le vediamo, è perché i nostri occhi sono annebbiati, o perché privi di vera speranza o perché ripiegati su noi stessi». Ripete l'invito della sua lettera pastorale: «Chiesa di Genova, ricordati che sei amata da Cristo Salvatore». Invito prima di tutto comunitario. «È la Chiesa - precisa in un altro passaggio dell'omelia - a doversi proporre come la forma storica del Vangelo, il luogo, la condizione concreta in cui incontrarlo». In questa attenzione alla storia, oggi, occorre essere anche coscienti che «l'educazione, l'economia, la politica, la salute non possono restare fuori dalla pastorale ordinaria». Ai sacerdoti chiede di non essere «solo custodi della manutenzione ordinaria, ma testimoni gioiosi della vocazione sacerdotale e costruttori di avamposti della nuova evangelizzazione». Ai gruppi giovanili, ai movimenti e alle associazioni, l'invito è a essere «veri e propri laboratori della fede e della carità, ma insieme profondamente e dinamicamente uniti alla Chiesa e ai suoi pastori». Le ultime parole sono d'augurio al nuovo arcivescovo Angelo Bagnasco, che farà il suo ingresso domenica 24. «Spero che vi ricorderete lo stesso anche di me», aggiunge sorridendo. Va a Roma. Ma Genova resta nel cuore.