RITAGLI   BENEDETTO XVI   DOCUMENTI

UDIENZA GENERALE

Aula Paolo VI
Mercoledì, 15 febbraio 2006
 

Prima della catechesi, il Santo Padre Benedetto XVI incontra gruppi di studenti italiani e i partecipanti al pellegrinaggio promosso dalla Famiglia religiosa "Frères de Saint-Jean" nella Basilica Vaticana:

SALUTO AI PELLEGRINI NELLA BASILICA VATICANA

Saluto con affetto tutti voi, cari studenti provenienti da varie parti d’Italia. In particolare, saluto gli alunni e gli insegnanti delle Scuole di Ostia Lido, dell’Istituto Sacro Cuore di Caserta e dell’Istituto Santa Dorotea di Roma. Cari amici, avrete certo saputo che è stata pubblicata di recente la mia prima enciclica dal titolo "Deus caritas est", nella quale ho voluto ricordare che è l’amore di Dio la sorgente e il motivo della nostra vera gioia. Invito ciascuno di voi a comprendere e accogliere sempre più questo Amore che cambia la vita e vi rende testimoni credibili del Vangelo. Diventerete così autentici amici di Gesù e suoi fedeli apostoli. Soprattutto alle persone più deboli e bisognose dobbiamo far sentire la tenerezza del Cuore di Dio e non dimenticate che ognuno di noi, diffondendo la carità divina, contribuisce a costruire un mondo più giusto e solidale.

Concludiamo questo nostro incontro recitando la preghiera del Padre Nostro.

(Segue la Benedizione in italiano…).

Magnificat
Cantico della Beata Vergine

1. Siamo giunti ormai all’approdo finale del lungo itinerario intrapreso anni fa dal mio amato Predecessore, l’indimenticabile Papa Giovanni Paolo II. Egli, infatti, aveva voluto percorrere nelle sue catechesi l’intera sequenza dei Salmi e dei Cantici che costituiscono il tessuto orante fondamentale della Liturgia delle Lodi e dei Vespri. Pervenuti ormai alla fine di questo pellegrinaggio testuale, simile a un viaggio nel giardino fiorito della lode, dell’invocazione, della preghiera e della contemplazione, lasciamo ora spazio a quel Cantico che idealmente suggella ogni celebrazione dei Vespri, il Magnificat (Lc 1,46-55).

È un canto che rivela in filigrana la spiritualità degli anawim biblici, ossia di quei fedeli che si riconoscevano «poveri» non solo nel distacco da ogni idolatria della ricchezza e del potere, ma anche nell’umiltà profonda del cuore, spoglio dalla tentazione dell’orgoglio, aperto all’irruzione della grazia divina salvatrice. Tutto il Magnificat è, infatti, marcato da questa «umiltà», in greco tapeinosis, che indica una situazione di concreta umiltà e povertà.

2. Il primo movimento del cantico mariano (cfr Lc 1,46-50) è una sorta di voce solista che si leva verso il cielo per raggiungere il Signore. Si noti, infatti, il risuonare costante della prima persona: «L’anima mia… il mio spirito… mio salvatore… mi chiameranno beata… grandi cose ha fatto in me…». L’anima della preghiera è, quindi, la celebrazione della grazia divina che ha fatto irruzione nel cuore e nell’esistenza di Maria, rendendola la Madre del Signore.

L’intima struttura del suo canto orante è, allora, la lode, il ringraziamento, la gioia riconoscente. Ma questa testimonianza personale non è solitaria e intimistica, perché la Vergine Madre è consapevole di avere una missione da compiere per l’umanità e la sua vicenda si inserisce all’interno della storia della salvezza: «Di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono» (v. 50).

3. È a questo punto che si svolge il secondo movimento poetico e spirituale del Magnificat (cfr vv. 51-55). Esso ha una tonalità più corale, quasi che alla voce di Maria si associ quella dell’intera comunità dei fedeli che celebrano le scelte sorprendenti di Dio. Nell’originale greco del Vangelo di Luca abbiamo sette verbi all’aoristo, che indicano altrettante azioni che il Signore compie in modo permanente nella storia: «Ha spiegato la potenza… ha disperso i superbi… ha rovesciato i potenti… ha innalzato gli umili… ha ricolmato di beni gli affamati… ha rimandato i ricchi… ha soccorso Israele».

In questo settenario di opere divine è evidente lo «stile» a cui il Signore della storia ispira il suo comportamento: egli si schiera dalla parte degli ultimi. Il suo è un progetto che è spesso nascosto sotto il terreno opaco delle vicende umane, che vedono trionfare «i superbi, i potenti e i ricchi». Eppure la sua forza segreta è destinata alla fine a svelarsi, per mostrare chi sono i veri eletti di Dio: «Coloro che lo temono», fedeli alla sua parola; «gli umili, gli affamati, Israele suo servo», ossia la comunità del popolo di Dio che, come Maria, è costituita da coloro che sono «poveri», puri e semplici di cuore. È quel «piccolo gregge» che è invitato a non temere perché al Padre è piaciuto dare ad esso il suo regno (cfr Lc 12,32).

4. Raccogliamo, allora, l’invito che nel suo commento al testo del Magnificat ci rivolge sant’Ambrogio: «Sia in ciascuno l'anima di Maria a magnificare il Signore, sia in ciascuno lo spirito di Maria a esultare in Dio; se, secondo la carne, una sola è la madre di Cristo, secondo la fede tutte le anime generano Cristo; ognuna infatti accoglie in sé il Verbo di Dio… L'anima di Maria magnifica il Signore, e il suo spirito esulta in Dio, perché, consacrata con l'anima e con lo spirito al Padre e al Figlio, essa adora con devoto affetto un solo Dio, dal quale tutto proviene, e un solo Signore, in virtù del quale esistono tutte le cose» (Esposizione del Vangelo secondo Luca, 2,26-27: SAEMO, XI, Milano-Roma 1978, p. 169).

SALUTI…

Do ora un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. Rivolgo anzitutto un affettuoso pensiero al Maestro Mons. Giuseppe Liberto e ai cantori della Cappella Sistina, oggi presente a conclusione del ciclo di catechesi di commento ai Salmi e ai cantici che compongono la Liturgia delle Ore. Cari amici, desidero esprimere il mio grato apprezzamento per il servizio che prestate nelle celebrazioni liturgiche presiedute dal Successore di Pietro; vi sono specialmente riconoscente per aver animato con il canto le Udienze Generali. Grazie di tutto. Saluto poi voi, cari Vescovi partecipanti al 30° convegno promosso dal Movimento dei Focolari, e vi incoraggio ad approfondire sempre più l’autentica spiritualità di comunione che deve contraddistinguere il ministero presbiterale ed episcopale.

Saluto inoltre voi, che prendete parte al Capitolo generale degli Oblati di S. Giuseppe e auguro a voi e alla vostra Famiglia religiosa di continuare con generosità il servizio che rendete a Cristo e alla Chiesa, seguendo fedelmente le orme del fondatore San Giuseppe Marello.

Saluto infine i malati e gli sposi novelli. Ieri abbiamo celebrato la festa dei Santi Cirillo e Metodio apostoli e primi diffusori della fede tra i popoli Slavi. La loro testimonianza vi aiuti ad essere anche voi apostoli del Vangelo, fermento di autentico rinnovamento nella vita personale, familiare e sociale.

© Copyright 2006 - Libreria Editrice Vaticana

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Cantico della Beata Vergine

Luca 1, 46-55

[46] Allora Maria disse:
"L'anima mia magnifica il Signore

[47] e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

[48] perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

[49] Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome:

[50] di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.

[51] Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

[52] ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;

[53] ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi.

[54] Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,

[55] come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza,
per sempre".

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