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Il "servizio educativo" è impegnativo e faticoso,
e talvolta anche noi Sacerdoti ci dimentichiamo di dire loro "grazie".

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile

In una delle ultime Domeniche, un "gruppo giovanile" mi ha chiesto la disponibilità di celebrare una Messa per loro in occasione di un grande "raduno". Ho accettato volentieri e ne ho approfittato per fare una gita a piedi nella natura; si trattava di giungere in un grande prato, a circa un’ora dal centro abitato. Salendo lungo il sentiero, ho incontrato una giovane "educatrice" che consolava un bambino in lacrime; mi sono fermato ad ascoltare; il bambino voleva tornare a casa; mi sembrava si trattasse semplicemente di un po’ di "nostalgia", unita alla fatica e alla stanchezza. Con una dolcezza e una pazienza infinita, la giovane ha convinto il bambino a rimettersi in marcia; io mi sono preso lo zainetto del piccolo e dopo un po’ abbiamo raggiunto il resto del gruppo, che stava per iniziare un gioco. In mezzo al prato i giovani "educatori", vestiti da "pirati", stavano mettendo in scena una storia, per dividere in squadre le persone che stavano sedute in cerchio intorno a loro; osservarli cantare, scherzare con i bambini, correre ed urlare mi ha emozionato: erano una dozzina, fra i 20 e i 28 anni; pensare che erano lì, di Domenica, a spendersi gratuitamente per donare gioia, "fraternità" ed amore a dei ragazzini mi ha riempito il cuore di gioia e di speranza.
Migliaia di giovani ogni settimana, nei "gruppi parrocchiali", negli "oratori", nelle "società sportive", nel "volontariato" donano tempo, energie fisiche e affettive ai più piccoli e a chi ha bisogno. Lo fanno per svariati motivi: perché è bello, perché si sentono "chiamati" da Dio e dalla Chiesa, lo fanno per "vocazione"; un giovane, recentemente, mi ha detto che non sa spiegare bene perché fa l’"animatore"… Sente una forza, una "voce" che viene da dentro e lo spinge! Il "servizio educativo" è impegnativo e faticoso; in alcuni casi i genitori stessi dei ragazzi ostacolano l’operato "gratuito" dei giovani responsabili, e può accadere che anche noi Sacerdoti, talvolta, ci dimentichiamo di dire loro "grazie"; approfitto di queste righe per recuperare le occasioni perse: "grazie" a tutti i giovani che si impegnano a servizio del prossimo!
Fortunatamente Dio non è "distratto", non dimentica; sono certo che si commuove nel vedere la generosità di questi giovani e desidera riempire il loro cuore di gioia ed amore. Il dono di sé, "gratuito", disinteressato, sbalordisce. È questo il vero "miracolo", permanente, che accade quotidianamente, come l’"Eucaristia", nella Chiesa e nella società... Molti giovani ne sono i protagonisti. Rendiamo grazie a Dio!

("Avvenire", 26/5/’09)