PRECEDENTE    QUARESIMA:    SEGUENTE
MA IL CIBO È VERA PENITENZA?

Don Nicolò Anselmi
Pastorale Giovanile, Diocesi di Genova

Inizia a Febbraio il cammino di Quaresima. Periodo di riscoperta della Fede…

Ci torneremo sopra! Molti hanno la tradizione di rimarcare nel cibo un segno di preparazione. Del resto, il MERCOLEDÌ DELLE CENERI e il giorno del VENERDÌ SANTO sono giorni di digiuno, e i venerdì di quaresima NON SI MANGIA CARNE.

Ma ha senso ancora oggi affidarsi a queste usanze? È possibile esprimere la propria fede attraverso gli alimenti? Gesù ancora una volta è stato esplicito: non è ciò che entra nella tua bocca che è il problema, ma ciò che esce dal tuo cuore. Chiarissimo! E tuttavia ha voluto essere presente in mezzo a noi in due cibi: il PANE e il VINO. È la potenza del simbolo, del segno. La nostra vita è legata al cibo, senza del quale noi moriamo.

Per questo se la nostra fede è ben oltre il cibo stesso, esso spesso assume un valore simbolico molto preciso.

Le norme e le prescrizioni dell’Antico Testamento, così come del resto in quasi tutte le Religioni di ogni era e ogni latitudine, erano sempre a favore dell’uomo stesso. Consigli per una vita sana, libera, dove è l’uomo a condurre la danza e non si lascia condurre dal cibo. Gesù ci libera definitivamente dalle norme oggettive sul cibo per indicarci una via più alta, quella dello Spirito e della Fede, che è poi la via dell’Amore. È lì l’"inghippo"! Non deve essere il cibo a condurre l’uomo, ma l’uomo il cibo. È così che allora anche gli impegni circa il cibo diventano segno del prevalere dello spirituale che, appunto, non si distacca affatto dal "carnale" - "materiale", ma anzi lo supporta, lo completa e senza di esso rimarrebbe "dis-umano"...

Nel 2007, da insegnante, devo constatare quanto frequente e devastante sia il fenomeno dell’anoressia e della bulimia. Nel cibo si concentra tutto il disagio interiore di tanti giovani, in prevalenza ragazze. Ma l’uso sproporzionato di foglie di "coca" altamente lavorate, non è segno dello stesso disagio interiore? E l’alcool, "nettare degli dei", non è forse usato in maniera sproporzionata per colmare vuoti (depressioni) interiori? Le indicazioni della Quaresima non sono dunque da prendersi in forma "farisaica" (facile assicurarsi un venerdì "infarcito" di totani ripieni di verdurine alla moda, fritti di mare, e aragoste pregiate), ma come segni di un cammino spirituale profondo, fatto di Fede, Speranza e Amore: dove nell’incontro con un TU che dona la vita per te, non solo nella morte ma nella resurrezione, l’uomo trova il suo "essere", la sua verità, chi è davvero. È in questa relazione col TU di Gesù, oserei dire col "Voi" della Trinità, che scopriamo chi siamo. E da questa scoperta, da questo incontro riparte il cammino umano rinnovato, che trova col cibo e nel cibo un equilibrio e una gioia profonda. Basti pensare alla scoperta della condivisione, specialmente con chi quel cibo non lo ha; basti pensare alla gioia della festa condivisa, che trova espressione nella condivisione di un cibo che renda le persone capaci di relazionarsi intorno alla mensa, senza annebbiarsi la coscienza; basti pensare al senso di una attività umana degna ed equilibrata, che si sostiene grazie al cibo; basti pensare alla stupenda diversità di tante tradizioni, storie e culture umane espresse nel cibo. Ecco allora che le indicazioni sul cibo quaresimale diventano il "giro di chiave", per far partire il motore di un cammino di ricerca del Volto dell’Amore, che a Pasqua esploderà in una vita nuova, nella gioia e nella condivisione.