BOLOGNA

Un Convegno sul dovere di prendersi cura del Creato.
Karl Golser: «È tempo di una conversione ecologica».
Andrea Grillo: «Torniamo al simbolismo eucaristico».
Michele Tiraboschi: «Occorre educare alla dignità del lavoro».

RITAGLI     Undicesimo: non inquinare!     DOCUMENTI

Da Bologna, Stefano Andrini
("Avvenire", 26/9/’07)

«Di fronte alle sofferenze del creato la Chiesa non deve offrire soluzioni tecniche ma proporre agli uomini del nostro tempo una conversione ecologica». Lo ha affermato Karl Golser, docente di "Teologia morale-sociale" allo "Studio teologico" di Bressanone intervenendo al Convegno "Il sole e l'Eucaristia, fonti di energia pulita" organizzato all'Istituto "Veritatis Splendor" nell'ambito del "Congresso eucaristico diocesano" di Bologna. Un Convegno, aperto dai saluti del cardinale Carlo Caffarra e di rav Alberto Sermoneta, rabbino capo della comunità ebraica di Bologna, che ha preso spunto nel sottotitolo dalla "Didaché" («Se condividiamo il pane del cielo, come non condivideremo il pane della terra?») per riflettere sulle potenzialità dell'Eucaristia in ordine alla vita dell'uomo nella sua concretezza, fatta di rapporti, dignità, di lavoro, di responsabilità nella gestione delle risorse della natura. Ha spiegato a questo proposito Andrea Grillo del "Pontificio ateneo Sant'Anselmo": «Soltanto il recupero di una autentica comprensione dell'eucaristia come "azione simbolico-rituale" sarà in grado di mantenere l'evidenza di questa implicazione di "materiale/spirituale", di "singolare/comunitario" e di "attivo/passivo" con cui lotta la nostra cultura, la nostra società e la nostra fede». Secondo Golser «occorre un cambiamento profondo di consapevolezza, una modifica dell'atteggiamento fondamentale, non solo verso la natura in quanto mondo esterno, ma in ultima analisi verso se stessi, La persona umana, quindi, deve cambiare se stessa, il suo stile di vita e la sua scala di valori. Deve così imparare di nuovo ad aprire gli occhi davanti alla meravigliosa "casa" della vita, della vita umana in particolare, per riconoscere dietro a questo stupendo e immenso miracolo anche il suo "Autore"». Ma l'impegno dei cristiani e delle Chiese per la "salvaguardia del creato", ha proseguito, «è credibile solo se supportato da una corrispondente testimonianza di vita, insomma se i cristiani e le Chiese sviluppano e promuovono uno stile di vita, orientato ai criteri della "sostenibilità" e della giustizia sociale. Nelle Chiese e nella società non si avverte alcuna carenza, in primo luogo, di studi, conoscenze teoriche e documenti sul tema della salvaguardia dell'ambiente e della responsabilità verso la Creazione, ma le testimonianze credibili sulla pratica non sono molto numerose». Il compito della Chiesa oggi «non può essere limitato a quello di "perorare la causa della Creazione": è necessario elaborare dei progetti e proporre stili di vita alternativi. Tutti i cristiani devono dare testimonianza della loro fede attraverso uno stile di vita coerente che rispetti la Creazione. Recuperando, per esempio, il giorno festivo e scegliendo di camminare di più». Importanti ed efficienti sotto il profilo dell'apprendimento si sono dimostrati i progetti concreti, in cui gli scolari o i cittadini di un comune e sicuramente anche i membri di comunità ecclesiali, si sono associati ed hanno allora raggiunto anche risultati concretamente quantificabili. In ogni caso, ha concluso Golser «se le Chiese vedono nella responsabilità verso la Creazione una delle dimensioni essenziali della loro esistenza, che dovrà essere eucaristica in senso lato, se operano in modo esemplare attraverso un coerente stile di vita, esse diverranno allora attive anche a livello socio-politico, entrando in "sinergia" con l'impegno profuso da altre forze sociali». Del lavoro come priorità ha parlato il "giuslavorista" Michele Tiraboschi. «Lo è soprattutto - ha affermato - quando manca, quando chi lavora non è messo nelle condizioni di esprimere al meglio i propri talenti e attitudini. Giovani, ma anche donne e lavoratori oltre i 45 anni si trovano troppo spesso in condizioni di disagio e soffrono un forte senso di incertezza sul futuro. È per questo che la formazione al lavoro è un passaggio chiave, direi "strategico". Soprattutto i più deboli non devono essere lasciati soli. Formazione e corretta informazione sono strumenti essenziali per sapersi muovere con consapevolezza e serenità su un mercato del lavoro che è sempre più complesso e "frammentato". Fondamentale, in questa prospettiva, è anche il ruolo delle imprese e dei sindacati che devono alimentare una nuova cultura del lavoro in una logica "solidaristica" e di responsabilità sociale». Tiraboschi ha concluso la sua relazione con un invito alla politica e alle parti sociali a promuovere la dignità del lavoro: «Sapranno dare risposte vere ai problemi quando smetteranno di usare il lavoro come canale di facile consenso e strumento di controllo sociale. Occorre superare una volta per tutte una cultura antagonista e conflittuale che poco o nulla ha a che vedere con la centralità della persona e con la promozione del lavoro come progetto di vita. Politica e parti sociali dovrebbero rileggere con attenzione i principi e le linee guida della dottrina sociale della Chiesa che rivelano oggi una sorprendente attualità. La valorizzazione della persona e la dignità del lavoro nascono da un clima aziendale collaborativo e partecipativo, dal rispetto dei principi di sussidiarietà e solidarietà, dalla ricerca del bene comune e non dell'interesse di parte».