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Touggourt, 24 Novembre 2006

Ramadan

29 settembre - ore 4.58. Un colpo di cannone dà inizio al ramadan. Poi i "muezzin" della città invitano alla preghiera. Mi unisco alla loro preghiera: "Signore, benedici quanti ti onorano e ti cercano con cuore sincero". Il Ramadan è come la nostra quaresima e dura un mese lunare. Oltre all’aspetto religioso, ha anche un forte spirito sociale.

Durante il giorno la città è quasi deserta. È alla sera che l’ambiente si rianima. Hai l’impressione che il tempo del Ramadan, qui osservato seriamente, sia totalmente diverso dagli altri mesi. Il digiuno durante la giornata è: non mangiare, non bere, non fumare, non compiere atti sessuali, ecc. ma soprattutto conservare il pensiero su Dio, avere sentimenti di bontà verso tutti e di moderazione. È una disciplina del corpo e dello spirito. Durante il giorno nessuno si può permettere di mangiare, bere e fumare in pubblico. Sa che può avere delle grosse noie da chi lo vede. Anche noi, per rispetto di chi arriva in casa, facciamo attenzione che non vedano il cibo sulla tavola. Teniamo chiusa la porta dove c’è il cibo perché non siano infastiditi. La notte è festa, fin troppo, scrivono i giornali, perché la gente non riposa abbastanza e perché le attività del paese e l’economia del paese vanno al rallentatore.

La fine del Ramadan è veramente la festa. Assieme al missionario che mi accompagna, vado per la città. È il momento che puoi salutare tutti, grandi e piccoli, entri nelle case dei conoscenti. Tutti ti offrono dolci. La città è un unico salotto. Tutti vanno ad incontrare amici e parenti. "È il tempo in cui ci sentiamo tutti uniti, fratelli!", dicono, "Ci perdoniamo. Anche i poveri fanno festa perché tutti ricevono qualche dono".

Andiamo a far festa in una famiglia. Ma lei, la sposa francese dell’algerino che ci ospita, resta in cucina perché è presente anche il cugino del marito. Il missionario va a salutarla alla cucina e a ringraziarla per il grande lavoro. "Lavorare per voi è stato un riposo", gli dice.

Tra le cose che il marito ci dice, mi è piaciuta molto questa frase: "Sorridere è fare un dono, un’elemosina, per questo quando vado in un negozio, mi introduco dicendo: fatemi il dono del sorriso!".

Imparare a perder tempo

L’ha detto anche Don Antonio Marangon a proposito di Gesù, nell’ultima settimana biblica a cui anch’io ho partecipato. "Si, Gesù sapeva perdere tempo con la gente!".

La cosa che mi è costata all’inizio è che quando vai in una casa, o ti trovi con dei missionari, il tempo conta poco. Io ho vissuto una vita sempre impegnata. Mai perdere un minuto. Il tempo necessario per il saluto e per quanto è di dovere e poi... lavoro, studio, ecc.

Qui è la persona che conta: chiunque sia, grande o piccola, ricca o povera. Anzi, cerchi tutti i modi per incontrare, salutare, ascoltare, ed è gioia quando ti ascoltano e quando ascolti con vivo interesse... Quando ci si incontra, ogni piccola cosa è importante, e ci si racconta tutto di tutto. Non è perdere tempo, perché vivi il più importante: incontri, senti l’altro in profondità. Mi meraviglia il fatto che dopo qualche piccolo incontro, le persone ti mandano a salutare, vogliono sapere come stai. Non passi ignorato... dimenticato. Sei una persona che conta, anche se di poco conto.

Messa domenicale con uno o due fedeli

A Touggourt, luogo caro alla Piccola Sorella Maddalena, la fondatrice delle Piccole Sorelle di Gesù, e a Wargla, la domenica, oltre ai due missionari e alle suore, a volte vengono uno, due e, caso straordinario, tre cristiani, cattolici o protestanti o ortodossi. Domenica scorsa c’erano solo due mamme, una polacca, cattolica, l’altra ukraina, ortodossa.

Altre volte, uno o due uomini. Nel vederli alla messa mi commuovo sempre. Non è facile per loro; non sempre la famiglia musulmana li lascia liberi. Qualcuno nel suo ambiente non può dire che è cristiano, rischia di perdere il lavoro. Ce n’è uno che sta facendo il cammino... Viene ogni tanto. Si ferma delle ore nella nostra cappella privata a pregare e poi se ne va. Trova anche la difficoltà di sposarsi perché non sempre le donne mussulmane accettano di sposare un cristiano. La loro famiglia pone molte difficoltà. Allora mi chiedo: "Queste persone hanno diritto di avere l’Eucaristia? E che cosa sentono in quest’ora assieme a dei cristiani, quando vivono tutta la settimana dentro un mondo, non ostile, anzi affabile, ma tanto diverso?".

E poi, anche per me, la messa con loro è un momento straordinario.

Ho trovato dei fratelli

Un pastore tedesco, protestante metodista, passa con noi quattro giorni. Continua a dirmi: "Sei un miracolo! Alla tua età, nel vedere la tua gioia a scuola di arabo, resto meravigliato. Coraggio!".

Ha sempre partecipato alla messa assieme a noi e ha anche fatto la Comunione. Ha spiegato: "So che c’è ancora qualche problema... ma ho trovato dei fratelli. Non voglio restare separato nella Comunione".

Quando saremo una cosa sola, cristiani di varie famiglie, giudei, musulmani e di altre religioni?

Ho celebrato con i tecnici del petrolio

Ogni venerdì, uno di noi va a Hassi Messaud, il centro petrolifero più importante dell’Africa. Devo avere ogni volta un permesso speciale della polizia. Motivo di sicurezza. I partecipanti alla messa variano sempre, perché fanno quattro settimane di lavoro e quattro settimane di congedo nel loro paese. L’ultima volta erano dodici: un egiziano, un indonesiano, un algerino, due francesi e sette italiani. La donna presente, al momento della testimonianza, disse: "In Italia, prego poco. Qui prego e partecipo di più, mi sento più stimolata". La messa è stata celebrata in italiano, francese e inglese.

Ci sono altri centri da visitare. A Natale ci sarà un grande incontro in un posto raggiungibile con l’aereo. Sicurezza e lunga distanza. Sono qui anche per loro.

"Ma’za:lt elbara.ka!"

Incomincio a dire qualche parola in arabo. Quando cammino in mezzo alla gente dico sempre : "Salam!" e la gente mi risponde: "Salam!" o altre risposte molto belle: "mattino di bene", "mattino di luce", "la pace e il bene", "lode a Dio", ecc. ecc.

Un giorno, racconto a una signora che sono venuto dal Camerun dopo tanti anni di lavoro e dico la mia età. Esclama: "Ma’za:lt elbara.ka!". "La benedizione non è finita!".

Non potete immaginare la gioia quando si trova della gente di ogni categoria che ti fa sentire un animo buono, gentile, nobile. Esiste un’umanità nel mondo che vuol vivere, che vuole la pace. Qui la gente ha sofferto molto e nel suo animo c’è un grande senso di ospitalità. Speriamo e preghiamo che tutti, e soprattutto alcuni gruppi, trovino anch’essi una fiducia in un avvenire di pace... E che l’occidente viva e mostri sempre la sua nobiltà.

Solo due suore

In questa regione molto vasta, dove le città-oasi distano circa 200 km. l’una dall’altra, vivono solo due Suore francescane che vengono a pregare con noi. Una segue gli ammalati con handicap mentali e vive ottimi rapporti con medici e personale sanitario, l’altra va nei villaggi per la formazione delle donne, molto interessate ad imparare quanto è utile per la gestione familiare.

Ecco una loro preghiera durante una messa: "Maria ci aiuti ad essere il popolo della preghiera, dell’Eucaristia, del messaggio. A che cosa serve andare sempre più veloce se non si sa dove si va? Produrre sempre di più se non si sa condividere?

Insegnaci, Signore, a non essere una pagina già scritta e basta, ma una pagina sempre tutta bianca dove lo Spirito di Dio disegna le meraviglie che fa in noi".

Saluti fraterni a tutti!

P. Silvano Zoccarato