MISSIONE AMICIZIA

DAL BRASILE, P. NELLO RUFFALDI

DIARIO

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LETTERA AGLI AMICI D'ITALIA
Ricordando Suor Dorothy...

Suor Dorothy Stang.

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Belém, 18 febbraio 2005

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Carissimi amici e amiche,
è da molto tempo che non ci sentiamo e non ci scriviamo, almeno con la maggior parte di voi. Vi sento sempre presenti e chiedo al Signore che vi fortifichi nella speranza, per la certezza del suo amore.

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Molti di voi avranno avuto notizia dell'uccisione di Suor Dorothy Stang, missionaria delle Suore di Nostra Signora, di origine nordamericana e cittadina brasiliana, di 73 anni. Era arrivata in Brasile da 39 anni.
Mia amica personale, ci conoscevamo dal 1978. Veniva spesso a Belém e sempre ci incontravamo. Veniva per rivolgere appelli alle autorità in difesa del PDS - Progetto di Desenvolvimento Sustentabile (Progetto di Sviluppo Sostenibile), che era un progetto del Governo, un modello di riforma agraria. È un progetto comunitario in cui i contadini si impegnano ad abbattere solo il 20% della foresta, utilizzando le risorse della parte restante ma lasciando in piedi gli alberi. Questo progetto ha trovato opposizione tra i "madereiros" (tagliatori di alberi), latifondisti che si impossessano con la forza delle terre pubbliche e con minacce, violenze e uccisioni allontanano i contadini; tutto ciò in aperta sfida al governo e alla magistratura. Suor Dorothy era da tempo minacciata di morte e aveva rifiutato la protezione della polizia: "Non sono io che ho bisogno di protezione - diceva - sono i contadini con le loro famiglie!".
Con la sua morte, suor Dorothy mi sembra cresciuta; è diventata un simbolo, una martire, un punto di riferimento. Una situazione di violenza e distruzione, camuffata e quasi giustificata, è stata rivelata, scoperta, denunziata. Il Brasile intero si è alzato in piedi chiedendo provvedimenti urgenti ed efficaci. Il governo è entrato in crisi e i grandi hanno tremato. La voce di Dorothy ha superato il Brasile ed è risuonata negli Stati Uniti e in Europa. Solo nel nostro computer sono arrivati centinaia di messaggi di solidarietà e di indignazione.

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Così vedo Suor Dorothy...

Suor Dorothy, "proveniente dalla grande tribolazione, lavò la sua veste nel sangue dell'agnello" (Ap 7,14), è caduta al suolo per mani assassine; si trova adesso, in piedi, davanti al trono (Ap 7,9) e insieme a una grande moltitudine, grida: "Fino a quando Signore, tarderai nel fare giustizia contro gli abitanti della terra?".
Piccola Dorothy, dal parlare calmo e quasi sottovoce, ma con determinazione irremovibile; eri capace di dialogare con i tuoi nemici e anche con i tuoi assassini, cercando di convincerli che la finalità della terra è dare nutrimento al popolo e non soldi ai ricchi. Dicono che i tuoi assassini ti domandarono se avevi armi e tu aprendo la tua borsa e mostrando la Bibbia avresti detto: "Sì, è questa la mia arma!". E subito dopo 6 spari hanno falciato la tua vita. Il tuo corpo caduto per terra rimase là 7 ore sotto la pioggia.
Dei sei colpi 3 erano mortali e simbolici. Una pallottola ha raggiunto la testa, un'altra il cuore e una terza il ventre. Hanno voluto eliminare il pensare, il sentire e il generare di questa umile e coraggiosa donna. Il suo cervello, il suo cuore, il suo ventre erano una minaccia per questo tipo di sviluppo diffuso nel Brasile e specialmente nell'Amazzonia.
Sono sicuro che l'assassinio di Suor Dorothy non riuscirà a soffocare il suo grido profetico in favore della giustizia e della pace. Il suo sangue, versato in favore della vita dei contadini e in difesa della natura, grida adesso più forte per la giustizia. La sua vita, è seme e simbolo di resistenza nella lotta per un modello di sviluppo ecomomico sostenibile, guidato da criteri etici di rispetto della natura e della vita delle persone.

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Cosa sentiamo? Cosa possiamo e dobbiamo fare?

Come cristiani e missionari guidati dall'amore di Dio che ci spinge verso l'incontro con i nostri fratelli, siamo incapaci di odiare anche quelli che ci uccidono.
È la forza del mondo nuovo, è la vita eterna che già cresce e che nessuno potrà uccidere. In dicembre ero nel Roraima per un incontro di riflessione sulla teologia "india" con gli indios. Una settimana prima quattro villaggi erano stati rasi al suolo dai piantatori di riso e un indio aveva ricevuto una pallottola in testa.
Un capo villaggio diceva a una suora: "Suora, mi raccomando a Dio perché mi sento debole. Ah suora! Se nel momento in cui quella gente ha invaso con trattori il mio villaggio e sparava, avessi avuto un’arma con me, forse avrei risposto al fuoco!". Per questo indio "Makuxi", usare la violenza, anche per difendersi, è debolezza.
Come cristiani e missionari non possiamo avere paura; o forse possiamo, perché la paura viene da sé anche se non la chiami; forse possiamo avere paura ma non possiamo fermarci, dobbiamo portare avanti il sogno di Dio e il sogno del popolo, che è una società di fratelli e sorelle, è una terra rispettata, amata e che dà alimento, bellezza e riposo per tutti. Questa terra è dono di Dio e conquista dei piccoli che in Lui confidano e non regalo dei grandi. Nella terra dei piccoli c'è posto per tutti, anche per i grandi, ma nella terra dei grandi i piccoli non entrano.
Quando Chidio (Francesco), un grande leader indio "Xukuruiu", fu assassinato, la vedova Zenilda disse al momento della sepoltura: "Noi non seppelliamo il corpo di Chicào, noi lo piantiamo, perché possano nascere tante e tante altre ‘lideranze’ per continuare il suo lavoro!" . Anche noi abbiamo piantato Dorothy, vicino alla sponda del fiume, nel "Centro di Preparazione dei leader di comunità" che lei aveva costruito insieme al popolo, in mezzo agli alberi. Là sarà come un albero le cui foglie non seccano e che darà i suoi frutti al tempo giusto (SU, 3) ...

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Dorothy è stata uccisa nel mio giorno di nascita, il12 febbraio. Adesso è anche il suo giorno di nascita, il giorno in cui la vita nuova che lei viveva non potrà essere più minacciata perché è trasportata nell'eternità.
Quest'anno il tema della Campagna Ecumenica della fraternità è «SOLIDARIETÀ E PACE» e il suo motto è: "Beati coloro che promuovono la pace!".
È nostro compito continuare la promozione della Pace con determinazione, speranza e coraggio.

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Quest' anno, il giorno natalizio dell'amico Don Carlo, anche Don Lucio se ne è andato, in silenzio. Da lui ho ricevuto molto affetto, molta stima, un esempio di cristiano e di sacerdote, e molto coraggio. Per noi Lucio è un fratello maggiore, un amico fedele, parte inseparabile della nostra vita. Ci manchi Lucio, ma sei ancora e sempre presente.
Carissimi amici e amiche, a questi due amici chiedo di aiutarci a vivere la vita come missione, facendo le scelte giuste.
Che Dio benedica ciascuno di voi, le vostre famiglie, comunità, parrocchie, la Chiesa e il popolo che soffre, perché mai perda la speranza.

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Il vostro amico
Padre Nello Ruffaldi
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Missionario in Brasile
del PIME e della Diocesi di Sovana-Pitigliano-Orbetello

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Indirizzo: Pe. Nello Ruffaldi Cx. P. 12080 - S. Braz 66090-970 BELÉM-PA Brasile.
Telefono: 55-91- 229 32 45 Fax: 55-91- 249 69 42 E.MAIL: cimiblm@amazon.com.br .

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specificando la causale: PER LA MISSIONE DI PE. NELLO RUFFALDI - BRASILE.