Padre Antonio Garaventa

MISSIONE AMICIZIA    Un missionario genovese    SPAZIO CINA
da cinquant'anni ad Hong Kong

È un genovese «d.o.c.».
Nato a Genova il 12 aprile 1928, entra nel seminario diocesano,
dove rimane fino all'ordinazione sacerdotale, il 29 giugno 1953.
Nel luglio dello stesso anno
realizza finalmente la sua vocazione missionaria,
entrando nel "Pontificio Istituto Missioni Estere".
Nel '54 è destinato alla missione di Hong Kong,
dove opera ormai da cinquant'anni.

P. ANTONIO GARAVENTA, Missionario ad Hong Kong.

P. Antonio Garaventa, Pime

P. Antonio Garaventa con il Card. Wu, Arcivescovo di Hong Kong, alla consacrazione della Chiesa della parrocchia di Sheung Shui (1991).

Ci parli un po' di lei. Come è nata la sua vocazione missionaria?

Non si può parlare della mia vocazione missionaria senza prima dire due parole sulla vocazione sacerdotale. Dopo 50 anni di vita apostolica ad Hong Kong non si può più dubitare della propria vocazione perché certo la grazia di Dio ha operato e senza il suo aiuto non sarei arrivato a tanto.
Tutto è cominciato una mattina. Dopo la Prima Comunione ho cominciato ad andare a Messa nella mia parrocchia di Santa Sabina, ogni giorno, prima della scuola. Ero piuttosto vergognoso e timido, i preti mi facevano paura. Ma un giorno ho preso il coraggio a due mani e sono entrato in sacrestia. Al sacerdote che aveva appena celebrato ho detto che volevo farmi prete. Mi disse che ero ancora troppo piccolo e così è iniziata l'attesa. Provenivo da una famiglia molto povera. Prima dei dieci anni distribuivo il latte alle famiglie del vicinato. Per entrare in seminario occorreva un "corredo", ma in casa non c'erano soldi. Il seminario fece all'epoca per me un'eccezione, l'unica negli ultimi cent'anni. Ho frequentato il seminario da esterno; mamma mi accompagnava tutti i giorni. Ma a Natale la mamma morì, e io non potei più frequentare il seminario per difficoltà economiche. Prima di morire, però, ci ha chiamati uno per uno: "Ricordati che se vuoi farti prete devi essere un buon prete". Un anno dopo dal seminario mi giunse la bella notizia che si erano trovati dei benefattori e io potevo finalmente entrare come studente interno. Alla morte della mamma la mia famiglia si era "smembrata" perché papà non poteva prendersi cura di tutti. E posso dire che questo mi ha preparato alla missione.

Fin qui la chiamata al sacerdozio. E la missione come è arrivata?

In seconda ginnasio un missionario Comboniano di Verona è venuto a proiettare agli studenti alcune diapositive sull'Africa. Cominciai a sognare quel continente lontano, a desiderare di essere missionario. Quando ho chiesto ai superiori di entrare nel seminario missionario di Verona, la risposta è stata negativa. Solo dopo varie insistenze ce l'ho fatta. Ma per la mia situazione familiare, mi dissero, nel seminario missionario non potevano accettarmi. Non ne compresi la ragione. Solo più tardi ho scoperto che papà aveva scritto una lettera in seminario per rimandare la mia entrata in quanto non avevo ancora 21 anni. Ho deciso in seguito di entrare nel "Pime", di cui avevo conosciuto alcuni Padri. Il Cardinale sapeva del mio desiderio e mi ha incoraggiato a fare la domanda. E finalmente, senza troppe difficoltà, la porta si è aperta. Sonò stato ordinato prete nel giugno 1953 nel seminario diocesano e sono passato al "Pime" nel luglio dello stesso anno. Nel '54 è arrivata la destinazione per Hong Kong. Ho lasciato che la terra di missione la scegliessero i superiori perché, credo, si è più utili se si fa quello che Dio vuole.

Come è andata con lo studio di una lingua così difficile come il cinese?

Ci avevano dato due anni per imparare il cinese. Io non sapevo nemmeno l'inglese, che si impara come lingua base. Non abbiamo avuto insegnanti e ci siamo arrangiati da soli. Per le prime "prediche" in cinese faticavo una settimana intera e, per non incantarmi troppo, tenevo davanti agli occhi il foglietto coi caratteri "romanizzati", in modo da poterla leggere.

Ci racconti qualcosa della sua attività missionaria…

Dopo un breve periodo a Tai Po mi hanno destinato all'isola di Lantau, isola quasi completamente buddhista. I cattolici erano 127 e non c'erano strade per raggiungerli. Qui ho fatto di tutto: ho aperto un panificio e distribuivo pane alla gente, ho costruito una trentina di case, impianti per l'acqua, strade... per 7 anni. Poi ho aperto una nuova parrocchia a Sheng Shui sul confine con la Cina e lì sono rimasto per vent'anni. Ho cominciato con niente. Giravo con la "vespa" per fare catechismo alle famiglie di cattolici. Il 13 di maggio, festa della "Madonna di Fatima", mentre facevo una lezione di catechesi in una famiglia, improvvisamente è arrivata la notizia di un pezzo di terreno disponibile a buon prezzo. Qui è sorta la nuova Chiesa, considerata la più bella Chiesa dei "Nuovi Territori". I cristiani sono circa duemila in questa parrocchia. Ho anche aperto, nel 1981, una cappella "succursale"; dicevo 8 messe in due giorni, facendo la spola tra l'una e l'altra, distanti 13 Km.

Cosa vorrebbe dire ai lettori genovesi della nostra rivista?

La mia vita è cominciata con tante difficoltà, ma oggi posso dirmi davvero contento di essere prete e missionario ad Hong Kong.
Il mio desiderio, che si fa anche augurio, è che qualche altro giovane possa decidere in cuor suo di iniziare la stessa avventura.