THAILANDIA - PHRAE

MISSIONE AMICIZIA   Una scuola per tutti   SCUOLA CATTOLICA PER NON CRISTIANI

A Phrae, in Thailandia, la scuola "Angeli Custodi" è aperta a cristiani e non cristiani.
P. Angelo Campagnoli, che vi ha lavorato per anni, ce ne spiega il perché.

P. Angelo, con una famiglia thailandese!

P. ANGELO CAMPAGNOLI
("Missionari del Pime", Agosto-Settembre 2006)

Il nuovo capitolo della mia vita, alla non più verde età di settant’anni, è iniziato nel marzo 2005, da quando, cioè, mi trovo in Sicilia, nella casa del Pime in Mascalucia di Catania, a un tiro di schioppo dall’Etna. Un tempo era un seminario minore del Pime, ormai chiuso, come quasi tutti i seminari minori in Italia. Ora i locali sono in buona parte affittati al Comune per un liceo, ma il Pime si è riservato una bella parte per l’animazione missionaria e l’accoglienza dei gruppi per ritiri e attività formative. A costituire questa comunità del Pime siamo due padri e un fratello.
La Thailandia rimane sempre la mia patria di adozione (dal 1972!) e spero che il mio "esilio" finisca presto. Comunque non ho "abbandonato" nulla laggiù. La scuola "Angeli Custodi" di Phrae, per decenni oggetto principale della mia attività e della collaborazione di tanti amici italiani, da quattro anni è affidata a un sacerdote e a delle suore "thai" (secondo lo stile del Pime che inizia, fa crescere e, quando le infrastrutture sono sufficienti e la gestione autofunzionante, cede tutto alla Chiesa locale). I villaggi delle minoranze tribali che gravitavano attorno a Phrae (con le adozioni sia nei villaggi stessi che alla scuola della missione) sono ora seguiti dai padri del Pime dalla vicina (cento chilometri!) missione di Lampang.
Possiamo dire che la Thailandia non ha più bisogno di me? A parte le altre mille attività missionarie che vi si possono ancora inventare, il punto è che io ho ancora bisogno della Thailandia!
Tornando alla scuola di Phrae, molti mi chiedono come mai aveva e continua ad avere così tanti alunni e per di più quasi tutti non cristiani
Premesso che tutti i ragazzi cristiani della zona erano nella nostra scuola, il problema è che di cristiani ce ne sono pochi (come del resto in tutta la Thailandia: solo il tre per mille). Il fenomeno delle scuole "cristiane" piene di non cristiani è comune in tutta l’Asia e non solo nelle sue nazioni meno sviluppate. I perché sono tanti e non pretendo di farne qui un elenco esauriente. Penso però che i motivi siano fondamentalmente due.
Primo, l’esigenza, da parte di quei paesi, di aprirsi a un tipo di educazione più moderna, superando le limitazioni dei metodi educativi tradizionali che mettevano il maestro al centro come modello da imitare più che come scopritore delle capacità specifiche del singolo alunno.
Secondo, l’intuizione e la convinzione dei missionari che la scuola, se educa alla ricerca della Verità, è il miglior terreno per l’annuncio evangelico. Oltre a ciò, le sfumature sono tante, più o meno evangeliche, come pure le reazioni dei vari governi, assai diverse e cangianti nel tempo, dalla piena collaborazione, all’invidia, alla concorrenza, alle limitazioni più o meno pesanti.
Resta di fatto che l' "élite" di tanti Paesi asiatici ha frequentato e continua a frequentare le scuole cristiane (sia cattoliche che protestanti) che per serietà e qualità offrono un’educazione stimata e ottimi risultati accademici. Questi alunni sono riconoscenti e affezionati alla loro scuola, ma pochissimi si aprono alla fede cristiana.
Un dubbio che sorge spontaneo è: "Abbiamo fatto di queste scuole un vero strumento di evangelizzazione o solo di prestigio e di potere, favorendo maggiormente le classi sociali più agiate?". La prima risposta immediata è certamente il fatto che le grandi religioni orientali sono intrinsecamente legate alla cultura e all’ordinamento sociale, per cui ogni conversione al cristianesimo è considerata subito, da parenti e amici, un tradimento.
È comunque vero che chi lavora nelle scuole cattoliche in Asia (non le piccole scuole primarie tra le minoranze etniche, ma le grandi scuole nelle città con migliaia di alunni non cristiani), deve continuamente verificare se e come la sua scuola possa dirsi "cattolica". Io penso d’averlo fatto nei 25 anni in cui sono stato responsabile della scuola "Angeli Custodi". Come? Non bastano poche righe per dirvelo e vedo che le righe scritte qui sopra sono già tante. Potrebbe essere l’argomento per una prossima chiacchierata, se lo ritenete opportuno.