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La missione insegna

In una favela di San Paolo, in Brasile, la parrocchia allarga i suoi confini.
Insegna che il Vangelo è vero e che il Regno di Dio
appartiene ai poveri e ai piccoli,
che c’è più gioia nel dare che nel ricevere.

P. NATALE BRAMBILLA.

P. Natale Brambilla
("Missionari del Pime", Ottobre 2006)

Si chiama "Pamp". Per la Chiesa brasiliana è il "Progetto di azione missionaria permanente", il piano pastorale con il quale i vescovi vogliono dare una svolta alle comunità. Come parroco missionario non potevo che gioire della proposta. Dopo una lunga preparazione finalmente si comincia.
In gruppi di 3-5 persone, la domenica pomeriggio setacciamo la parrocchia cominciando dalle aree più povere. «Buongiorno, siamo della chiesa cattolica. Vorrebbe pregare un momento con noi?». Tanti "no", alcuni con disprezzo, specie di chi appartiene alle sette protestanti. Ma i "sì" ci aprono ad esperienze toccanti. Scopriamo vicende eroiche nella povertà, sofferenze schiaccianti che trovano sollievo nell’essere raccontate. Ascoltiamo molto, preghiamo insieme, riceviamo tanto. Yasmine, bimba di 2 anni dei quali la metà passati in ospedale, nonostante la malattia ci regala bei sorrisoni. La sua giovane mamma ci lascia senza parole: «Anche se il Signore se la prendesse domani, sono comunque felice. Yasmine ci ha già trasformati: per "colpa" sua preghiamo di più, siamo più uniti, ci vogliamo più bene». Sono parole suggerite da Dio stesso. Giorni dopo la mamma viene in parrocchia: Yasmine è partita per il Cielo, improvvisamente, durante il sesto ricovero in ospedale. Smarrito, non so cosa dire. La nonna piange in silenzio abbassando la testa. Di nuovo la mamma insegna: «Padre, ringrazio il Signore per avermela data. Adesso è con Lui, non soffre più». Quanto dolore, quanta Grazia.
Altra domenica, altre visite. Stiamo già tornando quando un bambino mi tira per la maglietta: «Vieni, Padre». Attraversiamo i vicoli fino a casa della nonna. «Lei è il Padre?». Sorrido, rispondo con un cenno e gli occhi dell’anziana si riempiono di lacrime. «Sono 18 anni che vivo qui, nessun Padre era sceso nella favela nè entrato nella mia casa. Ieri ho chiesto a Dio questa Grazia...». Immigrata dalle campagne dove fede e chiesa sono punti fermi, è smarrita nella confusione brutale della città. Nella favela c’è posto per tutti, ma poi ti isola, ti toglie l’identità. Il Padre appartiene a quel mondo al quale non è mai più tornata. Preghiamo insieme, benedico, ci salutiamo. Riaccompagnati dai bambini usciamo dalla favela. Camminiamo un po’ in silenzio, abbiamo paura di rovinare le meraviglie di Dio, parlandone. I nostri sguardi si incontrano, non servono molte parole.
La missione insegna. Insegna che il Vangelo è vero e che il Regno di Dio appartiene ai poveri e ai piccoli, che c’è più gioia nel dare che nel ricevere.
Con il "Pamp" lentamente la parrocchia allarga i suoi confini. Le persone si riavvicinano a Dio, coppie conviventi da anni si preparano al matrimonio, i figli sono battezzati, entrano nella catechesi. È uno sforzo enorme, costa parecchio uscire dal guscio rassicurante della parrocchia e avventurarsi incontro all’altro. Ma ne vale la pena.