DALLA GUINEA BISSAU, P. BATTISTI

UN GRAZIE DA PADRE ERMANNO!    Stupore quotidiano...    MISSIONE AMICIZIA

Padre Ermanno ci confida come, dopo tanti anni di "Missione",
la vita nel Paese Africano gli doni sempre momenti di "stupore" profondo e gioioso.

P. ERMANNO BATTISTI, Missionario del Pime in Guinea Bissau! Il "nobile" Augusto, giovane guinense...

P. Ermanno Battisti
("Missionari del Pime", Gennaio 2009)

Qualche tempo fa ho letto che andranno a un cagnolino 12 milioni di dollari lasciati in eredità dall’americana Leona Helmsley, ex-proprietaria dell'"Empire State Building". Io trovo giusto che anche i cani siano trattati... "umanamente". Però quando vedo ogni giorno bambini che non hanno da mangiare a sufficienza, né i soldi per curarsi o per pagarsi la scuola, mi si stringe il cuore e resto davvero "smarrito".
Poco tempo fa una donna ancora giovane aveva portato alla
"Clinica Bor" il suo bambino più piccolo, gravemente malato. Subito è stato ricoverato e nutrito con "flebo" e la mamma è rimasta accanto al suo lettino per diversi giorni. Il bambino si è subito ripreso ma la mamma è svenuta. E sapete perché? Perché non mangiava da due giorni e nessuno lo sapeva, e la "Clinica" dà il cibo solo ai piccoli ricoverati, mentre gli adulti se lo devono far portare da casa. Qui, in Guinea-Bissau, ci sono casi di povertà incredibili. Questa donna, vedova da poco, era rimasta sola al mondo con i suoi bambini ancora piccoli. Per poter dare loro qualcosa da mangiare, vendeva, come tante altre, un po’ di frutta lungo la strada. Poi il bambino piccolo si era ammalato e lei aveva dovuto lasciare gli altri figli a casa, affidandoli alla carità di una vicina che aveva dato loro qualcosa da mangiare, ma si era dimenticata della loro mamma. E lei, per vergogna, non ci aveva detto niente della situazione.
La nostra "Clinica è stata prima sognata e poi realizzata da uno stuolo di persone di cuore anche per scoprire questi casi e poi intervenire. Infatti questa donna e i suoi bambini non saranno più soli. Diversi studenti ai quali, con l’aiuto di molti di voi, ho potuto finanziare gli studi di "sociologia" a Dakar, nel vicino Senegal, adesso hanno finito e mi danno una mano per scoprire casi simili e intervenire nel migliore dei modi.
Augusto è un giovane muratore. Mi conosce da molti anni e mi si è affezionato. Non trovando facilmente lavoro, soffre di fame "cronica". Quando lo incontro è sempre sorridente e affabile, ma assolutamente troppo magro e io faccio quello che posso. Oggi, vedendolo di nuovo affamato, sono riuscito a rimediare per lui un bel piatto di riso. Vi ho aggiunto un cucchiaio e anche un cucchiaino. C’eravamo solo noi due e pensavo che avrebbe cominciato subito a mangiare. Invece no. È andato a cercare un suo collega, affamato come lui, al quale ha dato il cucchiaio grande, mentre lui si è messo a mangiare con quello piccolo. È proprio vero quello che "Qualcuno", molto tempo fa, ha detto: "Beati i poveri, perché il Regno dei Cieli appartiene a loro".
È nelle piccole cose che si scopre la "nobiltà" di un grande cuore. Lo stesso Augusto, qualche mese fa, ha trovato, lungo la strada, la macchina fotografica "digitale" di una turista. Avrebbe potuto rivenderla e comprarsi da mangiare per un bel po’ di giorni, invece ha preferito restituirla e restare a... "bocca asciutta".
Alcune volte, in passato, vi ho raccontato di fatti "miracolosi" in cui mi sono imbattuto lungo il mio cammino di Missionario. E non finiscono mai.
Tra i miei "aiutanti" più validi e motivati c’è il giovane studente universitario Morgado. Se in questi ultimi tre anni non avessi avuto lui al mio fianco, credo che non sarei riuscito a fare neppure la metà di quello che invece è stato fatto. A Bor stiamo ricostruendo la "Casa di Accoglienza" per piccoli orfani, "disabili" o "sieropositivi". Il vecchio edificio, che risale al periodo "coloniale", era ormai praticamente in rovina. Nell’unica stanza ancora abitabile dormiva Morgado. Poi è arrivato l’ultimo giorno: la mattina seguente gli operai avrebbero cominciato i lavori di "demolizione". Morgado ha raccolto le sue poche cose ed è andato a rifugiarsi in una casa vicina, dai muri di fango. Durante quella notte, il pesantissimo soffitto di travi e cemento della stanza, dove aveva dormito fino a poche ore prima, improvvisamente è crollato. L’avrebbe certamente ucciso se Dio, che sa tutto, all’ultimo momento non gli avesse aperto... un’altra porta.
Così passano per me i giorni e gli anni in questa Missione, tra momenti di "stupore" profondo e gioioso, disseminati lungo la strada come "garanti" del cammino buono, ed episodi giornalieri normali, spesso belli e gratificanti, ma talvolta anche tristi e "deprimenti", come quando mi trovo nell’impossibilità di aiutare i bambini ammalati e soli e le mamme senza niente, o giovanotti come l’Augusto che vorrebbe formarsi una famiglia ma non ha i mezzi.
E poi c’è chi lascia somme enormi "per il benessere della razza canina".