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26 giugno 2005
XIII DOMENICA del T.O. A
Re 4,8 -11.14-16; Rom 6,3-4.8-11; Mt 10,37-42

GESÙ CRISTO PRIMA DI TUTTO

Non posso commentare tutto l’insieme di massime dettate oggi da Gesù per farci capire che cosa chiede a chi lo vuole seguire veramente. Vorrei cogliere il centro.

  1. Subito Gesù dice che l’amore verso di lui deve essere il massimo, superiore a tutto il resto. Gli altri, comprese le persone più vicine, devono essere amati senza distrarsi da lui. Ogni altro amore naturale, ogni altra simpatia normale, deve essere parte dell’amore portato a lui.

Sembrerebbe che Gesù ci dica di non voler bene alla propria moglie ed ai figli. NO. L’amore è Dio e se noi vogliamo bene a lui con il suo amore, tanto più vorremo bene alle persone più vicine a noi e a tutti coloro che ci avvicinano.

In ordine di tempo e di sentimento, le persone che abbiamo vicino sono quelle che hanno il primo posto, ma nell’ordine dei valori, scelta e profondità, il Signore viene prima: ha il primo posto in assoluto.

Non è un amore che dura la vita, è un amore per l’Eternità. Il nostro modo di voler bene agli altri, comprese le persone più vicine e soprattutto quelle, deve estendersi all’Eternità, non finisce su questa terra. Non può che essere parte di quel grande Amore che è Dio e che, se vive in noi, tutto assorbe in sé.

  1. Il secondo pensiero importante che oggi il Vangelo ci suggerisce è quello dell’accoglienza verso Gesù nell’accoglienza fatta a chi lo porta e lo rappresenta. Ogni atto di bontà fatto agli altri con l’amore di Gesù, "merita", è come fatto a Gesù. Ma non è solo un invito ad accogliere Gesù negli altri, è anche un invito a far accogliere Gesù in noi. Di qui la nostra responsabilità a farci accogliere come autentici rappresentanti di Dio.
  2. Ma la cosa più importante di questo brano di Vangelo e che voglio mettere in evidenza particolare, mi sembra sia quella che ci afferma con chiarezza: al primo posto ci sia sempre Gesù Cristo. PRIMA DI TUTTO!

Voglio ancor più sottolineare il concetto facendomi aiutare da tre Padri della Chiesa che in circostanze diverse, dicono praticamente la stessa cosa.

C’è da chiederci: E noi? Cerchiamo, nonostante le tante difficoltà piccole e grandi di mettere il Signore al centro della nostra vita? C’è chi ci ha provato, ci è riuscito, e con la sua testimonianza può aiutarci ed incoraggiarci…

Ho letto nel giornale Avvenire del 25 giugno, una pagina intitolata "Io, sacerdote cinese. Da militante comunista a testimone di fede". Chi parla è un giovane cinese che, avendo trovato Cristo ed essendo riuscito a farne il centro della sua vita, vuole trasmettere a sua volta ad altri ciò che da altri ha ricevuto. "Mi chiamo Bao e sono un sacerdote della Cina del Nord… ho ricevuto il battesimo solo undici anni fa". Di famiglia atea (solo una nonna era protestante), ateo e militante nel partito, all’università era il capo dei comunisti della sua facoltà. L’ambiente non era del tutto convincente, dominava l’interesse e la menzogna, ma assicurava amici e lavoro. Una notte, nel delirio di una malattia, sogna una Bibbia luminosa. Pensa alla nonna, ma tutto resta lì. Terminata l’università, prima di iniziare il lavoro, va per un mese dai suoi, al suo paese. Da un amico cattolico gli viene presentato un Gesù amico cui comincia a pensare. Entra nell’angoscia del dubbio. Per la prima volta prega e chiede un segno per poter credere. Il segno gli viene dato proprio come lui aveva chiesto: il pullman in cui viaggia precipita, ma tutti si salvano. Inizia il cammino della conversione. Va a messa in segreto nella "chiesa sotterranea". Per avere il battesimo trova la forza e il coraggio di uscire dal partito. Cambia città. Prega e trova lavoro. Sempre pregando, sente la voce del Signore che lo chiama in maniera decisa. Entra in seminario: una casa di campagna di amici, in cui si pregava e si sentiva messa in segreto e si studiava, pur facendo la vita dei contadini. Nei cinque anni, più volte sono stati costretti, per sicurezza, a cambiare casa. E finalmente, il gran giorno. Alle quattro di notte, la messa di ordinazione.

Ora, egli dice, io sono a disposizione del Signore. LA MIA FORZA E’ GESU’ STESSO, che mi ha scelto.

E’ la storia di un prete, ma, direi, è la storia di un cristiano. Può essere la storia di tutti. Tutti dobbiamo essere capaci di superare le difficoltà del mondo di oggi. E quante difficoltà ci sono! Si tratta di colmare tanti difetti che ci sono nel mondo e che ci toccano: difetti nella vita di famiglia e nella vita di lavoro; difetti nel nostro modo di pensare, di organizzare la vita, di spendere o non spendere… E quanti difetti nell’impostazione della politica del mondo!

Vi ho già parlato due volte, nelle scorse domeniche, di quei sette monaci trappisti algerini, trucidati nel maggio di nove anni fa (1996).

Il Vescovo di Orano (Algeria), mons. Pierre Lucien Claverie, che è stato poi anch’egli assassinato pochi mesi dopo, in agosto, parlando dei sette monaci rapiti, ha usato queste espressioni: "Capisco, dopo trent’anni passati in Algeria, che si è autenticamente cristiani, quando si espone la propria vita là dove l’umanità è lacerata. Lì è il posto dei cristiani: la nostra solidarietà è come quella di Gesù. Una solidarietà al di sopra di quelle che io chiamo LE FRATTURE DEL MONDO".

Dove il mondo è più lacerato, bisogna che ci sia qualcuno che copra le lacerazioni. E’ ciò che Gesù Cristo ha fatto e che oggi vuol continuare a fare per mezzo di noi.

Il Vescovo di Orano mi suggerisce un’immagine che a mia volta voglio trasmettervi.

Mi sembra di vedere una terra spaccata in tante parti. Un terremoto l’ha sconvolta e lacerata. Per poter passare di nuovo da una parte all’altra, bisogna che queste spaccature siano coperte. A coprire da una parte all’altra queste spaccature vedo una grande croce. E’ la croce di Gesù. Su questa croce non c’è più Gesù Cristo, ci siamo noi. Tocca a noi coprire le lacerazioni del mondo di oggi; per farlo ci vogliono cristiani autentici e questi cristiani autentici siamo tutti noi, se lo vogliamo.

Mi piace ricordare S. Paolo ai Galati 2,20:

NON SONO PIÙ IO CHE VIVO, MA È CRISTO CHE VIVE IN ME.

Tocca a ciascuno di noi portare Cristo vivo secondo lo stile di oggi.

Disegno di Don Giuseppe Cavalli.