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27 febbraio 2004
III Domenica di Quaresima A

Es 17,3-7 Rm 5,1-2.5-8 Gv 4,5-42

INCONTRO PERSONALE CON IL SIGNORE

Com’è attuale questo lungo brano di vangelo: una donna con la famiglia disastrata; una donna che sta soffrendo; una donna curiosa: la sua coscienza non è a posto, avverte che ha di fronte un profeta e gli presenta un problema - non quello della sua famiglia, che sente come secondario e comunque passeggero - ma il problema della sua relazione con Dio e gli chiede: "Va bene adorare Dio sui nostri colli?" I samaritani non andavano a Gerusalemme; nel vangelo sono presentati come un altro popolo, pur essendo la Samaria in mezzo alle due regioni fortemente ebraiche della Galilea a nord e della Giudea a sud, e quindi terra di passaggio. Anche Gesù la percorrerà diverse volte e spesso nelle parabole presenta i samaritani come ‘gente forestiera’ ma alla quale comunque va presentata la sua redenzione, la sua grazia, il dono del Padre.

Quella donna è tormentata e chiede: "Possiamo adorare Dio su questi monti dove abbiamo costruito i nostri santuari oppure bisogna andare a Gerusalemme? Chi ha ragione?"

E’ una donna che ha bisogno di approfondire le cose.

E’ frequente in questi giorni che i giornali presentino dichiarazioni di persone che apprezzino il lavoro di certi cristiani, forse prendendo l’occasione da grandi disgrazie, o dalla malattia del papa, o dalla morte di personaggi straordinari. Sarei curioso di fare l’elenco dei divorziati, con famiglie rifatte e pasticciate, che sono andati a un funerale a parlare del bene della famiglia o a sentir parlare della profondità della vita cristiana. Non faccio nomi. Mi piacerebbe sapere cosa pensano. Poi, sempre in questi giorni sui giornali leggiamo dichiarazioni di uomini politici che affermano di non essere mai stati atei, mentre altri parlano della propria personale ricerca. Non faccio nomi: gente tormentata, gente penso fortunata se è toccata dalla grazia. Proprio come la donna samaritana : "Dimmi, tu che sei profeta, che hai parlato di quello che io ho nel cuore, che hai parlato dei miei problemi: aiutami a risolverli!"

E Gesù risolve il problema.

E’ come quell’infermiera che, accanto al letto dell’uomo sofferente che pensa di essere sul punto di morire, gli prende la mano e gliela stringe. Più lui urla, più lei stringe e accarezza. Poi l’ammalato si riprende e la ringrazia perché quella mano stretta non lo faceva sentire solo. Aveva bisogno di qualcuno che lo capisse senza dirgli niente e gli stesse vicino.E lei lo ha fatto.

Gesù è proprio quella mano, ma non posata sulla mano, ma posata sul cuore, dentro a quella donna e allora il problema è risolto: "Non è più necessario andare a Gerusalemme; non è più necessario andare sui vostri monti. Lo Spirito - parla dello Spirito Santo, parla del vento, del respiro di Dio - soffia dove vuole".

Non è scritto, ma è come se dicesse a quella donna: "Adesso sta soffiando proprio su di te forte forte".

Ha preso l’occasione da un po’ d’acqua per fare un discorso lungo, di cui quella donna ha bisogno e le infiamma il cuore.

Contrariamente allo stile solito degli evangelisti, che è piuttosto succinto, qui Giovanni racconta le ore passate da Gesù: era mezzogiorno, gli apostoli sono andati a cercare da mangiare, Gesù incontra al pozzo la donna, le parla ed entra nel suo cuore. La donna se ne va con la sua brocca e gli apostoli tornano per mangiare insieme e Gesù fa a loro un altro discorso – sembra che l’evangelista metta insieme parole prese anche da altre giornate di Gesù, proprio per spiegare qualcosa di veramente importante: "Ho un cibo che viene dall’eternità; il mio nutrimento è fare la volontà del Padre". Gesù é l’obbedienza incarnata, è il sorriso del Padre che è venuto sulla terra per farsi conoscere; è colui che ci fa vedere come ci si comporta di fronte al Padre: bisogna sapere cosa vuole, capire cosa ci chiede, intendere qual è la nostra chiamata e poi mettersi a sua disposizione.

Soltanto allora possiamo avere la piena soddisfazione, soltanto allora Lui toglie la sete.

Anche i grandi filosofi parlano di sete : abbiamo sete di sicurezza, sete di amore, sete di speranza. Finchè ci agitiamo per risolvere i problemi, ne verranno altri che dovranno essere risolti l’uno dopo l’altro. Il problema, quello vero, è il grande problema della salvezza, il problema di Dio, il problema di sentirci osservati da Dio e allora: .."farò bene o farò male, ma so che opero in buona fede, so che opero alla tua luce Signore, so che opero camminando sulla tua strada; ci saranno dei passi falsi, delle storte, dei sassi, delle cadute, ma cammino sulla tua strada. Dammi la tua mano; non mettermela solo nel cuore, ma tirami anche su, dammi forza".

Mi sembra che Gesù voglia parlare proprio della situazione in cui abbiamo bisogno di incontrarLo.

Come lo possiamo incontrare? Nei luoghi di culto, nei riti, nei sacramenti? Lo possiamo incontrare dove il Signore vuole: è Lui che ci dice ‘come’: forse nella confessione, forse nella comunione, forse nel ricordo, forse nel sogno, forse parlando con un amico, forse cercando di risolvere il problema di una persona disperata e mentre diamo la nostra debolissima speranza la nostra speranza diventa più forte.

Modi diversi. Ognuno ha il suo modo per incontrare Dio, ma quando lo si è incontrato bisogna andare avanti, proseguire per quella strada.

La donna qui ha proseguito. Come? Non è passato tanto tempo. E’ ritornata dopo aver riferito: "Ha detto tutto quello che io avevo fatto" - problemi di famiglia, di religione, dubbi? Ha raccontato agli altri: era una donna ben conosciuta, forse anche stimata e le hanno dato retta e sono andati a vedere chi è costui, Gesù il Cristo. Quando lo hanno trovato, hanno voluto che lui stesse con loro. Due giorni c’è stato. Alla fine la conclusione: "Non crediamo più alla testimonianza tua, abbiamo provato noi".

Sì io trovo la testimonianza di Gesù nel libro, ma poi a un certo punto non posso sempre basarmi sul libro, devo crederci io, devo incontrarlo io personalmente. Conosco dei santi, conosco delle persone vive che me ne parlano, incontro qualcuno che poi scende anche nei particolari, ma poi io devo intendermi con il Signore personalmente, devo guardarlo negli occhi, devo sentirmi guardato profondamente da lui, non posso farne a meno.

Una bella parabola laica:

Il padre, la mamma e il bambino sono sorpresi in casa dall’alluvione. L’acqua sale e i tre, per difendersi, salgono al primo piano. L’acqua continua a salire e i tre si rifugiano sul tetto, ma anche lì l’acqua comincia a lambire i piedi e allora il papà fa salire la mamma sulle sue spalle e il bambino sulle spalle della mamma. Papà, mamma, bambino. L’angelo dal cielo non può non commuoversi di fronte alla capigliatura bionda del bambino che nonostante le nuvole riflette nel cielo l’oro dei suoi capelli. Allora va e prende il bambino e lo tira su, ma accanto al bambino va anche la mamma e con la mamma anche il papà. C’è un legame profondo tra i tre e l’angelo li salva tutti e tre.

Quando c’è qualcosa che ci lega veramente tra noi, il Signore ci salva perché noi facciamo quello che lui ha detto: "Vogliatevi bene, state uniti, fidatevi di me. Abbiate speranza". La nostra speranza non è quella di essere salvati dalle alluvioni, né dalle malattie, né dai problemi che ogni tanto ci stringono su questa terra. La nostra grande speranza è quella di essere nell’eternità ed è per questo che lo Spirito ci chiama, ci spinge, ci esorta: "Guarda agli esempi, non lasciare correre le cose di questa terra senza trarne ogni volta qualche spinta per poter meglio capire la presenza di Dio, per poter meglio sentire che Dio è veramente presente". Quando faremo la comunione incontreremo il Signore: che sia un incontro vero, personale: "Tu vieni in me, io mi nutro di te. Fa che possa veramente vivere del tuo nutrimento, che possa capire qual è la tua parola, che cosa tu vuoi personalmente da me". Quaresima? Preparazione alla pasqua? Viviamola così, facciamo in modo che con un piccolo programma cercheremo di superare quel difetto, oppure cercheremo di guadagnare meglio la fiducia di qualcuno, oppure cercheremo di acquistare meglio la capacità di credere, oppure cercheremo di pregare meglio. Ognuno avrà il suo proposito, la sua occasione.

Guardiamo in faccia il Signore Gesù che è venuto proprio per farci vedere quel Dio che noi non vediamo, quel Dio che qualche volta ci tormenta perché vorremmo vederlo e incontrarlo.

Gesù Cristo si è fatto vedere e ci parla: "Io ho un’acqua che disseta completamente" e non parla più dell’acqua del pozzo, ma della sua parola: Io la voglio cercare, la voglio trovare, voglio che sia guida per i miei giorni.