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25 aprile
III Domenica di Pasqua C

C : At 5,27b-32.40b-41 ; Ap 5,11-14 ; Gv 21,1-19

Attraverso noi il Signore vuole oggi essere presente nel mondo

Con la morte Gesù ha terminato la sua funzione di ‘maestro’, lasciando ai discepoli il compito di continuare il suo insegnamento, di incarnare il suo messaggio: quello della costruzione della famiglia di Dio con il Padre, con lo Spirito che dà la grazia, l’energia e con Gesù, il redentore, che con la sua presenza in mezzo a noi, ci ha concesso il merito, assumendoci in sé di diventati figli nel Figlio noi stessi .

Dopo la risurrezione non insegna più, ma quando si ripresenta ai suoi incide dentro di loro qualcosa di fondamentale facendogliela sperimentare, così che potessero essere, non semplici ripetitori, ma autentici testimoni.

Nel brano di vangelo che oggi la Chiesa ci propone, Gesù è presente in due scene:

  1. la pesca miracolosa – una scena simile, descritta quasi con le stesse parole e gli stessi sentimenti è presentata dagli altri evangelisti all’inizio del vangelo quando Gesù aveva promesso: "Vi farò pescatori di uomini" -. Qui i discepoli sanno già di essere pescatori; hanno soltanto bisogno di esperimentare.
  2. il colloquio con Pietro: Mi ami? Pasci. Mi ami? Fa’ il pastore. Ma, mi ami veramente? Presenta agli altri questo amore, fa’ che anch’essi possano essere persone che amano. Questo è il modo per formare la famiglia dei figli di Dio. L’aveva già insegnato; ora fa sì che loro lo esperimentino direttamente. Gesù non è più Gesù sulla terra, è nella sua gloria.

Dopo la risurrezione, Gesù si fa vedere una dozzina di volte, nella sua realtà: bello, luminoso, senza età. Sempre, dapprima non lo riconoscono; poi nasce il contatto diretto: si rivolge ad uno ad uno, sempre con qualche cosa di personale. In questa occasione, tra i discepoli – sono soltanto i sette che facevano il mestiere del pescatore – lo riconosce colui che più degli altri Egli amava, il più giovane; colui che ha la capacità: "E’ il Signore!". Non è soltanto Gesù, l’uomo grande, maestro, amico, trascinatore: "E’ il Signore!". Lo riconosce, e la sua testimonianza ha un effetto straordinario su Pietro, che si veste, si butta in acqua e raggiunge Gesù, a nuoto! La barca non era lontana.

Questo è il fatto importante: Gesù si fa riconoscere nella vita quotidiana. Egli è nella gloria, ma si avvicina ai discepoli perché essi devono testimoniare che l’hanno incontrato personalmente : c’è un fuocherello, c’è un po’ di pesce. Potrebbe fare un miracolo e dare loro da mangiare: non lo fa! Sta per dare loro pane e pesce, però chiede se hanno qualcosa da mangiare. Centocinquantatre grossi pesci! Era stata una pesca straordinaria!.... Però vuole la loro collaborazione: Dovete portare un po’ del vostro pesce. E’ allora che Pietro, l’uomo entusiasta che si è buttato in acqua, ritorna indietro, prende dalla rete trascinata dagli altri suoi amici, e collabora per mettere insieme questa colazione.

Essere collaboratori, questo è l’insegnamento di Gesù.

"Il Padre ha mandato me, io mando voi". E quello che ha detto a loro, lo dice a tutti noi! Voi siete mandati da Cristo Gesù a dare la vostra testimonianza. Se ancora non l’avete incontrato personalmente, dovete cercare questo incontro! Sarà in un momento di fame, nel momento del dubbio o della lieta colazione, nel momento della comunicazione con gli altri….!

 

Nell’intestazione di un libro di spiritualità ricordo di aver letto na frase che è diventata famosa: "Ho cercato la mia anima e non l’ho trovata. Ho cercato il mio Dio e non l’ho mai incontrato. Mi sono messo a servire il mio prossimo e ho trovato il senso da dare alla mia anima e ho incontrato la presenza di Dio". Dio non lo tocco… l’anima non la trovo… il prossimo sì che lo incontro e mi dimostra che c’è Dio e che ho un senso da dare alla mia vita!

 

L’anima ce l’ho. Eccome! Nel prossimo incontro Lui! E Gesù ci fa esperimentare proprio questo. Mettiti ‘insieme’! Io non sono venuto a salvarvi perché rimaniate soli. Vi chiamo e vi salvo a uno a uno, ma poi voglio che vi mettiate insieme: prima nella famiglia, poi tra gli amici, e poi nella Chiesa universale. Ma dovete trovare l’occasione del vostro impegno!

 

J. Vanier, famoso scrittore di spiritualità attuale, presenta un apologo del deserto.

Un maestro insegna che bisogna saper stare ’insieme’; anche l’eremita deve trovare sempre compagnia e collaborazione . Al discepolo che chiede informazioni domanda: "Come faresti a fare una casa?" "Cercherei le pietre, la sabbia, l’acqua, la calce, le istruzioni per poter costruire, poi farei il mucchio delle pietre, quello della calce, del ferro, dei chiodi, delle travi". "E quella è una casa? Sono tanti cumuli di cose. Prova a mettere un mattone, una pietra; buttaci sopra un po’ d’acqua e un po’ di calce: viene fuori una casa o un grossa confusione?". "Allora cosa bisogna fare?" chiede il discepolo.

"Bisogna mettere ogni pietra al suo posto; unire un po’ di calce ben mescolata con acqua e con sabbia, al suo posto e poi, tirare su con le misure giuste secondo le istruzioni, secondo quello che è il punto d’arrivo con un certo disegno. Ecco - aggiunge il maestro - per costruire la vita comunitaria bisogna fare così".

 

Nessuno è capace a fare tutto, però ognuno deve imparare a fare qualche cosa e poi metterla a disposizione degli altri. Bisogna saper collaborare: lavorare insieme! Nessuno è perfetto, ma otteniamo qualche cosa di perfetto con la collaborazione, che Gesù chiama amore! E l’episodio di oggi, ce lo dice con chiarezza!

Dobbiamo essere capaci a ritrovare l’occasione per amare veramente. Ogni volta che il Papa mette in evidenza dei nuovi beati, lo fa per ricordarcelo!

Cerca qualcuno che possa essere il tuo ideale, leggi la vita di qualche santo. Cerca di imitare, di entrare ‘dentro’. Ve lo dico sempre: entrate nella pagina del Vangelo! Fatela vostra! E fate in modo che anche altri vi insegnino come si fa a realizzare ciò che Gesù vi sta chiedendo personalmente!

Nessuno è capace a imitare completamente nostro Signore; nessuno è capace a imitare completamente un santo. Imito quello che lui ha tentato di fare e io tento di farlo con le mie capacità, con le mie chiamate, con i miei collaboratori.

Il Signore vuole che noi continuiamo quello che Egli ha fatto apparendo sul lago, apparendo nel Cenacolo, in casa nostra, apparendo attraverso quelli che mi hanno dato del buon esempio, perché il Signore, attraverso noi, vuole oggi essere presente nel mondo.