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1 marzo 2009
I DOMENICA DI QUARESIMA B
Gn 9,8-15 1 Pt 3,18-22 Mc 1,12-15

IN LUI… L’INFINITO!

Non so se il diluvio è un fatto storico o se è una parabola raccontata per far capire che Dio segue sempre il suo creato. A volte nella Scrittura, soprattutto in quelle parti più antiche relative alla preistoria umana, un fatto, una persona, o anche un popolo, viene preso e messo in evidenza perché quello che Dio fa in quel popolo, in quella persona, in quell’avvenimento diventi un "segno" dell’interesse di Dio per tutta l’umanità.

Adamo è vero, però rappresenta tutta l’umanità, di quel tempo e di oggi.

Noè è vero, però rappresenta l’umanità buona in mezzo ad una umanità non buona, degenerata, di quel tempo, di molto tempo dopo e anche di oggi, che si dimentica di Dio. Lo constatiamo con sicurezza, con chiarezza tutto questo.

Altri fatti. L’uscita dall’Egitto di un popolo schiavo guidato da un eroe, in questo caso si chiama Mosè, è capitato tante volte. La storia del popolo egiziano lo racconta: c’erano degli schiavi che ogni tanto fuggivano e si recavano in altre parti della terra per stabilire un poco di libertà personale. Quel fatto, guidato da Dio, diventa un segno forte. Il Signore sceglie uno di quei popoli e dopo aver fatto le sue promesse ai patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe, conduce quel popolo: anche questo "segno" da non limitare a quel popolo.

L’esodo, l’uscita dalla schiavitù per andare a vivere una vita di libertà, è un fatto che si è realizzato molte volte e che deve realizzarsi anche adesso, con noi, fisicamente qualche volta, spiritualmente SEMPRE. Ecco allora che S. Pietro dà valore ad uno dei tanti fatti antichi, il diluvio: Noè che salva il suo popolo; l’acqua che è segno di castigo ma che diventa anche segno di liberazione nelle mani di Dio. Allora, a noi viene detto: Tu, sei tra quegli otto della famiglia di Noè che vuole salvarsi per portare poi nel mondo, chiara, l’idea di Dio? Otto …

Se ci guardiamo intorno, se leggiamo i nostri giornali, se stiamo pensando a quello che viene raccontato nel mondo d’oggi, siamo proprio una famiglia in mezzo ad una immensa moltitudine di gente che dimentica Dio. C’è tanta gente che si dice battezzata, ma quanti sono i veri cristiani? … Il Signore ha dato una sua parola, Egli vuole che questa parola diventi UNIVERSALE. Tutto deve diventare universale: benedizioni, castighi, minacce, prospettive, ammirazioni, eroi, perché Dio vuole essere il PADRE, il PADRE della famiglia umana. Gesù è venuto apposta per dircelo. Famiglia umana vuol dire TUTTI. Che bello!

E noi?

Noi siamo nell’ARCA che si chiama CHIESA, ce lo insegna Pietro. Tocca a noi chiuderci qualche volta, raccoglierci, pensare più profondamente e dire: Signore, è con me che vuoi fare ALLEANZA? E’ da me che aspetti parole di AMICIZIA? Certamente! ci dice il Signore. Non sei tu che devi andare nel mondo. Ci penso io a mandare nel mondo la mia parola, ma bisogna che qualcuno la accolga. OGGI! I fatti di millenni or sono, della preistoria o di duemila anni fa, nella storia umana, sono stati fatti per noi. E’ per questo che siamo qui ad ascoltare, a leggere. Bisogna ricordare questi fatti antichi e, dopo averli ricordati, farli rivivere.

Memoriale vuol dire ricordare celebrando, perché sia di nuovo attuale. ADESSO. Gesù ha detto: Fate questo C’è stata una SALVEZZA. C’è stata una PROMESSA … Terminato il diluvio c’è stato l’arcobaleno: Sarà il segno della nostra ALLEANZA. Poi, quando Mosè è salito sul monte, altro "segno" di alleanza: il Decalogo. Ma poi il Signore ha voluto che non fosse nel cielo lontano o sulla pietra fredda, ha voluto che l’alleanza fosse nel SANGUE, nel sangue versato da Gesù sulla croce. Gesù, la vigilia della sua passione ha detto: Questo è il calice del mio sangue per la NUOVA ALLEANZA. Fatelo anche voi. Continuate …

Come l’arcobaleno, come le leggi date sul monte, come la croce di Gesù … OGGI deve essere vissuta ancora, l’ALLEANZA.

Quando venite in chiesa, guardate quell’ovale, sopra l’altare della Madonna della Pace. Un segno con dei raggi rappresenta l’occhio di Dio, poi c’è un arco, l’arcobaleno, una colomba con un ramoscello d’ulivo e sotto una nave - l’arca – e le onde del mare. Rappresenta la prima alleanza che il Signore ha voluto mettere a nostra disposizione … Poi verranno le altre alleanze, soprattutto quella personale: quella che tu puoi fare mettendoti a disposizione di Dio. Rinnoviamola, questa alleanza. Qualche volta non siamo capaci.

Nella vita di Leonardo da Vinci si racconta che mentre stava dipingendo la Cena, a Milano nella Chiesa delle Grazie, volendo egli rappresentare i volti in modo diverso da come si usava nel Medio Evo, chiamava della gente e la faceva posare. Ha voluto cominciare col volto di Gesù. Ha girato tanto per le strade, ha visto un bel giovane, l’ha chiamato e l’ha fatto posare … Così ha fatto per tutti i volti e le figure degli apostoli. Per l’ultimo, Giuda, ci voleva un volto speciale. E’ andato a cercare nelle bettole, al mercato, nelle strade, tra i poveri, poi ha trovato un giovane stanco, depresso, mentre beveva e giocava. Quel tale ha accettato ma, mentre posava, si è messo a piangere. – Perché piangi? E il giovane: Tu non te ne accorgi, ma io l’anno scorso son venuto qui e tu mi hai dipinto per fare il volto di Gesù.

Era il volto di Gesù, ma è stato travolto dal vizio ed è diventato il volto di Giuda. Ancora oggi si può vedere. E’ lo stesso volto: uno è pulito, l’altro è il volto di un depravato.

Noi siamo bravi o no? la volontà ce l’abbiamo, però per essere sempre migliori, dobbiamo essere in cammino. Bisogna che ci muoviamo veramente.

S. Agostino, appena convertito, scrive I soliloqui, una specie di anticipo delle Confessioni. Nel primo capitolo, al paragrafo tre egli dice:

Signore, io ti voglio bene, voglio dipendere completamente da te, perché staccarsi da TE è morire. Avvicinarsi a TE è crescere, ma VIVERE in TE vuol dire vivere veramente.

E poi va avanti, ripete tante volte una terna di parole che dicono: quando si è lontani non conta niente; quando si è vicini vuol dire cominciare a crescere, ma quando ci si immerge in Te, allora sì che fa veramente bene.

Gibran, autore molto letto in questi ultimi tempi; un cristiano che scrive facili apologhi sulla vita spirituale, nel Profeta dice:

Non dire che Dio è con te. Cerca di vivere e di dire: Io sono in Dio. Perché se Dio è con te, tu sei sempre quello che sei, ma se Dio si apre e tu entri in Lui, trovi l’INFINITO, allora puoi crescere e diventare sempre più impegnato, diventare sempre "PIÙ".

Una persona che oggi vive la Quaresima, cerca di fare qualcosa di meglio, cerca di entrare più profondamente nel bene, perché noi dobbiamo essere nelle mani di Dio coloro che portano la sua parola dicendola, ascoltandola, soprattutto vivendola … Per poter fare in modo che si possa dire: Dio c’é. Dio si vede. Poi, quando sarà il momento di aumentare il bene e di portare la nostra salvezza nel mondo, quella che noi abbiamo ricevuto, allora toccherà a Lui dire che cosa dobbiamo fare. Teniamoci a disposizione.