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17 agosto 2008
XXI Domenica del Tempo Ordinario A
Is 56,1.6-7; Sal 66; Rm 11,13-15.29-32; Mt 15,21-28

SALVEZZA PER TUTTI

Anche il popolo ebraico sarà salvato dal Cristo. Gesù, ebreo si è servito degli ebrei Pietro, Giuda, Filippo, apostoli ebrei e Marco e Luca, evangelisti o predicatori ebrei tra gli ebrei, chiamati affinché divulgassero il suo messaggio. Sui confini della Palestina, ecco che cosa gli capita: di essere richiesto di aiuto da parte di non ebrei che a lui ricorrono per ricevere segni di salvezza. Sarebbe stato necessario, per accostarsi a lui, avere una specie di passaporto, una carta interiore che provi l’attitudine a ricevere salvezza. Egli chiama fede, questa condizione previa. Questo si realizza con la donna cananea, fuori del popolo ebraico.

La condizione per l’ammissione al gruppo dei seguaci allora era l’essere del popolo ebraico. Poi diventerà il battesimo per tutti i popoli della terra "andate, predicate il mio evangelo e battezzate tutte le nazioni della terra. Chi ascoltava Gesù allora rappresentava anche noi. Ma Gesù quanta gente esiste che non ti conosce; ascolta anche loro; non sanno niente di te, della tua Chiesa, dei tuoi miracoli. Vedi che cosa puoi fare per loro. Allora Gesù discute affermando di essere venuto per il suo popolo della casa di Israele.La donna cananea discute così con il Signore ed ottiene l’eccezione.

Paolo afferma la stessa cosa per i popoli: gli ebrei, il suo popolo avevano in parte rifiutato il vangelo, perciò la salvezza ormai è proposta a tutti i popoli. Tra i versetti proposti dalla liturgia ne mancano alcuni molto chiari che presentano gli ebrei come rami staccati dalla sana radice del popolo di Dio perciò al loro posto ormai saranno innestati sulla stessa radice tutti i popoli del mondo. Quando tutti saranno innestati sull’albero della salvezza, allora anche il popolo chiamato per primo capirà ed aderirà alla piena chiamata al regno (Romani 11, 25). Bella profezia, consolante ed istruttiva, per la conoscenza della misericordiosa chiamata, seguita dalla risposta universale dell’umanità!

I grandi viaggi di Paolo sono proprio la descrizione della chiamata l cristianesimo, elusa dall’ebraismo che sta inconsciamente ancora attendendo. Giustino nel dialogo a Trifone evidenzia la dichiarazione che gli ebrei dai profeti sono sempre chiamati alla conversione, a quella conversione per la quale Paolo sta lavorando e predicando, anche rivolgendosi deluso ad altra gente che chiama i gentili, le genti sparse nel mondo.(in Dialogo con Trifone 28, 2).

La storia non è solo per la gente di quel tempo; è parola per noi che dobbiamo fare vedere che cosa è il cristianesimo che a tutti chiede di aderire, come a tutti chiede di far vedere con la propria vita che cosa è il cristianesimo con le proprie azioni, oltre con la parola di esortazione. Chi non mostra il vangelo con la vita, non è ancora cristiano in pieno, nonostante la conoscenza del Cristo.

La scrittrice Rina Geftman, nel suo L’offerta della sera-meditazioni di un’ebrea cristiana descrive la perfetta continuità dell’attesa ebraica e della risposta cristiana nell’arrivo del Signore Gesù. Continuità tanto chiara da procurare il battesimo e la completa alla Chiesa a persone come lei che, pur totalmente cattoliche, continuano a praticare la sinagoga con il suo culto e le sue feste liturgiche, vivendo la Pasqua antica del deserto, sviluppata nella nuova grandiosa Pasqua cristiana della risurrezione. Ella esorta i suoi a aderire al Cristo per evitare che il salvatore, al suo ritorno in terra resti deluso dell’incomprensione delle esortazioni dei profeti..

Nel libro I ribelli di Dio, di vari autori sopravvissuti ai campi di concentramento tedeschi sono presentati pastori cattolici, protestanti ed orientali riuniti in unica baracca con il permesso eccezionale di celebrare i loro riti religiosi. Durante una messa cattolica celebrata col calice costruito con una lattina di tonno ed il pane risparmiato dalla scarsa razione, qualche cattolico lontano dalla baracca richiese la comunione, pur essendoci tra la baracca ed il settore dei politici, un settore occupato da ebrei. Il celebrante tentennava per dovere passare la rudimentale ostia attraverso gli ebrei; ma un teologo pratico gli suggerisce: anche lui, Gesù, era ebreo. E tutto si risolve, perché è ebreo il Cristo, è ebreo chi lo porta, sono credenti alla Parola del Padre di tutti coloro che fanno la comunione purificati da tanta sofferenza.

Noi dobbiamo capire, che non tutte le religioni sono uguali, ma che tutte le strade portano alla stessa conclusione di Dio. Noi cristiani abbiamo questo compito singolare- ed è la nostra soddisfazione- di parlare del Cristo come persone convinte, persone oneste, che fondano la loro speranza sulle sicure parole del Signore che da senso alla vita con la sua presenza.