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1 giugno 2008
IX Domenica del Tempo Ordinario A
Dt 11,18.26-28.32 Rm 3,21-25a.28 Mt 7,21-27

COSTRUIRE PER L’ETERNITÀ

Non ho scelto io il brano di Vangelo di oggi, in cui Matteo racconta la parabola di Gesù che parla della pioggia che cade, dei fiumi che straripano ed abbattono la casa costruita sulla sabbia mentre resta salda quella fondata sulla roccia. Non è stato scelto in base alle notizie giornalistiche della settimana, in cui abbiamo sentito delle tante case distrutte da piogge eccezionalmente abbondanti.

E’ la conclusione del discorso della montagna, che ci viene proposta in questa IX domenica del T. O. dell’anno A; ma questa coincidenza ci fa particolarmente pensare.

- Se uno ascolta le mie parole e non le mette in pratica – dice il Signore – la sua casa è costruita sulla sabbia.

E noi? Ci viene da pensare a tutte le nostre attività, a tutti i lavori, non solo edilizi, ma anche legislativi, amministrativi, a tutte le opere di educazione, da parte di genitori e di maestri, a tutto il lavoro che stiamo facendo, dentro e fuori della nostra famiglia. Stiamo costruendo sulla sabbia o, con saggezza, sulla roccia? Se siamo cristiani, agiamo costruendo la nostra eternità?

S. Agostino, il magnifico autore in cui si trova tutto ciò che è cristiano, senza un sistema, ma semplicemente parlando, ha parole che suscitano in noi il desiderio di uscire da ciò che ci circonda per entrare in profondità nel mistero di Dio e nella pienezza di una vita veramente cristiana.

"Tardi ti ho amato – dice, pregando, S Agostino - tardi ti ho amato, o bellezza così antica e così nuova. Ed ecco che tu eri dentro di me e io fuori e ti cercavo… Mi gettavo sulle cose belle che hai creato. Tu eri con me ma io non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature…

Mi hai chiamato, hai gridato, hai vinto la mia SORDITA’. Hai mandato bagliori, hai BRILLATO, hai dissipato la mia CECITA’. Hai diffuso la tua FRAGRANZA, io l’ho respirata, ed ora anelo a te… Mi hai toccato ed ora aspiro ardentemente alla tua pace.

Il Creatore lo aveva vivificato, la Parola lo aveva illuminato, lo Spirito gli aveva fatto sentire il profumo, la fragranza della sua amicizia. Ora non può più vivere senza Dio.

E’ così anche di noi? Certo sappiamo gustare la nostra salute, le nostre cose, i nostri beni, le nostre amicizie, doni di Dio. Abbiamo la Parola di Dio ed oggi la liturgia ce ne ha molto parlato. Ma questa Parola è per noi COSCIENZA o soltanto CONOSCENZA? Finché resta nel nostro sapere non è ancora SAGGEZZA. Diventa saggezza quando noi prendiamo la decisione di attuarla mettendoci al servizio: di Dio e dei fratelli.

Sapete cos’è il BENE COMUNE? Sembra una parola nuova, dei nostri tempi, ma questo è un tema antico. Ce ne ha parlato Gesù quando ci ha detto che siamo tutti fratelli suoi e tra noi, perché tutti FIGLI dello STESSO PADRE. Noi operiamo, nella grazia, il BENE COMUNE. Io godo del BENE che fanno gli altri; anche quelli che non conosco fanno il bene per me. Così io faccio il Bene per gli altri, se agisco con la saggezza che mi viene dall’attuazione della Parola di Dio.

Ricordo, alcuni anni fa – inutili le date e le delimitazioni geografiche – quel terremoto che, in un certo paese, ha spaccato le strade ma non ha distrutto neppure una casa, all’infuori di un unico edificio, costruito con tecniche moderne ma inefficienti e non sagge: la scuola che, cadendo, ha seppellito un’intera classe di bambini, con la loro maestra. Non BENE COMUNE, ma opera di insipienti. Egoismo, non SERVIZIO.

I terremoti avverranno sempre, fanno parte delle leggi naturali, per cui la terra deve assestarsi e continuerà a farlo. Tutti gli anni c’è il "giorno peggiore" in cui la pioggia cade in maniera eccezionale. Ma noi dobbiamo "saggiamente" vivere accettando questa situazione, e saggezza è pensare non solo a noi ma anche agli altri. Il nostro lavoro sempre è SERVIZIO. Questo ce lo dice il Vangelo. Saper leggere la Parola di Dio è la nostra saggezza.

S. Gregorio Magno, autore che io cito frequentemente, dice che, leggendo la Parola, NOI ENTRIAMO nel cuore di Dio. La Parola è la Bibbia.

Sii ben disposto e medita ogni giorno le parole del tuo Creatore – diceva S. Gregorio a Teodoro – impara a conoscere il cuore di Dio nelle parole di Dio.

Certo se leggiamo la Bibbia solo per gusto estetico, essa può anche deluderci, ma se la leggiamo per penetrarla, per poterla meditare, per poterci entrare dentro, allora arriveremo a conoscere il cuore di Dio che si fa vicino a noi adattandosi nel linguaggio ai tempi in cui la Bibbia è stata scritta, ma andando sempre dentro ai problemi di ogni tempo.

Dalla Parola di Dio impareremo a metterci davvero al SERVIZIO.

Circa un mese fa, nella catechesi che facciamo dopo la messa del sabato sera, leggendo la lettera di Giacomo, verso l’inizio, abbiamo trovato un’immagine che voglio riproporvi, quella dello SPECCHIO.

"Siate di quelli che mettono in pratica la Parola e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi – dice S. Giacomo –. Perché se uno ascolta soltanto e non mette in pratica la Parola, somiglia a un uomo che osserva il proprio volto in uno SPECCHIO: appena si è osservato, se ne va, e subito dimentica com’era…"

Nello specchio non resta niente. Lo specchio non costruisce. Riflette solo quello che è l’oggetto del momento. Non dobbiamo agire come quello che si guarda allo specchio e poi resta il vuoto. Dobbiamo vivere costruendo qualcosa che dura nell’Eternità.

Il Signore ci dice: siete figli, vivete saggiamente da figli. Come si fa?

Si prende una Parola della Scrittura, la si medita, la si applica alla propria vita. Siete figli dello stesso Padre, vivete saggiamente da fratelli.

Vivi il Vangelo, applicalo, sii pratico. Non dobbiamo pensare di valere di più o di meno di quell’altro. Gesù ci ha salvato tutti ed ha messo i suoi meriti a nostra disposizione. Tocca a noi accogliere nell’intimo il seme della Parola, farlo germogliare, fruttificare, diventare VITA, vita nostra. Nell’eternità capiremo come anche le azioni più nascoste sono note a Dio, e lo ringrazieremo di averci dato il dono della Fede unito alla Speranza.

Viviamo di Fede e di Speranza.

Il Santo protettore del nostro Oratorio che oggi ricordiamo, S. Erasmo, ha in mano una candela. E’ la luce della Fede. Nell’altra mano, spesso, ha il LIBRO, che nella persecuzione non ha voluto "tradere" cioè consegnare, per cui è stato martirizzato. Perché ha testimoniato la sua FEDE basata sulla SPERANZA.

A noi oggi non viene chiesto il martirio, ma ci viene chiesta la testimonianza vera: far vedere che siamo figli, mostrandoci fratelli, come la Parola di Dio ci chiede.