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13 aprile 2008
IV DOMENICA DI PASQUA A
At 2,14.36-41 1 Pt 2,20-25 Gv 10,1-10

CHRISTUS TOTUS

Oggi inizio la mia omelia con un piccolo episodio di catechismo narrato però da un autore che, apparentemente, faceva solo narrazioni umoristiche, Giovannino Guareschi. Ha scritto molti racconti, molti libri, tutti impregnati di catechismo, anche senza dirlo. Scelgo per voi un raccontino piuttosto commovente e molto eloquente. I personaggi li conoscete bene…

Don Camillo e Peppone sono in Russia. Peppone è in visita politica e Don Camillo lo accompagna, in visita turistica, sotto falso nome: compagno Tarocci. Non può far vedere che è un prete. Ad un certo punto del viaggio si trovano nella stamberga di un ex soldato italiano che durante la ritirata si è sposato e non è più tornato in patria, Stefan. In questa casa la vecchia suocera di Stefan, fortemente cristiana, sta morendo. Aspetta un prete che l’assista, ma il prete non c’è. Così il compagno Tarocci, pur rischiando, svela ala sua identità. Parla con l’anziana donna, le mostra un’immaginetta del Papa che lei bacia; poi, con pane e vino che riesce a trovare, aiutato dal libretto che ha portato con sé, celebra la Messa e la comunica con il pane consacrato. La donna ridà senso a tutta la sua vita.

E’ una paginetta che riassume tutto quello che fa di un uomo un cristiano. Gli occhi della vecchietta leggono in quelli di Don Camillo e in quegli occhi ci sono pagine e pagine di catechismo. Da questo racconto mi viene fuori il concetto di Chiesa. La Chiesa che non è fatta di celebrazioni solenni o semplici, ma è fatta da tanti cristiani… la Chiesa che non è fatta solo di vittorie, ma è fatta anche di nascondimenti, di catacombe, di martiri… la Chiesa di coloro che si sentono del tutto soli ma sono sempre in compagnia del Signore, il quale a volte visibilmente, a volte entrando direttamente nell’anima, sa come fare a portare avanti le cose.

Voglio continuare a meditare sulla CHIESA.

Oggi la Liturgia ci invita a pensare a Gesù pastore e guardiano, ed al suo gregge.

Ma cos’è questo gregge? Gesù parla di un gregge e vuol parlare di un popolo. Gesù parla della salvezza alla quale ognuno di noi può accostarsi perché lui è venuto a salvare, ma Gesù Pastore non salva uno, un altro o un altro ancora, così, separatamente. Salva tutti quelli che sanno stare insieme nel gregge.

Egli conduce un gruppo e poiché nel gruppo ci sono le persone, conduce tutte le singole persone. Conduce me, conduce te, ma ci conduce insieme agli altri e ci conduce in modo tale che noi occupiamo giustamente il nostro posto nel gruppo.

Il Vangelo è chiaro. Gesù ci parla della Chiesa e ce la presenta come una parabola. Egli è al tempo stesso la PORTA attraverso cui si passa ed il PASTORE e GUARDIANO del suo GREGGE. Ricordate il salmo 22, appena letto?

Come pecore, ciascuno di noi è condotto, ma è condotto insieme agli altri. Ci sono pascoli verdi ma anche giorni nuvolosi, tristi… ma la "valle oscura" è un cammino che poi mi porta a qualcosa di veramente bello. Importante è seguire il Pastore. Solo lui è il Pastore, ma a ciascuno di noi tocca il compito di ricevere e di trasmetterci a vicenda, gli uni gli altri, quanto il Pastore ci dona.

- C’è gente che ha un rapporto del tutto personale con il Signore. Vuole Gesù, si abbandona in lui, ma non guarda gli altri. E’ CHIESA? No. E’ fede, ma non del tutto cristiana. Gesù vuole che lo si incontri personalmente, ma vuole anche essere incontrato negli altri e con gli altri. Altri cosiddetti cristiani si dedicano ad eroiche opere di bontà, dimenticandosi di offrirle e di ringraziarne il Signore. E’ veramente umanesimo grande, ma non ancora offerto a Cristo.

Per questo, Gesù ha dato l’esempio del GREGGE. Le pecore seguono il pastore ben vicine le une alle altre. E noi, sappiamo stare ben vicini gli uni agli altri?

Capiamo che cosa davvero vuol dire ESSERE CHIESA e saper FARE CHIESA?

Capiamo che cosa davvero è la CHIESA e cosa rappresenta quel GREGGE che, unito, segue il PASTORE camminando sulla sua strada, verso il Padre?

S. Agostino, il grande innamorato di Cristo e del "Corpo di Cristo", ci parla in maniera estremamente efficace di tutto questo.

Egli insiste sul tema dell’essere UNO in CRISTO.

- C’è il CHRISTUS NATUS – egli spiega – cioè il Cristo nato da Maria, che ha vissuto, che ha predicato, che è morto sulla croce, che è rinato ed è entrato nell’Eternità. Non ha fatto tutto questo per essere ammirato o creduto e per rimanere solo. Ha fatto tutto questo per poter essere poi completato, per poter unire a sé tutte le altre persone umane, per poter poi diventare, attraverso noi e con noi,

- il CHRISTUS TOTUS, cioè il Cristo totale, completo, attuale, quello che è vivo oggi e che si fa vedere oggi.

Quando Agostino parla del Corpo di Cristo, parla del "Christus totus" di oggi, quello che siamo noi adesso. Parla della CHIESA che siamo NOI, suo CORPO, inseriti in LUI, che del corpo è la TESTA.

Al Cristo nato da Maria manca l’OGGI. Incarica noi di essere il suo "oggi", di fare quello che farebbe lui al nostro posto.

Ha voluto trasformarci in "profeti", cioè in persone che parlano in suo nome ed in suo nome insegnano la sua Parola. Ha voluto farci diventare "parte" di lui . Gesù ha parlato di TRALCI. Pietro di PIETRE VIVE. Paolo ha parlato di MEMBRA. Siamo una parte del tutto: una piccola parte del CHRISTUS TOTUS.

Tante volte trovo questo pensiero di Agostino nella Liturgia delle Ore, ad esempio nel Commento ai salmi e me ne nutro. Ci sono azioni, sentimenti, situazioni che Cristo prova ma non possono riguardare il Figlio di Dio Eterno, si capiscono solo se applicate al Cristo totale. La voce di Cristo è la voce di tutto il Corpo. Cristo continua a pregare, con il suo corpo totale, in tutti i tempi, così come continua a soffrire, con il suo corpo totale, in tutti i tempi.

Essere legati a Cristo e legati al prossimo perché tutti legati a Cristo: questa è la CHIESA.

Questa unione con Cristo e con il prossimo fa sì che io debba portare al prossimo ciò che Cristo mi dona.

Termino con un piccolo fatto che prendo da "Avvenire". Come al solito adatto ciò che leggo alla mia fantasia ed a ciò su cui sto meditando.

A Milano, sulla metropolitana, una donna cieca si sposta in avanti facendosi largo con un bastoncino, per arrivare all’uscita. Una ragazza magrissima, quasi cadaverica, si alza, le dà il braccio; l’altra lascia il bastoncino, si fida totalmente. Insieme scendono, poi la ragazza traballante sulle gambe risale.

- Non è del tutto cieca – spiega- vede i contrasti e si fida di me. Sì, lo so, io ho poche forze, ma il Signore che è in me mi dà la sua forza, mi aiuta.

Ha fiducia ed ha dato fiducia.

Ognuno di noi è un compagno di viaggio guidato dal Pastore che guida tutti, a volte anche attraverso di noi, con la nostra forza o la nostra debolezza.

Perché facciamo parte di lui.