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9 marzo 2008
V Domenica di Quaresima A
Ez 37,12-14 Rm 8,8-11 Gv 11,3-7.20-27.33-45

FEDE E VITA

Nel capitolo 11 di Giovanni, Lazzaro è colui che riceve l’azione di Gesù. Quelli che ricevono le parole di Gesù ed il loro significato sono le due sorelle e gli apostoli, ma quelli che dovremmo ricevere il significato profondo di questa pagina siamo noi, ciascuno di noi.

Di Lazzaro si dice pochissimo. "E’ malato", "è morto", "puzza perché sono già quattro giorni che è nel sepolcro"… Poi viene fuori dalla tomba, avvolto in bende, con un sudario sul volto. Ha ringraziato, ha sorriso, ha abbracciato Gesù, ha abbracciato le sorelle? Non si sa niente. Non è importante saperlo. E’ Gesù il centro della scena: Gesù ed il significato profondo di ciò che dice.

Ogni volta che l’evangelista Giovanni racconta un fatto, lo racconta per dire ciò che Gesù insegna. E’ l’insegnamento di Gesù che viene messo in evidenza. Gli altri sono coloro che provocano Gesù, che capiscono o non capiscono, che gli dicono di non andare, che decidono di morire anch’essi con lui… Gli altri sono gente che ha i suoi sentimenti; è il mondo…; siamo noi. Siamo noi, oggi entusiasti, un altro giorno scoraggiati, un po’ lieti, un po’ tristi, un po’ ammirati, ma anche capaci di dimenticare tutto dopo tre giorni…

Siamo noi, noi che riceviamo però la parola sicura di Gesù. "Andiamo". "Dorme". "E’ morto". "Vieni fuori!". Egli sa che la nostra vita è fatta di onde, è fatta di momenti diversi, ma sa anche che abbiamo la buona volontà di seguirlo. SEGUITEMI, ci dice, e poi ASPETTATE ciò che AVVERRA’… IO SONO la RISURREZIONE e la VITA. CHI CREDE IN ME RISORGERA’ PER LA VITA ETERNA. E’ il grande annuncio del suo Vangelo ed è ciò che soprattutto egli vuol far capire oggi.

La "risurrezione" di Lazzaro non è la RISURREZIONE di cui Gesù vuole veramente parlare. E’ un SEGNO affinché gli altri prestino fortemente attenzione a ciò che sta dicendo ed a ciò che già aveva detto. E’ un SEGNO affinché la sua Parola venga messa bene in evidenza e se ne colga il significato profondo.

Povero Lazzaro. E’ già morto una volta e le sue sorelle hanno pianto per lui; quando sarà il momento giusto morirà di nuovo. Subirà due volte la sofferenza della morte. E’ una grazia, questa? Che sia morto la prima volta è "per la gloria di Dio". Lo ha detto Gesù.

Ha permesso alle sue parole di venire ben sottolineate da molti sentimenti di ammirazione, di ringraziamento, di lode. Ha permesso, a chi lo sta ascoltando, di capire di più, di scendere in profondità, di arrivare all’essenza del "segno". CHI CREDE IN ME RISORGERA’ PER LA VITA ETERNA.

Gesù insegna sempre, ma certi insegnamenti dovremmo davvero fissarli fortemente sino a scolpirli dentro di noi.

Moltissimi sono gli insegnamenti che possiamo trarre anche da una sola pagina di Vangelo, ma forse qualche volta vale la pena, senza sottovalutarli, di metterne momentaneamente da parte alcuni per concentrare l’attenzione su quelle affermazioni più importanti del Signore per farcele entrare davvero dentro: sono quelle affermazioni che cambiano la nostra vita, se noi ci crediamo davvero. Sono quelle affermazioni che ci fanno veri cristiani, se riusciamo a trasformare la nostra fede in vita. I primi cristiani, quelli che avevano la Parola di Dio ancora "viva" dentro di sé, vivevano questa realtà.

- I cristiani sono l’anima del mondo, vivono nel mondo, ma non sono del mondo… leggiamo nella lettera a Diogneto, uno dei primi e più brevi documenti dei primi tempi della Chiesa, quelli che si rifanno direttamente alla tradizione degli Apostoli.

Qual è la regola che idealmente guida questi primi cristiani? Lo leggiamo verso la fine della brevissima lettera: Le varie dottrine servono alla ragione, la fede tocca la ragione, ma la fede deve diventare vita.

Chi ha raggiunto la conoscenza e tende alla vita, pianta nella speranza e attende il frutto.

Questo vale per tutto quello che noi siamo. La fede serve per sostenerci. Le affermazioni che troviamo in queste pagine servono perché lo sguardo si fissi su Gesù e perché le parole che Gesù dice formino la nostra sicurezza, come hanno dato sicurezza alle due donne, come hanno dato sicurezza ai dodici ed a quelli che, dopo, hanno voluto accettarle. Quanto siano stati importanti quel segno e quelle affermazioni lo capiamo leggendo in Giovanni 11, poche righe dopo la pagina di Vangelo che stiamo esaminando: Da quel momento i giudei hanno deciso di metterlo a morte. Avrebbero voluto mettere a morte anche Lazzaro, segno troppo forte per poterlo accettare. Di Lazzaro non si parla più, di Gesù sappiamo che sta per andare incontro alla sua settimana di passione.

La fede è la risposta a quanto Gesù ha detto e fatto ma, lo ripeto, la fede deve diventare vita fondata sulla sicura speranza.

La vita sappiamo qual è. E’ quella che troviamo nei giornali, anche nelle notizie che ci disturbano. Ma queste notizie fanno parte della vita, della vita nostra, della vita degli altri. Noi viviamo nella vita della nostra nazione, della nostra città, delle nostre famiglie, dei nostri ambienti. Viviamo a contatto con la gente, con tanta gente, che ci approva o ci disapprova, non importa. A tutta questa gente dobbiamo portare la sicurezza della risurrezione di Gesù e della nostra risurrezione, quando alla fine dei tempi, quando il Signore lo vorrà, anche noi risorgeremo per la vita eterna.

Dobbiamo portarla in modo semplice, e questo è possibile, se la nostra certezza di fede è diventata vita. Le complicazioni cadono se ci lasciamo guidare e aiutare da Colui in cui abbiamo riposto la nostra fiducia, la nostra fede.

Un piccolo apologo: il ponticello che univa le due rive di un tratto di fiume, per la furia delle acque, si è rotto. Ci sono tre persone che ora non sanno come fare a tornare a casa.

- L’uomo d’affari, che non vuol certo perdere il suo giro di guadagno, non tentenna: "E’ un pezzo così piccolo! mi butto e ce faccio! – ma l’acqua lo travolge.

- Il soldato coraggioso abituato a fare imprese, non dubita delle sue forze. Non ce la farà neppure lui.

- La donnina con il mastello della roba che ha lavato, più semplicemente, resta calma: - Qualcuno mi aiuterà – pensa. Si mette a camminare costeggiando il fiume, e cammina, cammina … Qualcuno troverò! – Sì, trova davvero qualcuno, che le dice: - Vai avanti ancora solo un piccolo tratto, là c’è un guado… là, potrai attraversare…

Bisogna chiedere aiuto, bisogna saper aspettare, bisogna cercare le cose semplici e quando le cose subito non sono semplici bisogna confidare, il Signore provvederà in qualche modo: è certo.

Non fidiamoci troppo delle nostre forze, delle nostre energie, delle nostre sicurezze. Messi nelle mani del Signore siamo certi che lui provvede. E quando ci sembra che le cose vadano male, il Signore ci dice: - E’ per la mia gloria! come aveva detto per Lazzaro.

Qualche volta, nelle difficoltà, troviamo la soluzione nella fiducia.