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16 dicembre 2007
III DOMENICA AVVENTO
Is 35,1-6.8.10; Gc 5,7-10; Mt 11,2-11

ESSERE PROFETI

Le ultime parole della pagina di Vangelo ci lasciano perplessi.

Gesù ha appena detto che Giovanni è il più grande tra i nati di donna, e poi aggiunge: Ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Capite? Io, voi, possiamo essere più grandi di Giovanni Battista! La ragione è semplice. C’è di mezzo il Signore, cui Giovanni, è anteriore.

Giovanni, già santificato, nel seno di sua madre, da Gesù appena concepito, verrà santificato completamente solo quando Gesù, dopo la sua morte, scenderà agli inferi e aprirà le porte del Paradiso a lui, ad Adamo, ad Eva, a tutti i saggi di tutti i tempi. Ma a noi, per mezzo del Battesimo, il Signore dà subito la possibilità di essere nel regno dei cieli, cioè nel regno di Dio.

La questione è questa: ma noi ci siamo nel regno di Dio? Se vogliamo immaginare, quasi fisicamente, il nostro "essere cristiani" pensiamo a due piani che ci riguardano: un piano interiore, cioè una sostanza che è dentro di noi, ed un modo di vivere all’esterno, cioè le circostanze della nostra vita. Il piano interiore è questo: Dio ci ha creati per l’Eternità. Siamo tutti abitati da Dio. Siamo figli di Dio.

Quando Il Papa conclude l’enciclica sulla speranza, si rivolge a Maria e la chiama Santa Maria, Madre di Dio, Madre nostra. E’ Madre "nostra", perché da lei dipende la nostra vita divina. Dio ha voluto che noi fossimo suoi figli ed ha chiesto a Maria il permesso di diventare umano. Maria ha detto ECCOMI. Ha Ricevuto Dio in se stessa per potergli dare, come mamma, la nostra stessa vita umana. Così, la Parola di Dio si è fatta carne. Gesù è diventato nostro fratello e noi in Lui, Figlio eterno di Dio, siamo diventati figli di Dio, per l’Eternità, per sempre.

Come possiamo conservare questa vita di Dio in noi?

Come possiamo rendere ben stabile, nonostante le circostanze della vita, questo piano interiore che ci fa immensamente grandi? Nel Vangelo, parlando di Giovanni, Gesù dice: Chi siete venuti a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta. E’ colui di cui sta scritto che preparerà le strade del Signore…

Giovanni Battista, il "gigante", è un profeta perché parla in nome del Signore e gli apre la strada.

E noi? Noi siamo figli di Dio, e da quando abbiamo ricevuto il Battesimo, da quando lo abbiamo accettato e lo abbiamo voluto, anche noi siamo profeti. Anche noi possiamo dire le parole di Dio, se le sappiamo. Le nostre parole avranno il valore di parole di Dio! Possiamo essere profeti. Vogliamo esserlo?

Ogni tanto vi cito Didaché, il primo documento che troviamo nella storia della Chiesa. Mi sembra importante conoscerlo per riuscire, oggi, a vivere l’intensità della vita dei primi cristiani.

I profeti tra voi ci sono – si legge in Didaché -. Sono quelli che parlano in nome di Dio. Lasciateli parlare liberamente. Se dicono le parole di Dio sono sicuri.

Lo ripeto: tutti possiamo essere profeti, se parliamo e viviamo le parole di Dio. Ma noi, parliamo e viviamo veramente le parole di Dio? Chiediamocelo e riflettiamo sull’impegno che ciascuno di noi ha, se vuol essere profeta.

- Se ad un bambino diciamoAdesso preghiamo insieme – quel bambino sente un profeta che gli garantisce che le nostre parole arrivano a Dio, perché noi siamo abitati da Dio e diamo voce a Lui che vive in noi…

- Pensate al matrimonio. Non è un matrimonio qualunque, quello che avete contratto in chiesa. E’ un sacramento che vi rende ancora più capaci di parlare e vivere le cose di Dio, in famiglia, con vostro marito, con vostra moglie, con i vostri figli. Vi rende PROFETI.

- Pensate al vostro "segno di croce". Non facciamo un segno qualunque, quando ci facciamo il segno di croce. Non è un segno di magia. E’ un immergerci nel nostro Battesimo, è un immergerci nella croce di Gesù. Pochi giorni fa, nella Chiesa, si è celebrata la memoria di S. Giovanni della Croce. Chi prega con la Liturgia delle Ore, ha potuto meditare le sue parole.

Per accedere alle ricchezze della sapienza divina, la porta è la croce – dice Giovanni. Chi desidera la sapienza divina, vuol entrare nello spessore della croce.

Lo spessore della croce! Dobbiamo penetrare in questo senso della croce. Anche a noi tocca, qualche volta, la croce.

- Pensate al nostro essere ammalati, al nostro avere in casa degli ammalati. Cosa vuol dire essere ammalati o avere in casa degli ammalati, per chi vuol essere profeta? Significa saper dire a se stesso o a chi ci è vicino ed è malato: Il Signore ha bisogno della mia croce; ha bisogno della tua croce.

Come tutti i sabati, oggi ho celebrato la messa nell’ospedale di via Bolzano. I malati erano tutti in carrozzella. Io ho detto loro che quella carrozzella era una croce, come quella di Gesù: - Gesù non aveva la carrozzella, aveva la croce, ma voi siete uguali a Gesù. State offrendo al Padre quello che noi stiamo offrendo, adesso, all’altare.

- Pensate ai nostri momenti di silenzio, quando possiamo sentire e dire: Signore, tu sei con me. Tu sei con me perché, dentro di me, tu stai portando adesso, nel mondo, la tua presenza.

Anna Frank, prima di essere portata ai campi di concentramento, aveva vissuto un po’ di tempo nascosta con altre sette persone nel solaio di un appartamento. Nel silenzio del nascondimento, aveva scritto un diario di cui si sono ritrovate le pagine, dopo che, forzatamente, è stata allontanata, con gli altri, da questo rifugio.

In una pagina del suo diario, Anna Frank, con la saggezza della tanta sofferenza sopportata dai suoi quattordici anni, dice: Chissà che al nostro popolo, dopo tanta sofferenza, non tocchi proprio il compito profetico di portare il bene nel mondo

Sì. Ancora adesso noi siamo benedetti dalle sofferenze di quel popolo da cui è nato Gesù, dalle sofferenze nostre, dalle sofferenze di tutta l’umanità, se noi siamo capaci a mettere nelle mani di Dio queste sofferenze. Egli insegnerà il Bene al mondo. Ricordate la lettura di S. Giacomo? Abbiate pazienza – ci diceva. Sappiate aspettare. Verrà la primavera, verrà l’estate, con i suoi frutti. Anche per noi verrà la primavera, anche per noi verrà l’estate, il momento dei frutti.

Santa Maria – ci dice il Papa – prega per noi. Insegnaci a credere, a sperare, ad amare con te. Santa Maria, Madre di Dio, indicaci la via verso il suo Regno, guidaci nel nostro cammino. Facci trovare la via. Aiutaci a percorrerla.

Nella prima lettura, Isaia, ci ha parlato della "Via Santa". La Via Santa era il modo di nominare le strade percorse dagli ebrei nelle loro processioni. Nel momento dell’esilio, la "Via Santa" diventa la speranza di trovare la strada da Babilonia per ritornare in Sion "con giubilo", quando "fuggiranno tristezza e pianto" e ci sarà "gioia e felicità".

La "Via Santa" è un segno della nostra strada sulla terra per avere poi la felicità, e noi sappiamo cosa è questa felicità: è Dio che vive con noi, è Dio che vive in noi.

Noi aspettiamo il Natale e ricordiamo un Dio che è venuto sulla terra duemila anni fa, ma adesso viviamola questa nascita, non ricordiamola soltanto. E’ inutile che Gesù sia nato allora, se non nasce adesso, nella speranza, nella gioia, nella sicurezza. Sappiamola avere e sappiamola anche distribuire, questa sicurezza. Il Signore è con noi.