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8 dicembre 2007
IMMACOLATA CONCEZIONE B. V. MARIA
Gn 3,9-15.20 Ef 1,3-6.11-12 Lc 1,26-38

MARIA: LA GIOIA DELLA CHIAMATA

Oggi voglio basarmi soprattutto sulla seconda lettura che la liturgia ci presenta: la lettera agli Efesini, che dà molte luci sulla chiamata di Maria e sulla chiamata nostra.

Maria rappresenta momenti diversi ma ripetuti della nostra vita. Come a Maria tante volte, anche a noi l’angelo chiede qualcosa. Non è necessario che l’"angelo" abbia una figura o una voce. E’ un "annuncio". E’ la Parola di Dio che arriva a noi e ci dice: Ecco è il momento, questo, per fare qualcosa. Ci chiama. Una chiamata piccola per realizzare qualcosa nella giornata, od una grande chiamata per impostare in qualche modo la nostra vita. Ciò che è importante è cogliere questa chiamata.

Per due volte Maria è in difficoltà in questa pagina di Vangelo. Prima è turbata perché non capisce il significato del saluto dell’angelo, poi perché non capisce come potrà realizzarsi ciò che egli le annuncia. Maria è fidanzata. Come è possibile tutto questo? Non conosco uomo. Ma, ad un certo punto – ed è questa la cosa più importante – Maria capisce che è Dio che la chiama. ECCOMI. Se è Dio che la chiama, è disponibile. ECCOMI.

- S. Paolo, nella lettera agli Efesini, dice che tutti noi siamo stati chiamati da Dio. Ha chiamato per nome me, te, lui, ciascuno di noi. Se oggi siamo qui, insieme, è perché siamo stati chiamati ed abbiamo risposto. Non tutti ancora hanno risposto, perché non tutti arrivano a capire questa realtà. Verrà un giorno in cui tutti risponderanno, dice in altre parti la Scrittura. Per ora siamo in progresso, un progresso ad onde. A volte ci sentiamo esaltati, a volte quasi annullati. Ma, ed è questo il primo punto, SIAMO CHIAMATI.

- Ed Ecco il secondo punto importante: SIAMO PREDESTINATI. Siamo predestinati ad essere figli. Essere predestinati vuol dire che, attraverso la chiamata, Dio ci ha messo in una certa strada che non è una strada qualunque. E’ una strada che si chiama "FAMIGLIA di DIO"; che si chiama "DIO è PADRE per te"; che si chiama "tu sei un FIGLIO o una FIGLIA di DIO". Dobbiamo andare avanti per questa strada, per realizzare questa vita di famiglia che ci viene proposta. E’ una vita che comporta responsabilità ed obbedienza, che coinvolge tutta la nostra persona. E’ una strada fatta anche di ciottoli, a volte di frane, a volte è quasi dispersa, ma dobbiamo andare avanti, perché Dio ci è Padre e stiamo vivendo nella sua famiglia.

Affinché non siamo troppo turbati – come è possibile questo? ci viene tante volte da chiederci insieme a Maria – ecco il terzo punto.

- Siamo chiamati e predestinati ad essere figli e, in fondo alla strada, c’è l’Eredità. Siamo predestinati ad essere EREDI. Prima di andarsene, Gesù ci ha detto: Vado a prepararvi un posto. Il Padre vi aspetta, vi manderò lo Spirito Santo che vi farà capire, vi darà luce e forza e la chiamata diventerà qualcosa di concreto.

Se Maria ci viene presentata così lucidamente, è perché lei ha saputo di essere chiamata, ha saputo di essere figlia, ha saputo vivere la sua vita di famiglia con il Padre – naturalmente in modo tutto suo perché ciascuno deve farlo secondo la propria chiamata, camminando verso questo punto di arrivo che ci è stato promesso. Se ci pensiamo bene, tutto questo dà gioia e sicurezza.

S. Ambrogio parla di una SOBRIA EBBREZZA che la Parola di Dio produce in noi.

E’ quella GIOIA che dilata in modo tranquillo il cuore e fa andare avanti, perché si basa sulla certezza.

E’ quella GIOIA silenziosa che, anche se non esplode, fa dire: AMEN, ECCOMI. Come Maria.