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1 novembre 2007
TUTTI I SANTI
Ap 7,2-4.9-14 1 Gv 3,1-3 Mt 5,1-12

IN GARA CON GESÙ

Sarebbe impossibile commentare tutte le frasi del Vangelo di oggi, il Vangelo delle Beatitudini. E’ tutto un trattato di teologia, pratica, entusiasmante, fatto per trasformarci pian piano in quella che è la perfezione cui ci ha chiamato Gesù: "Siate perfetti come è perfetto il Padre che è nei cieli". In pratica: Mettetevi sulla strada che porta al Padre.

E’ una "strada" che non finisce mai, perché il Padre è infinito nella sua bontà, è infinito nella sua comprensione, è l’INFINITO, non ha limiti. Finché viviamo, non potremo mai dire di essere arrivati, però dobbiamo cercare di fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità per andare verso di lui.

Dio è infinito nella sua capacità di chiamarci ad uno ad uno per metterci dentro di lui. La SANTITA’ è proprio la nostra capacità di mettere Dio in noi: nella nostra mente per poter pensare; nella nostra comprensione per poterci aprire e renderci conto che tutto quello che possiamo vedere e toccare è fatto da Dio e che tutto quello che è "OLTRE" è tutto di Dio.

E’ sempre stato un problema per l’umanità, l’"oltre". Delle cose, con chiarezza, viene detto che sono fatte nel tempo e nel tempo finiranno. Dell’essere umano è detto che è fatto nel tempo ma non finirà nel tempo, sarà "oltre".

Per parlarci dell’"oltre", Dio ha deciso di diventare uomo. E’ venuto da noi umano per esserci compagno di viaggio verso il Padre, per farci sentire che l’uomo è atto a sfondare i limiti dell’umano, per arrivare all’Infinito. Ha voluto avere l’imperfezione umana per poter faticare, sudare, a volte scoraggiarsi, a volte entusiasmarsi, per poter vivere la vita come la viviamo noi, per poter dire: IO sono la GUIDA, venite dietro di me.

A volte è pesante, difficile, faticosa, questa strada, ma lui l’ha percorsa prima di noi, l’ha percorsa con noi.

S. Giovanni Crisostomo, il grande vescovo di Costantinopoli mandato in esilio dall’imperatore che avrebbe voluto dirigere lui la Chiesa, scrive varie lettere alla diaconessa Olimpiade che aveva preso, in un certo senso la direzione della diocesi per poter tenere il collegamento tra il vescovo esiliato e la sua gente. A questa diaconessa non diceva cosa, ma come doveva fare.

Ci sono difficoltà per ognuno – scriveva il Crisostomo - ma, nelle difficoltà dobbiamo fare come avrebbe fatto Gesù Cristo. Dobbiamo fare una GARA per raggiungere Gesù che è la VIA, che va avanti a noi. Dobbiamo essere IN GARA non per vincerci l’un l’altro, ma per avvicinarci il più possibile a lui.

Che bello pensare di essere in gara con Gesù! Una gara non per superarlo – non lo raggiungeremo mai – ma una gara per cercare di fare quello che lui avrebbe fatto. Una gara per cercare di superare la nostra fretta, la disattenzione, la pigrizia, la volontà di apparire… Siamo in gara. Se non ce la facciamo più a sopportare la persona fastidiosa… Siamo in gara. Dobbiamo avvicinarci quanto più a Gesù, anch’egli in gara. Si è messo in cammino per noi…

In queste domeniche stiamo meditando il "viaggio" di Gesù, sempre in cammino verso la sua Pasqua, verso la sua morte e risurrezione. Egli vorrebbe che anche noi, essendo lui la VIA, andassimo con lui, verso la nostra pasqua, cioè verso la nostra chiamata, quando ci dirà: Ora vieni con me, ed incominceremo a vederlo, e poi verso la nostra risurrezione, quando alla fine dei tempi saremo anche noi chiamati alla gloria completa, anche con il nostro corpo.

Ora il nostro corpo ci serve. Cosa potremmo fare senza di esso? Ma ad un certo momento la gara finirà. Allora il Signore ci dirà: Ecco, sei arrivato. Hai fatto tanto. Non guarda alle azioni che abbiamo fatto. Macchè! Chi va in gara con i suoi piedi calpesta pietre, fa svolte, ma alla fine ciò che conta non sono le pietre calpestate, ma il fatto di essere arrivati.

Chi sono i santi? Sono quelli che la gara l’hanno già terminata, sono già arrivati, un pochino più vicino, un pochino meno vicino. Ora possono dire: Signore ti vedo, ti godo, sono contento. Noi ai santi solitamente chiediamo grazie. Facciamolo pure, ma solo dopo aver tentato di imitarli. Se loro sono arrivati, arriveremo anche noi; loro possono insegnarci a farlo nel modo migliore.

I "santi" dichiarati tali sono appunto quelli che vengono messi in evidenza perché se li conosciamo, noi li possiamo imitare. Ma insieme ai santi noti, ci sono tanti altri santi…

Io voglio pensare che santi sono tutti quelli che abbiamo conosciuto e che sono già andati insieme a Dio.

Sono coloro che sono vicini a lui. Raccomandiamoci a tutti, perché tutti ci aiutino a capire meglio che cosa il Signore ci chiede di fare.

Tutti i Santi. Tutti… Nella lettura dell’Apocalisse abbiamo sentito molti numeri: centoquarantaquattromila, cioè dodici per dodici… Forse vuol dire: sono quelli che si possono contare, gli ebrei del popolo di Israele, oppure quelli che hanno vissuto il loro Battesimo, che hanno vissuto la Parola in pieno. E poi? Poi ci sono tutti gli altri, quelli che non lo hanno conosciuto, o lo hanno conosciuto poco. Quelli che hanno amato fortemente qualcuno nella loro vita, quelli che hanno fatto del bene ai poveri ed ai miseri, anche non conoscendo Cristo. Quelli che… Quelli che il Signore, ne sono certo, tutti salverà. Troverà lui il modo di farlo, troverà lui il modo di farli entrare nella "moltitudine immensa" di coloro che "hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello".

Perché, ce lo dice la Parola di Dio, "dal sangue di Gesù, bagnati dal suo sangue, immersi, lavati dal suo sangue, cioè dalla sua Passione, siamo salvati".

Noi dobbiamo accettare questa salvezza, se crediamo in Dio Misericordia e Salvatore, per poter arrivare, tutti, "a vedere Dio così come egli è". Ce l’ha detto Giovanni nella sua prima lettera.

Nel Vangelo Gesù ci dà i suggerimenti più importanti per poter essere sulla strada giusta: Siate poveri, abbiate il cuore pulito, siate pieni di misericordia… Sono le diverse beatitudini che ci dicono: rispecchiatevi sempre con questi raggi che il Signore vi ha dato.

Domenica scorsa vi dicevo: Il Signore ci mette nel mezzo, tra tutta l’umanità e lui stesso.

Ci vuole "mediatori", "ponti", per poter continuare la sua opera mediatrice. Rispetto al mondo intero noi credenti abbiamo il compito di ricevere la SAGGEZZA di Dio per poterla riflettere sul mondo, per poter parlare di un Dio che è buono, che ha le braccia aperte per accoglierci tutti.

Così quello che noi abbiamo un pochino capito, quello in cui crediamo, cerchiamo di raccontarlo, di dirlo a qualcun altro, di testimoniarlo, per infondere speranza, per far in modo che sul Padre che ci aspetta si possa davvero contare, in modo da sentire meno pesante la strada, quando questa strada si fa difficile.