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16 settembre 2007
XXIV DOMENICA T. O. C
Es 32,7-11.13-14 1 Tm 1,12-17 Lc 15,1-32

LE MANI DELLA MISERICORDIA

Uno dei grandi primi predicatori della Chiesa, Ireneo, parlando del Padre, ha un’immagine molto bella. Egli dice che il PADRE ha due MANI, con cui opera: una Mano è lo Spirito Santo, l’altra Mano è il Verbo Eterno che si è fatto uomo, Cristo Gesù.

Si tratta, logicamente, di figure, che non sono reali ma sono vere, e che ci fanno riflettere.

Con queste MANI il Padre ci viene incontro, ci tocca e ci fa toccare la sua MISERICORDIA.

- Con la MANO dello Spirito Santo ci entra nel cuore, ci fa pensare, ci fa sentire il bisogno di Dio. Qualche volta ci fa anche soffrire: ci sentiamo scontenti, in ansia, pieni di dubbi. Con la Mano dello Spirito che ci lavora dentro riusciamo a dire: Non mi basto; da solo non sono capace a risolvere i miei problemi. Ho bisogno di Qualcuno.

- Con la MANO di Gesù Cristo, il Verbo fatto uomo, il Padre ci parla, ci insegna e ci indica la VIA che è Gesù Cristo stesso, e si presenta a noi come esempio. Fai come me, io sono la VIA. Se tu stai soffrendo, anch’io ho sofferto, dicendo: Padre, dammi la tua forza. Anch’io mi sono sentito solo, nell’angoscia. Allora mi sono rivolto al Padre: - Non lasciarmi, non abbandonarmi. Dammi la tua Grazia, la tua Misericordia!

Toccati dalle Mani del Padre, troviamo la spinta e la capacità di salire a Lui.

Sentiamo di essere piccoli e difettosi, ma lo Spirito che ci lavora dentro ci fa capire che la MISERICORDIA di Dio è superiore a tutte le nostre difficoltà, dubbi e debolezze, e l’esempio di Cristo ci dà la forza di aprirci e di andare incontro al Padre. I nostri motivi possono essere anche interessati, a volte anche egoistici. L’importante però è lasciarci andare, è muoverci incontro al Padre, che ci aspetta.

Pensiamo alla parabola che abbiamo appena ascoltato.

…Quel figlio di cui racconta Gesù è stato lavorato dallo Spirito Santo. Si è mosso per tornare a casa ma non l’ha fatto per amore del padre. Non ci ha neppure pensato. – Io adesso ho fame, e nessuno mi dà da mangiare. Sono solo e tormentato. Cosa devo fare?... Mi alzerò e andrò… Andrò da mio padre… Potremmo pensare che lo spinga il ricordo del Padre che gli vuol bene e lo aspetta, ma non è così. Non ha capito ancora. Mio padre ha molti mercenarii, farò il servitore anche io… mi darà da mangiare.

Sta pensando solo a se stesso, alle sue necessità. Mentre va, si prepara il discorsetto. Vede il padre ed inizia a parlare, ma come tutto è diverso da come pensava! Il padre gli corre incontro, gli si getta al collo… Il resto è noto. Ecco le due braccia del Padre. Uno lo ha già lavorato dentro, prima. L’altro, ora, gli insegna. – Non parlare più, ascolta. Perché Dio Padre ti viene incontro. Perché Dio Padre è Misericordia. Accetta la sua Misericordia!

Prendo in mano il Documento dei Vescovi di cui ogni domenica leggo qualche frase. Al n°5 è scritto:

Non sono le nostre opere a sostenerci, ma è l’Amore di Dio, che ci ha già rigenerati in Cristo e con lui, attraverso lo Spirito, continua a darci la vita.

Morendo per noi, Cristo ha, per così dire, scritto la carta in cui si dice che siamo figli di Dio. Sta a noi usarla, presentarci come figli, dirgli: Papà, ho bisogno di te.

Da qui derivano le nostre domande e le relative risposte.

Da qui deriva la possibilità di soluzione dei grandi problemi del mondo.

Eppure oggi nel mondo si pensa così poco a Dio. Ci si preoccupa di far conti e maneggiare soldi, si studia molto sul come risolvere i problemi pratici della terra, ma si cerca poco il contatto personale col Dio creatore; si pensa poco o niente al problema dell’incontro finale con lui… L’umanità, almeno la nostra europea, sta dimenticandosi di Dio.

Ognuno pensa a risolvere da sé i propri problemi, in modo per lo più egoistico; pensa al proprio piacere o all’interesse, indipendentemente da quello degli altri. Le cose vengono organizzate in modo tale da risolvere i problemi al di fuori di Dio. Si sta inventando una "religione civile" in nome di qualche principio fantasma che sembri dar senso a questo mondo, ma che lascia le cose come sono.

E la misericordia di Dio? Ci sia pur la misericordia tra gli uomini, quella di Dio non interessa… Finché...

Se agli uomini non interessa la misericordia di Dio, a Dio che è misericordia interessano gli uomini: con le sue MANI lavora, con le sue MANI aspetta. Finché…

Finché arriva un momento in cui ci si ferma a pensare, in cui si sente il bisogno di capire, di dare un senso alla nostra vita…; in cui vien voglia di mangiare le "carrube dei porci", che sono dolciastre e possono dare un certo gusto… ma neanche quelle servono, perché non c’è dolcezza nella vita senza senso. E’, molto spesso, quel momento in cui Dio, per sua grazia, ci manda qualche piccola, a volte qualche grande bastonata. Sono i "pizzicotti" con cui Dio ci dice: Io ci sono e ci invita a riflettere su noi stessi, per farci capire che abbiamo bisogno di Lui.

Giuseppe Ungaretti (1888-1970) esprime in poesia, in maniera molto forte, questa sofferenza del non-senso della vita, l’angoscia del dolore senza risposta. "…Stanco di urlare senza voce mi sono interrogato" egli dice.

"Urlare senza voce" fa male. In sogno abbiamo a volte questa terribile sensazione di sentirci oppressi. Vorremmo muoverci ma ci sentiamo incatenati. Vorremmo parlare ma non ci si riesce, la voce è strozzata in gola…

Lo stesso Ungaretti, ad un certo punto della sua vita, riuscirà a chiamare "Santo, Santo, Santo", il Signore. Lo farà nel momento della bastonata forte di Dio: la perdita del figlio.

Non so cosa sia ulteriormente avvenuto nell’animo del poeta. So però che il mondo ha bisogno di Dio, so che l’uomo ha bisogno, fondamentalmente, della sua misericordia.

Giovanni Papini (1881-1956) descrive nel suo libro L’uomo finito il cambiamento avvenuto dentro di sé. Allevato senza principi religiosi, si lascia vivere, nelle circostanze della vita, ma con una sensazione di vuoto. Poi, in un momento di particolare difficoltà, si chiede chi è il Cristo di cui ha sentito parlare, ed inizia a leggere il Vangelo. Così comincia a sentire che Dio c’è e gli è vicino, così vicino che, "mentre legge il Vangelo, a volte si sente toccare le spalle, e si volta per vedere se davvero dietro di lui c’è il Signore…". Scriverà così, poi, una sua intensa "Vita di Cristo".

Dobbiamo FIDARCI DI DIO.

E’ solo Lui che con le sue due MANI può cambiare i cuori, può cambiare il mondo. E’ solo Lui che sa mettere le cose a posto. A noi spetta imitare la sua misericordia ed intercedere per noi e per gli altri, come ha fatto Mosé, come ha fatto Gesù che, sulla croce, ha chiesto e ottenuto misericordia per tutti. Oggi Cristo continua ad intercedere con il nostro cuore, con la nostra voce, con la nostra preghiera. Finché un giorno saremo tutti con Lui.

Termino con alcune espressioni piene di speranza, che la nota poetessa Alda Merini ha scritto in risposta alle parole di un prete, turbato dalla morte del padre.

Non scongiurare la morte / di lasciarlo qui sulla terra: / ha già sentito il profumo di Dio / lascialo andare nei suoi giardini

Che sia così anche per noi.

Che possiamo anche noi, ancor qui, sulla terra,

sentire il profumo della misericordia del Padre.