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5 agosto 2007
XVIII Domenica T. O. C
Qo 1,2;2,21-23 Col 3,1-5.9-11 Lc 12,13-21

GIUSTIZIA E CARITÀ

Il fatto: un uomo chiede a Gesù di fargli da avvocato in famiglia; Gesù ovviamente rifiuta, perché è venuto per altro.

La parabola: un uomo ha avuto una grande fortuna, ma si comporta da ‘ateo’ –non pensa a Dio, non si ricorda di ringraziarlo per ciò che ha- e da ‘egoista’ –pensa, per lo meno in quel momento, solo a sé- Ma il Signore si presenta per drgli: "Sei alla fine. Tutto quello che hai lo devi lasciare!"

Le idee che si possono ricavare da questo fatto e da questa parabola sono tre:

  1. Non lasciamoci ‘abbagliare’ dalle cose: Ognuno può sperimentare quanto sia invece facili lasciarci ‘abbagliare’ dalle cose, tanto più oggi che abbiamo cose tanto più abbondanti di quelle che avevano ai tempi di Gesù, tante più comodità, tante più possibilità. Pensiamo soltanto alle cose che normalmente portiamo in tasca o nella borsa: ci servono veramente tutte? Se le ‘usiamo bene’ certamente sì, ma il problema è che così spesso non riusciamo a staccarcene mai! Pensiamo per esempio a solo una di queste ‘cose’ , al cellulare: squilla dappertutto, sembra che non riusciamo a farne a meno in nessuna situazione –quante volte suona anche in chiesa..- e molte volte non siamo medici o giudici reperibili o non abbiamo un genitore gravemente malato (ma anche in queste situazioni ci sono metodi perché non disturbi chi ci sta vicino).
  2. ‘Come’ usare le cose? È giusto che ciò che ho ricevuto da una tradizione, dalla collaborazione di tanti altri dei tempi passati, dal mondo intero, dalla scienza, dalla tecnica possa usarlo traendone benefico. Ma è giusto che lo usi soltanto per me? Oppure è doveroso che sia messo anche a disposizione di altri? La risposta, naturalmente è implicita nella domanda.
  3. Ed il ‘perché’ ce lo dice il Signore con il suo intervento nella parabola: perché un giorno dovrai lasciare tutto e venire da me. S. Paolo è ancora più esplicito: "Dovete lavorare per raggiungere Dio: Pensate alle cose di lassù, non fermatevi a quaggiù" dove è troppo facile restare ‘abbagliati’ dalle cose.

Ritorniamo così al primo punto: è così facile lasciarci abbagliare, è così facile pensare che in fin dei conti perché non devo utilizzare tutte le possibilità che ho, in fin dei conti …tutti fanno così… devo pur adeguarmi al gusto degli altri per farmi rispettare…così seguo l’andamento generale…

Ma passiamo al secondo punto: è vero, le cose si devono usare, ma facendo attenzione ad usarle bene, non in modo esclusivo ed influenzando anche altri ad un corretto uso.

Come posso fare questo?

Anche oggi, come farò per tute le domeniche di quest’estate, mi faccio aiutare dal documento dei vescovi da cui traggo ogni volta qualche frase.

Verso la fine del capitolo 18 leggo: "Accanto all’impegno per la giustizia a cui sono riconducibili numerose problematiche sociali economiche la testimonianza cristiana è costantemente chiamata a percorrere la via della carità".

Se ho delle cose in mano, se ho dei soldi nel portafoglio, se ho una casa decente, se ho delle idee buone per giustizia le devo mettere in comunità.

Tutto? Quello che capita di dover mettere in comunità, quello che senti di dovere mettere in comunità, in modo tale da poter veramente sentirsi parte della comunità, consapevole di vivere ricevendo e donando. Questo è giustizia.

Ma il cristiano oltre che la giustizia ci deve mettere anche la carità, che non è solo elemosina, ma che è pensare alle cose di cui noi dobbiamo essere partecipi.

Un piccolo episodio: stavo per attraversare la strada e vedo uno dei commercianti della zona che l’attraversa con un fascio di carta patina (era pubblicità) visibilmente pesante tra le braccia. Mi offro di aiutarlo, ma lui rifiuta dicendo che il bidone della spazzatura era molto vicino. Alza infatti il coperchio facendo leva con i piedi sull’apposita sbarra e vi butta dentro tutto il pacco. "Io, quando ho della carta da buttare –mi sento di fargli osservare- vado un po’ più in là, dove c’è l’apposito contenitore" . "Cosa vuole che sia –mi risponde sorridendo- non ‘ certo la mia carta che salva il mondo!" : Non replico e mi limito a salutarlo, ma non è questo il ragionamento da farsi: quando scendo dall’autobus non butto il biglietto per terra, anche se so che facendo così non ‘salvo il mondo’, ma se tutti buttassero per terra il loro biglietto, cosa sarebbero le strade? Sono piccoli gesti, ma sono importanti se fatti da tutti. Leggendo il giornale, molte volte ci troviamo a criticare, a dare la colpa a chi comanda, a chi non è onesto, a chi non sa organizzare le cose, ma non ci capita di riflettere che molte volte siamo anche noi che non sappiamo approfittare delle cose che sono organizzate.

Potreste pensare che sto facendo ‘politica’; sì, ‘politica sociale’, perché il cristiano non deve limitarsi ad essere ‘giusto’ ma anche ‘caritatevole’ per cui qualche volta deve lui stesso farsi ‘maestro’ per qualcun altro, senza intromettersi nelle case degli altri, ma facendo giuste ‘osservazioni’ quando il comportamento non corretto è fatto in pubblico. Nell’osservazione non ci deve essere il giudizio "Hai fatto bene o male" ma solo l’indicazione che "E’possibile fare qualche cosa di buono".

Questa è autentica collaborazione ed è a questo che ci invitano i vescovi: aggiungendo alla giustizia –se non c’è giustizia è inutile fare la carità- la carità che è un atto di amore di Dio. Se siamo consapevoli che la carità è un atto di amore di Dio, si può forse farla quando si disprezza i doni di Dio, quando non ci si mette sulla strada del Signore?

Si potrebbe pensare: lo farò dopo, lo farò più tardi. Ma avremo sempre il tempo per farlo?

S.Basilio –antico predicatore della Chiesa- usava questa immagine: nessuno va al mercato a comperare quando il mercato è finito. Chiuso il negozio non puoi più comperare. Il tuo bene lo puoi fare durante la vita, non dopo che sei morto. A un certo punto il Signore ti dirà: "Basta" –te lo dirà all’improvviso, oppure preparandoti prima, non importa, ma quello che importa è che al quel punto il ‘mercato è finito’ non puoi fare più niente, néi opere buone, né peccati! Saranno altri che potranno fare, se sono giusti e onesti. Tu non più.

S.Agostino aggiunge : "Spedisci il tuo bagaglio prima del viaggio". Se io dovessi andare a Roma e avessi 25 libri, mi converrebbe non portarmi il bagaglio, ma mettere tutto in una cassa e spedirla così sarei sicuro che quando sarò arrivato troverò i miei libri all’indirizzo giusto. E alla domanda di ‘dove’ devo spedire il bagaglio, Agostino risponde: "Nell’eternità" Ma come faccio a spedire i soldi, i consigli, le cose belle che ho? Spediscile spiritualmente. Mettile in mano degli amministratori di Dio che sono i poveri, allora quando arriverai non troverai i tuoi soldi, le tue opere buone, i tuoi consigli, troverai l’amore di Dio che dirà "Grazie, sei diventato tu un mio collaboratore, hai fatto tu quel bene al posto mio".

Pensate pure a quello che ognuno di voi può e deve fare. Pensateci pure, se avete tempo per pensarlo, ma poi ‘fatelo subito’, cominciate subito, poi domani continuerete, andrete avanti, farete qualcosa di meglio. Ma intanto ‘fatelo’.

S.Agostino così mi aiuta a pensare al terzo punto della nostra meditazione: all’eternità. Educati a pensare a quello che tu sarai, abituati a dire grazie al Signore quando puoi usare qualche cosa di bello, abituati a dire grazie al Signore quando hai trovato un bel pensiero, magari in un libro o in un giornale : ringrazia per questo il Signore, perché non è merito del libro o del giornale, ma del Signore che lo ha suggerito a qualcuno che poi te lo ha messo a disposizione.Inizia la giornata mettendola nelle mani del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Se arrivi in un bel paese, ringrazia il Signore per quella bella natura che ti ricorda la Sua presenza. Se ti senti insicuro perché credi di aver fatto qualcosa errore, pensa al Signore e chiedigli aiuto per correggerti, così nel giorno del giudizio personale potrai dire: ho sbagliato, ma ho corretto il mio errore. Se ci penso adesso, anticipo l’incontro con il Signore. Allora sarà veramente un incontro gioioso, allora sarò veramente io contento di te Signore, perché ho saputo capirti ed eseguire ciò che tu mi avevi suggerito.