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1 agosto 2004 
XVIII Domenica T.O.
C
 
Qo 1,2;2,21-23  Col 3,1-5.9-11  Lc 12,13-21

 SPOGLIARSI DELL’UOMO VECCHIO

In genere l’autorità datami dal libro della Scrittura che devo commentare, dagli anni di studio e di insegnamento fa sì che mi senta abbastanza sicuro. Oggi invece sono ‘imbarazzato’ perché di fronte agli argomenti contenuti nei brani appena letti, la mia è una sicurezza artificiale perché so che quanto dirò, basandomi sulla Parola e sui maestri, tocca tutti, perché la nostra relazione con le cose è veramente pesante, in quanto abbiamo fatto artificiosamente delle cose i nostri dominatori.  

Il brano del vangelo, anche se usa concetti antichi –il grano, il silos, il ‘mangia e bevi e datti alla gioia’- è estremamente moderno, basta sostituire quei concetti con quelli a noi più vicini: mettiamoci il divertimento, lo spettacolo, il contribuire a mantenere certi usi, certi stipendi cospicui a chi ci vizia e ci addormenta la coscienza. Molti di più di quanto non tradisca il vestito sono quelli che accumulano, o che hanno accumulato o che accumuleranno con una scusa semplice e convincente: si fa per i figli; si fa per ‘altri’; ma questi ‘altri’ non sono mai coloro che veramente hanno bisogno; sono piuttosto quelli comunque legati ai nostri interessi.  

Qual è l’alternativa? Vivere nella povertà? Trasformarci in miseri?

Assolutamente no: Gesù non ci dice di ‘spogliarci’. Il Signore nelle prime pagine della Bibbia, prima del peccato, ha invitato l’uomo a custodire la terra, a seminarla, a coltivarla. Parole antiche che tradotte in termini moderni significano: “Servitene, opera il progresso, lavora, guadagna, paga il progresso, ma non fatti dominare dal progresso, piuttosto, dominalo e utilizzalo, non fartene un peso, uno zaino sulle spalle che ti freni il passo. Fa in modo che ci sia una forza interiore che ti spinge avanti”.

 

L’Antologia di Spoon river[1] consiste in un insieme di lapidi inventate, messe in un cimitero immaginario, attraverso le quali l’autore intende dare delle sentenze sulla vita. Ne leggo una che, dopo aver descritto una bella carriera, termina: “Sono arrivato, sono salito sulla vetta dove c’erano nuvole e nebbia, ma io ero in alto, al di sopra di tutto. Un soffio di forze eterne mi ha gettato giù e tutto quello che possedevo mi ha aiutato a scendere precipitosamente”. Le forze eterne gli hanno tolto la vita temporale e l’hanno portato nell’eternità ed è precipitato. Mi sembra di vedere uno sulla vetta ‘carico’ di soldi, di notizie, di stima, di tutto ciò che lo fa essere il grande, il numero 1. Quando però la forza eterna dice “Basta”, non  trova più l’appoggio e più si è pieni, più si è pesanti, più velocemente si cade.

 

E’ l’eternità, questa. Oggi è difficile meditare l’eternità perchè oggi siamo nel tempo e il progresso è il progresso del tempo: ieri questa cosa non c’era, oggi c’è; questo guadagno non c’era, oggi c’è; questa notizia non c’era, oggi posso prenderla in qualunque modo, che sia utile o sia inutile; ieri questo divertimento non c’era, oggi lo voglio assaggiare. Ce n’è per tutti. Non dobbiamo dire: “Questi ragazzi…” né “Questi vecchioni…” né “Quest’altra gente…”, ma dobbiamo pensare che dentro il nostro spreco c’è sempre la ‘cosa’ che ci trasforma e ci domina togliendoci la qualità, il valore, la virtù.

Le ‘cose’ sono state create da Dio perché le utilizzassimo, ma andando avanti, lasciandole quando ci prendono il tempo, sedendocisi sopra quando siamo stanchi, ma sapendoci anche alzare per andare ‘oltre le cose’.

La frase comune a tutti è “Non ho tempo”: non abbiamo più tempo nonostante tutte le macchine[2] che ci aiutano a fare più presto: tolgono la fatica, è vero, ma creano ansia perché non bastano mai. Nessuno è contento di quello che guadagna, perché i soldi non sono mai abbastanza, perché è sempre troppo poco rispetto a quello che è il sogno, ma il Signore ci dice: “Il sogno è il tuo padrone; il sogno è la scusa che ti dai per non donare, per non utilizzare, per chiuderti di più in te stesso”

Sono solo negativo? Il positivo mettetelo voi. Il Vangelo – è Gesù che parla – ci dice: “Hai a disposizione molti beni, per molti anni: riposati, mangia, bevi, datti alla gioia”. Siamo stati creati per cercare la felicità, ma la felicità che abbiamo adesso è un assaggio,i beni che abbiamo sono un assaggio; prendiamoli come assaggio e cerchiamo di valorizzarli, perché sono dono di Dio. Ricordiamo che Gesù ha detto: “E’ più facile che un cammello passi nella cruna di un ago anziché un ricco si salvi”. Sono parole difficili da capire, ma a chi gli faceva obiezione, Gesù ha risposto: “E’ impossibile all’uomo. Ma ciò che è impossibile all’uomo, a Dio è possibile”. Bisogna cercare di indagare come, senza cadere nella miseria, senza rinunziare a quello che è il bene che oggi il Signore ci ha concesso, ma con la certezza che è possibile andare avanti.

 

Un autore dell’antichità Clemente di Alessandria ha scritto un libretto “Quis dives salvetur?” utilizzando la domanda fatta dai dodici a Gesù: “Chi tra i ricchi potrebbe salvarsi?” Clemente risponde basandosi sulle parole del Vangelo e su quelle di Paolo: “Utilizzando la ricchezza”. Ci sono molti modi per utilizzarla: uno è  quello di fare elemosina. Ma chi fa più elemosina al giorno d’oggi? Dare non il superfluo, ma ciò che è nel piatto: dice infatti Gesù che se vuoi fare elemosina, prendi ciò che avanza e donalo (tanto più che ciò che avanza tu non lo godi, ti crea  ansia su come utilizzarlo,  impegnarlo, difenderlo) Hai molto? Dona molto. Le piccole elemosine ssono solo segni, sono porte aperte, ma la vera elemosina è quella che resta segreta. Altro modo per utilizzare la ricchezza è quello di rinunziare a tutto mettendosi completamente al servizio di Cristo. Sono pochi quelli che ne sono capaci e sono da ammirare: coloro che vivono nei conventi o nei monasteri, o che vanno in terra di missione. Anche questi toccano il denaro, ma per farlo circolare nelle tasche di coloro che effettivamente ne hanno bisogno, per riempire piatti vuoti. L’altro modo per utilizzare il denaro è quello di impegnarlo per far lavorare altri . Poi c’è il modo usuale, quello di utilizzarlo per la propria famiglia; va bene, basta che sia fatto in modo equilibrato, pensando alla famiglia attuale e non a quella che verrà, senza viziare i nostri bambini e non educandoli ad esercitare anche la loro capacità di sacrificio, senza avere mai il coraggio di dire ‘No, questo non è il momento’, pensando di risparmiare loro le difficoltà che abbiamo avuto noi.

 

I Padri della Chiesa continuamente ci ricordano questo. In varie occasioni ve li ho già presentati:: quando vuoi abbracciare Cristo e ti dimentichi dei poveri, calpesti i piedi di Cristo. Oppure: quando compri un inutile vaso d’oro per l’altare e lasci vuoto il piatto di chi sta alla porta a piangere, sull’altare c’è il vaso, ma alla porta c’è Cristo che ha fame. Quando metti una tovaglia speciale che non serve all’altare e lasci il povero a tremare di freddo, è Cristo che trema di freddo e che tu deridi rivestendolo di cose preziose. Qualcuno a questo punto obbietta: ma è la Chiesa… Ma quale Chiesa? quella ufficiale? La Chiesa ufficiale è fatta da tante persone, è fatta da noi: tanto oro appeso al collo, alle dita, un po’ dappertutto, o chiuso nei cofanetti fa piangere Cristo! Lo dicono i Padri della Chiesa. Sono passati 1400, 1800, 2000 anni ma è una tentazione continua. Non spaventiamoci, perché anche Gesù è stato tentato sulla cima del monte ”Se mi adorerai ti dò tutti i regni della terra…” ma Gesù “Va via, Satana! Solo della Parola di Dio si deve nutrire il cuore dell’uomo, non tenterai il Signore Dio tuo”. Se è stato tentato lui perché non dovremmo essere tentati noi? Guardiamo a Lui che ci ha insegnato a come vincere la tentazione. Ecco allora che veniamo invitati a non caricarci, anzi, a scaricarci da certi pesi, oppure a farli portare ad altri: ai poveri che sono gli amministratori di Dio – poveri che lavoreranno grazie ai nostri denari o direttamente, o attraverso organizzazioni che si preoccuperanno di impiegare bene i nostri soldi.

Quanto bene si può fare. Quanto bene non si fa: cisterne piene d’acqua dalle quali l’acqua non viene mai ricavata, per cui marcisce. Quando saremo davanti al Signore e daremo conto di quanto abbiamo lasciato, ci accorgeremo che è tutta roba marcia. Il Signore non ha bisogno dei nostri doni quando saremo morti, ma ne ha bisogno durante la nostra vita! Scusate se vi ho toccato personalmente, ma ascoltiamo la parola di Paolo che ci esorta a spogliarci dell’uomo vecchio, perchè è tutto vecchio quello che vi ha fatto soffrire in queste parole, quello che ci propone delle scuse per autoassolverci. Rivestitevi dell’uomo nuovo, l’uomo nuovo è Gesù Cristo; allora potremo dire con Paolo che non c’è più giudeo, greco, circonciso, schiavo o libero, uomo o donna , colto o ignorante: è Cristo che vive in noi.

Ognuno deve trovare il proprio ‘modo’: non è un modo di miseria, di nudità; è un modo di vestirsi, di nutrirsi, di lavorare moderno, usando bene quello che il Signore ci concede, per non farlo  diventare un peso che ci fa precipitare. Più saremo appesantiti più precipiteremo[3], più ci allontaneremo da Dio, proprio nel momento in cui Dio ci dice: “Se tu fossi beato verresti con me, ma non ti voglio perché sei troppo carico di corazze; di quelle corazze che ti hanno fatto sereno, lieto, distratto durante la vita, ma che adesso, che la tua vita terrena è finita, ti impediscono di essere pronto per l’eternità.



[1] E’ stato un libro tra i più venduti, quindi molti lo conoscono

[2] Non parlo soltanto delle automobili , ma di tutte le decine di macchine di cui ci serviamo continuamente

[3] Ricordiamo Spoon River