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10 giugno 2007
SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO C
Gn 14,18-20 1 Cor 11,23-26 Lc 9,11b-17

I "DUE PASSI" DEL CRISTIANO…

Oggi vi faccio l’omelia in tre tempi.

- Primo tempo. Vi aiuto a rileggere questo brano di Vangelo, servendomi anche degli altri evangelisti che hanno narrato questo fatto.

Gesù era ancora nella prima fase della sua attività, nella fase dell’insegnamento. Voleva che la gente capisse cos’era il Regno di Dio che era venuto a predicare. Voleva essere luce, e lo faceva con gesti, parole, miracoli. Si era vicini alla Pasqua e la gente si era radunata perché in cammino verso Gerusalemme. Erano in migliaia ed in quel momento era in cammino anche Gesù. Erano circa cinquemila uomini, dice Luca. La parola uomini è importante. Matteo dice che erano cinquemila senza contare le donne e bambini. Gesù aveva parlato, la folla era radunata intorno a lui. Stava per venire sera. "Duecento danari non bastano per sfamarli" si dice in altri evangelisti. "Date voi stessi da mangiare" dice Gesù. Come? Nel Vangelo si parla di ceste. Si tratta senz’altro dei cesti che la gente aveva con sé per il viaggio. Allora non esistevano zaini e borse di plastica, c’erano solo cesti. Mi viene in mente il cestino che io avevo quando andavo all’asilo… In fondo ai cesti senz’altro erano rimasti pezzi di pane, qualche cibo conservato… Ma non lo si vedeva e lo si teneva in serbo, ben nascosto… "non si sa mai!"... (quante volte anche noi diciamo così…).

Un ragazzo generoso mette a disposizione la sua merenda: cinque pani e due pesci. I pesci del mare di Galilea sono grossi, pesano quasi mezzo chilo. Ma per cinquemila persone…

"Fateli sedere per gruppi di cinquanta" dice Gesù. In piedi, se si è nella folla, si resta soli, ci si mette la corazza. Gesù vuole insegnare a stare insieme, a togliersi la corazza. – Guardatevi in faccia, parlate, ridete, aspettate, ma insieme agli altri. Poi prende quei pani e quei pesci messi a disposizione, li benedice, li SPEZZA. Spezzando quei pesci si sporca anche le mani, Gesù, ma non ci pensa su due volte. Li spezza perché sta insegnando a far famiglia, a dividere le cose per distribuirle. Poi quei pezzetti di pane e di pesci li dà ai discepoli, che a loro volta li distribuiscano. E poi, cosa succede? Non lo so, ma mi sembra di vedere quella gente che tira fuori dai suoi cesti qualcosa che possa accompagnare quei pezzetti… E continuano a distribuire, e nelle mani ce n’è sempre.

Il miracolo: certamente c’è il miracolo del pane, ma c’è anche e soprattutto il miracolo del cuore. Qualcuno subito avrà brontolato e poi… perché no? – Tieni un po’ del mio… danne al tuo amico…

Tanti gruppi di persone che si aiutano l’un con l’altro, e alla fine il cibo avanza, e qualcuno ci mette anche il cestino da viaggio.

Capite da dove sono usciti tutto quel pane, tutte le ceste? Dal cuore. Dal cuore di gente che cambia. Gesù non impasta farina, non impasta pane, impasta i cuori.

Abbiamo ricostruito questo brano entrandoci un po’ dentro. Mettiamoci un po’ in uno di quei tanti gruppi e stiamo a sentire.

 

- Secondo tempo della mia omelia. Vi parlo dei cristiani – e sono tanti – che hanno fatto solo un passo. Mi spiego. Sono quei cristiani che hanno ricevuto il Battesimo, i primi Sacramenti, ogni tanto vengono in chiesa, per qualche occasione importante, ma non vanno oltre. Dicono di credere in Gesù, di conoscere il Vangelo, di apprezzarlo, ma si fermano qui, non vanno oltre. Sono il 90 – 95% dei cristiani.

Hanno fatto il primo passo. Ma se siete in una strada e muovete solo un piede, come fate ad andare avanti? Rimanete sempre nella stessa posizione.

Vedete questo ambone? C’è su il Libro, con la Parola del Signore. Animo la mia omelia chiedendo a qualcuno di sollevare da terra una grande pianta bianca e di metterla vicina all’ambone. Sta a significare il primo passo del cristiano, che crede nel Vangelo, che crede in Gesù, ma che si ferma qui.

S. Simeone, "il Nuovo Teologo", che vive verso il 900, dice che chi va in riva al mare e lo guarda, vede tante onde, vede anche le barche, ne studia i colori ed i movimenti, ma il mare resta sempre lì, staccato da lui. Lo conosce, ma non lo esperimenta.

Però se ad un certo punto si tuffa dentro al mare e ci va dentro, ha la vera autentica percezione di cosa è il mare, che lo avvolge e lo sorregge.

- Ma non possiamo fermarci qui, dobbiamo andare avanti, dobbiamo fare il secondo passo. E’ questo il terzo tempo della mia omelia, il più importante, al quale soprattutto voglio arrivare.

Per andare avanti, devo muovere anche l’altro piede, devo fare il secondo passo. Qual è questo passo?

Amici, è quello che avete fatto voi adesso. Siete venuti qui non per ascoltare soltanto. Il Libro è importante, serve per capire, ma poi ci vuole l’Altare, sul quale il pane e il vino diventano il Corpo di Cristo. Voi siete venuti qui per mangiare il Corpo di Cristo e poi portarlo nel mondo. Forse qualcuno non può farlo, per tanti motivi, ma ci siete tutti, riuniti davanti all’Altare. Ecco, ora chiedo a qualcuno di mettere un’altra pianta davanti all’Altare, per far restare più impresso ciò che sto dicendo, per sottolineare questo secondo passo del cristiano: - Mangiate. In questo modo voi, che siete battezzati, che credete in Cristo, diventate autentici cristiani. Abbiamo bisogno di credere nella sua PRESENZA e di portare la sua PRESENZA.

S. Francesco di Sales, vescovo di Ginevra, in contestazione con i protestanti, predicava ed asseriva la presenza di Gesù nel tabernacolo. Una sera, dopo la chiusura, rientra in chiesa, si genuflette davanti al tabernacolo e prega a lungo. Sta per andarsene quando una signora esce da un confessionale in cui si era nascosta, e lo raggiunge. – Mi scusi se ho fatto questo – dice – volevo essere sicura che lei ci credesse davvero, nella presenza del Signore. L’ho vista comportarsi con Lui, come fa davanti a noi. Ora ci credo davvero anch’io, mi confessi…

Lui c’è. E’ importante saperlo, è importante crederci, è importante venire a pregarlo.

Un bambino viene accompagnato dal papà a visitare varie chiese, in una città svizzera. In varie chiese in cui entra, protestanti, c’è solo il Libro, a volte manca anche l’altare. Sono molto belle, le ammira. Poi entrano in una chiesa diversa. E’ una chiesa cattolica. In fondo c’è una specie di casetta, e vicino c’è un lumino rosso, acceso. – Perché, papà? – chiede. – Quel lumino rosso è acceso perché, là dentro, c’è Gesù. – Gesù del presepe? – Sì, ma nel presepe Gesù è solo una statuina, lì c’è proprio Gesù. Il bambino è colpito. Quando più tardi entrano in una chiesa protestante, il bambino, si accorge che non c’è lumino, non c’è tabernacolo. – Non c’è Gesù!. Gli manca. – Papà, portami dove c’è Gesù!.

Gesù c’è. E’ sempre là. Ma non ha detto: Prendete e conservatemi. Ha detto: Prendete e mangiate. Io ci sono. Venite a nutrirvi di me… Vuol essere mangiato! Perché devo mangiarlo?

Mi piace ripetervi una espressione di Ireneo. Egli dice che "lo Spirito Santo è venuto per abituare Dio ad abitare nel cuore della gente".

Gesù abita ancora nel cuore della gente, dopo che l’hanno mangiato. Vuole continuare ad abituarsi a vivere in noi. Lo dobbiamo mangiare proprio per avere il segno, per capire di più, per sentirlo, per farne esperienza. Per farsi sorreggere. Capite?

Dio è come il mare. Sorregge solo chi ci si butta dentro, e noi, quando mangiamo Gesù, ci poniamo dentro di lui, che si butta dentro di noi.

Si diventa una cosa sola con lui, ma mai uno da solo, tutti insieme, perché lui vuole che siamo Famiglia del Padre, gruppo solido con lui.

Ed ecco che abbiamo fatto i due passi: imparare e sapere, essere capaci di venire a pregare, e poi fare e vivere insieme al Signore, dopo averlo mangiato.