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24 marzo 2007
V Domenica di Quaresima C
Is 43,16-21 Fil 3,8-14 Gv 8,1-11

VA’, CORRI !

C’è qualcosa di pesante nella vita di qualcuno? C’è qualcosa che vorremmo dimenticare completamente, qualcosa che abbiamo già confessato o che vorremmo dire ad un confessore per sentire da lui parole consolanti? Non rispondete, è ovvio. Ma rispondete a voi stessi. Gesù ci ha insegnato a non contare sul giudizio della gente, sul giudizio dei libri, neanche sul giudizio dei dieci comandamenti. Gesù ci ha insegnato a contare sul suo giudizio. Ci ha insegnato a contare su di lui.

Avete notato, nel brano di Vangelo appena letto, cosa fa Gesù quando pensa al peccato? E qui il peccato non è tanto quello della donna quanto di quelli che la giudicano, vorrebbero lapidarla e vorrebbero che anche lui la condannasse. Gesù si mette a scrivere. Non so se scriveva lettere, non so neanche se sapeva scrivere. In genere la gente di quel tempo sapeva leggere e non scrivere. C’erano gli scribi e Gesù non era uno scriba.

Gesù si mette a scrivere per terra. Per terra ci sarà stata della polvere, della sabbia, del fango… Gesù scrive. Poi si ferma, guarda in faccia quella gente: Chi di voi è senza peccato… poi torna a scrivere nuovamente per terra.

Ci sono giovani che, entusiasti di qualche amore provvisorio, senza pensare all’ambiente, incidono nella corteccia liscia di un albero cuori trafitti, con due nomi o due sigle …

Altri ancora, in maniera non civile, scrivono sui muri, a grandi caratteri, frasi varie: Ti amo, ti amerò… per sempre… tre metri sopra il cielo.

Cercano di scrivere, sugli alberi o sui muri, qualcosa che permanga, che non si cancelli…

Gesù invece quei peccati, i nostri peccati, non li scrive in maniera che restino sempre. Li scrive sulla terra. Basta un po’ di vento e se ne vanno.

Ci dice: Io i tuoi peccati, le cose che davvero vuoi dimenticare, li scrivo sulla sabbia, nel vento. Li dimentico completamente se sai metterli totalmente nel mio cuore.

Ma non è sufficiente che io ti tolga il peso. Voglio che tu mi guardi in faccia. Voglio che tu conti sul mio cuore. Voglio che tu effettivamente abbia la volontà di allontanarti dal male.

- Va’ e non peccare più – dice Gesù alla donna. Voglio che tu non guardi più al passato, ma che tu vada avanti.

Ce lo diceva anche Isaia nella prima lettura: "Continuate ad andare avanti. Non ricordate più le cose passate. Non pensate più alle cose antiche".

Ce lo dice S. Paolo nella magnifica pagina ai Filippesi che ci viene proposta. Egli "corre" per afferrare Cristo.

Dio Padre ci corre incontro e ci vuole in corsa.

La corsa si fa per andare da qualche parte. La meta è la CASA del Padre. Paolo ha capito in pieno l’invito del Signore. Cristo lo ha afferrato e lui vuole afferrarlo. Cristo lo ha conquistato e lui vuole conquistarlo. Sa di non aver ancora raggiunto la perfezione, ed allora "corre". Egli corre per afferrare Cristo - « dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la meta… ».

S. Giovanni Crisostomo, innamorato di S. Paolo, lo ha commentato in moltissime omelie ed ha scritto sermoni su di lui. In questi, esaminando frasi, mettendo insieme capitoli particolari, mette in evidenza come S. Paolo fosse l’uomo dell’entusiasmo cristiano, entusiasmo che non faceva parte del suo stato d’animo, ma diventava parte del suo stato d’animo.

Il Crisostomo dice che S. Paolo era così evidentemente entusiasta perché animato da grandi motivi: abbiamo un Padre, ed in questo mondo ondeggiante andiamo verso la sua casa come viaggiando su una nave, tiriamo le vele e ci lasciamo spingere dal vento che ci trascina alla meta.

Così Paolo diventa vela, diventa vento, diventa barca, diventa mare … per essere la stessa cosa con quella che è la volontà del Padre.

E’ quello che dovremmo essere tutti noi. E’ quello che dovremmo fare tutti noi. Paolo è proprio l’esempio di tutto quello che dovrebbe essere il cristiano: CORRERE "verso"…, andare, camminare, veleggiare, lasciarsi trasportare dalla grazia di Dio.

Qui ci sarebbe da fare l’elenco lungo di tutte quelle cose verso le quali dovremmo tendere, di tutte quelle realtà che dovremmo realizzare, di tutti quegli atti di generosità che dovremmo essere capaci a fare, di tutto quello studio ed esercizio che occorre praticare per poter fare poi cose importanti.

Ci vuole preparazione ed il cristiano dovrebbe essere sempre con lo sguardo avanti per poter essere sicuro, per poter tendere alla perfezione.

Ci pensiamo veramente, cioè stiamo andando avanti?

Paolo si sentiva imperfetto. Si mette un po’ al nostro posto. Ci sentiamo perfetti?

Forse all’inizio della Messa ci abbiamo un po’ pensato. Abbiamo visto il nostro peso, la nostra lentezza, la nostra tristezza, il nostro egoismo, la nostra mancanza di generosità….

Il mondo è pieno di fratelli e correre verso Cristo è anche correre verso i fratelli. Ma ci pensiamo ai fratelli?

Forse verso i fratelli della nostra famiglia, quelli che partecipano alla vita della nostra casa, ci comportiamo in un certo modo. Se abbiamo figli, ci preoccupiamo. Godiamo se le cose vanno bene. Se le cose vanno male impegnamo tempo, fatica, danaro, ci rattristiamo…

E gli altri?

Se crediamo veramente, sappiamo qual è la nostra vera CASA. La casa che abbiamo qui è provvisoria.

Quella definitiva è la casa del Padre.

Ci sono tanti fratelli che ancora non conoscono, non partecipano, non sono in questa casa. Il Signore vorrebbe che noi facessimo in modo che ci fossero anch’essi.

Io, come mi preoccupo di questi? Corro o mi addormento? Vado verso di loro? Il Signore vuole che ci perfezioniamo proprio in questo.

Quando ci giudicherà, il Signore conterà l’amore che abbiamo messo nelle nostre azioni, conterà l’amore suo che abbiamo accolto.

Preparandoci alla Pasqua interroghiamoci sull’amore di Dio in noi. Perfezioniamoci in questo, per essere sempre più capaci ad afferrare Gesù, per lasciarsi sempre più degnamente afferrare ed abbracciare da lui, per diventare con lui una cosa sola.