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4 marzo 2007
II Domenica di Quaresima C
Gn 15,5-12.17-18 Fil 3,17-4,1 Lc 9,28b-36

LA MISSIONE CI INSEGNA

Ringrazio d.Giuseppe e tutti voi per essere qui a celebrare questa giornata missionaria straordinaria. Sono Padre Angelo della SMA e fino a 10 giorni, come superiore di comunità missionaria, ero a Kikolo dove ho ricevuto diverse delegazioni di insegnanti, di ragazzi di genitori che mi hanno espresso la gratitudine per il servizio che la nuova parrocchia sta estendendo a tanti di loro. Al centro, sono 1200 i ragazzi che si alternano nei tre turni giornalieri della scuola che si aggiungono a quelli che frequentano le altre scuole nelle altre 12 cappelle secondarie della parrocchia. Tutto questo è stato costruito nel tempo,grazie anche alla vostra generosità, a partire da quando in Angola c’era ancora la guerra ed i materiali erano ancora più cari di quanto lo siano adesso -un sacco di cemento costa ora sui 10 euro. Se la scuola può andare avanti, se questi ragazzi possono essere tolti dalla strada ed hanno una possibilità di formazione e di istruzione di qualità è grazie al vostro contributo mensile: la nostra missione, il nostro vivere, il nostro partire, il bene che facciamo dipende solo e soltanto dalla vostra generosità. Nella mia ultima visita ho incontrato gli alluvionati: a Kikolo non piove quasi mai, ma, recentemente, un forte temporale ha ingrossato improvvisamente un fiumiciattolo locale sui cui argini erano state costruite molte povere abitazioni che sono state spazzate via; e una cinquantina di persone, tra cui anche molti bambini, sono morti sotto il crollo di una costruzione di cemento nella quale si erano rifugiati. Il fondo di emergenza della SMA è subito intervenuto con 20 mila euro ed altrettanti sono stati resi disponibili dalla CEI alla quale la Sma si era rivolta e con questi fondi i padri hanno cercato di sopperire alle necessità più urgenti : materassi, coperte, vestiti, vitto, un dispensario e le prime lamiere per dare un tetto a questa gente che era rimasta senza casa.

Esprimo quindi tornando dall’Angola il grazie, la riconoscenza della gente di Kikolo.

La missione però non è soltanto un affare di soldi. Siamo in quaresima, tempo di conversione e convertirsi vuol dire anche convertirsi insieme ad essere una Chiesa più missionaria.

Nella prima lettura abbiamo sentito la promessa che Dio fa ad Abramo:

Ecco, anche a noi Chiesa, anche a noi singolarmente il Signore fa queste promesse, anche a noi chiede di essere benedizione non soltanto per i cristiani, per noi che siamo qui, per la nostra comunità, ma per il mondo intero. Anche a noi il Signore chiede di farci carico della vita, delle sofferenze, dei problemi, ma anche di partecipare alle gioie e alle speranze dei fratelli e noi siamo davvero cristiani, credenti, rispondiamo davvero alla chiamata di Dio quando come Abramo siamo capaci di metterci in cammino.

Il vangelo invece ci parla di una montagna. Gesù chiama Giovanni, Pietro, Giacomo: sono abituati a stare con Gesù; hanno sentito tante delle sue prediche che ormai quando lo sentono parlare danno tutto per scontanto. Han visto tanti di quei miracoli che ormai quando Gesù fa qualcosa di straordinario, per loro è una cosa normale. Sono abituati a stare con lui da tanto tempo che ormai per loro è diventato un amico quasi comune: ma Gesù li porta sulla montagna. Loro avrebbero sonno, sono stanchi, come lo siamo noi quando prendiamo la scusa della nostra stanchezza per non pregare; invece mentre Gesù prega, mente fissano lo sguardo su Gesù che prega, vedono il suo vero volto, vedono che Mosè ed Elia, cioè la legge e i profeti, cioè tutta la storia della salvezza dell’Antico testamento porta a lui, vedono che è lui la risposta alla fame, alla sete, ai problemi dell’uomo, vedono che è lui il grande dono del Padre, che nel suo volto si rivela il volto del Padre. "Ecco il mio figlio prediletto. Ascoltatelo".

Quando noi pensiamo alla missione, noi pensiamo a dare; invece la missione è anche qualcosa da darci; abbiamo anche molto da ricevere.

Due settimane fa, l’ultima domenica che celebravo a Kikolo, annunciavano per l’inizio della quaresima, vale a dire per domenica scorsa, la chiamata dei catecumeni.

E’ bello ricevere il battesimo da piccoli; io l’ho ricevuto lo stesso giorno in cui sono nato –i miei genitori avevano paura che morissi e comunque ci tenevano talmente a questa vita di Dio che me l’hanno data subito ed io sono contento di averla ricevuta subito e di essere cresciuto così, da cristiano- Però c’è tanta gente che arriva alla fede da adulta, da ragazzo, da giovane, da donna o uomo sposato, da anziano ed è meraviglioso vedere tutti quei cambiamenti che la fede porta nella vita di una persona quando incontra Gesù Cristo: a livello di relazione con gli altri e con i soldi, a livello di paure, di superstizioni che uno si porta dentro e finalmente si sente liberato, a livello di abbattimento di barriere etniche e di pregiudizi, a livello di dignità personale –una volta qualcuno mi aveva detto "Padre noi siamo contenti che tu sia arrivato qui perché anche se nessuno pensa a noi, almeno Dio si ricorda di noi, anche se non contiamo niente per nessuno, almeno agli occhi di Dio siamo importanti anche noi; sarò un poveraccio non avrò nulla, non ho nessuna garanzia, però Dio si ricorda di me, almeno per Dio io sono qualcuno. Io ho una dignità".

Ebbene, questi giovani che si presentano e che sono chiamati la prima domenica di Quaresima, hanno fatto 2, 3, 4 anni di catecumenato -che non è solo fare catechismo perchè il catecumenato implica il partecipare a tutta la vita della comunità - visitare gli ammalati, servire gli altri, incaricarsi di opere di apostolato, aver imparato a pregare, aver imparato a vivere da cristiano. E si presentano davanti alla comunità: e tu vedi questa gente che viene da lontano, che ha fatto un lungo cammino e che scopre la bellezza di Gesù, allora, ecco, riscopri anche tu la tua fede, la bellezza della tua vocazione. Noi che tante volte abbiamo ascoltato la parola di Dio e ormai non ci dice più nulla, noi che tante volte abbiamo pregato e ormai la preghiera non ci cambia più il cuore, ecco vedendo queste persone che incontrano il Signore per la prima volta siamo invitati a riscoprire la freschezza della nostra adesione al Signore, siamo chiamati a ridare anche noi la nostra risposta.

"E’ bello per noi stare qui. Facciamo tre tende."

Una delle grandi esigenze in missione è quella di costruire chiese e tante volte quando la gente mi fa un’offerta mi dice "Questa è per dar da mangiare ai bambini, mi raccomando. Non è per costruire chiese"

Eppure, se voi andate in missione vedete che tante volte i poveri sono quelli che vengono a dirvi "Padre, abbiamo bisogno che tu ci aiuti a costruire una chiesa perché lì troviamo la tenda dove possiamo incontrare il Signore, lì troviamo la tenda dove possiamo incontrarci tra di noi. Lì possiamo uscire dalle nostre case, uscire dalle nostre strade e metterci insieme per fare qualcosa di bello e per sentirci comunità amata da Dio"

Poi è vero che il Signore non abita in costruzioni, che siano belle e artistiche come le nostre chiese o siano povere come una cappella appena messa su di legno, di lamiere o un capannone non meglio identificato, è vero il Signore vuole abitare nel nostro cuore e allora ecco che è attraverso la parola di Dio, è attraverso i sacramenti, è attraverso l’aiuto reciproco, è attraverso la testimonianza che ci si dà gli uni gli altri che si diventa casa di Dio.

Il vangelo però continua dicendo che "Pietro non sapeva quello che diceva", perchè bisogna scendere, bisogna riprendere la strada di ogni giorno.

Come sappiamo se la nostra fede è vera, come sappiamo se la nostra preghiera è bella, se è stata utile. Come sappiamo se la parola del Signore ha portato frutto nella nostra vita? Per tutto questo servono momenti di incontro, servono momenti di preghiera, servono i momenti di meditazione della parola del Signore, servono i momenti di formazione: e sono questi che ci devono buttare fuori dalle nostre chiese e devono invitarci a metterci al servizio degli altri.

Nei villaggi in Costa d’Avorio i capi villaggio musulmani o pagani tante volte mi dicevano: "A me non interessa niente del tuo Gesù, però sono contento che i cristiani siano qui perché sono un esempio per tutti noi e se c’è bisogno di qualcuno per fare un lavoro per il villaggio, ecco sono i primi a presentarsi, se c’è bisogno di costruire la scuola sono i primi a pensarci, se c’è bisogno di scavare un pozzo sono i primi a darsi da fare, se c’è qualcuno che dà testimonianza, ecco sono loro"

Quante volte chiedendo a uno "Perché tu vuoi farti cristiano?" La risposta non era mai purtroppo "Ho sentito una predica", nemmeno "ho letto la Bibbia o il vangelo,e mi sono convertito" Era sempre: "Ho visto la vita dei miei fratelli che da quando seguono Gesù sono cambiati. Anch’io voglio essere come loro".

Ecco la parola che trasfigura i cuori.

Che questa quaresima aiuti anche noi, trasfiguri la nostra vita, ci faccia scoprire proprio guardando all’esempio delle giovani Chiese la bellezza del nostro essere cristiani.

Noi guardiamo l’orologio e diciamo "Che barba venire a Messa" mentre lì tu vedi la gente che è felice di cantare, di danzare per il Suo Signore.

Noi diciamo "Che barba questa parola di Dio" e lì tu vedi della gente che dice: "Che bella questa Parola, proviamo a viverla questa settimana. Bisogna cercare di trovare Dio nella preghiera".

Noi diciamo "Uffa, questa Chiesa che ci impone, che blocca, che dice sempre no" mentre c’è qualcuno che dice "Che bello appartenere a questa famiglia che difende la vita, che difende anche i diritti di noi poveri, di noi che non contiamo nulla".

Ecco il Signore ci aiuti a lasciare che il suo volto risplenda anche nella nostra vita e ci sproni a fare, a vedere , a riconoscere il suo volto anche sul volto trasfigurato di tanti nostri fratelli che tante volte dimentichiamo e a cui preferiamo non pensare.