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25 febbraio 2007
I Domenica di Quaresima C
Dt 26,4-10 Rm 10,8-13 Lc 4,1-13

LA FORZA DELLA PREGHIERA

Oggi l’omelia è quella del nostro Vescovo...

Carissimi fratelli e sorelle nel Signore!

Oggi, prima domenica di Quaresima, vengo nelle vostre Comunità, durante la Celebrazione Eucaristica, per rivolgervi una breve omelia. In un certo senso prendo il posto dei vostri Sacerdoti, che saluto con stima e affetto per la fedeltà generosa nel servizio pastorale tra voi e per voi. Essi rappresentano Gesù Buon Pastore e rendono presente il Vescovo, Successore degli Apostoli, Padre e Pastore della Chiesa Particolare che è la Diocesi.

Ho scritto una Lettera Pastorale che potrete ritirare e portare a casa per una lettura calma e meditata. Spero che possa aiutarvi a vivere il tempo della Quaresima in preparazione alla Pasqua, cuore della fede cristiana.

1. Il Vangelo ci presenta il Signore Gesù nel deserto, dove vive quaranta giorni nella penitenza nella preghiera e, infine, viene insidiato dalla triplice tentazione. Cristo vince la radicale tentazione di fare da solo, senza il Padre, di percorrere un suo progetto di potenza. Invece si affida al Padre, confida nel suo amore, a Lui consegna la sua vita. Così come farà un giorno non lontano nell’orto degli ulivi e sulla Croce.

Gesù apre la strada a ciascuno di noi: ci dà l’esempio e, insieme, ci dona la grazia per attraversare i deserti e le tentazioni della nostra storia personale.

Ci ricorda che la forza è il nostro rapporto con Dio; è la forza della preghiera. E’ proprio la preghiera il tema della Lettera Pastorale. E’ lo stesso invito che il Santo Padre, Benedetto XVI, ha affidato ai Vescovi liguri in Visita ad limina il 31 gennaio scorso a Roma.

2. Vivere la fede è bello ma impegnativo: significa spesso andare contro corrente. Conosciamo la nostra fragilità come pure vediamo le sfide odierne alle quali dobbiamo rispondere con semplicità e coerenza. Può subentrare lo stesso senso di timore e di inadeguatezza che colse gli Apostoli di fronte a compiti più grandi di loro. Per questo dobbiamo sempre ripartire dalla preghiera e vorrei –come scrivo nella Lettera- che "la nostra Diocesi respirasse con i polmoni della preghiera e che la vita di ciascuno, delle comunità, come ogni attività pastorale, partisse e fosse soetnuta dalla preghiera". Senza la preghiera rischiamo di agitarci –anche molto e generosamente- ma con quale efficacia?

3. Gesù pregava: perché non dovremmo pregare noi? Tutto della sua vita era orientato al Padre come un’offerta d’obbedienza e d’amore. Vivendo così orientato, era uno on se stesso, non viveva disperso e frantumato in mille cose.

Nello stesso tempo Egli aveva dei tempi e dei luoghi particolare per pregare. Perché la nostra vita diventi preghiera, è necessario che la preghiera diventi la nostra vita.

Per questo è necessario avere dei momenti dedicati solo alla preghiera dove incontrare il Signore, ascoltare la sua Parola di luce, lasciarlo dimorare perché guidi la nostra esistenza. Non dobbiamo pensare che non abbiamo tempo, che abbiamo molto da fare: le cose urgenti non sono sempre le più importanti. Nessuno ritenga di non essere capace: anche ad amare s’impara. In fondo, il cuore della preghiera è stare cuore a cuore con Dio. Egli capisce anche i nostri silenzi.

La preghiera è a volte una "lotta". Per questo ho cercato di indicare qualche piccolo "segret" per pregare: sono alcuni atteggiamenti interiori e alcuni suggerimenti concreti. Li potrete leggere con calma nella Lettera.

4. Spero che attraverso questo scritto si rafforzi il sentire comune –Pastore e popolo- e si crei una grande catena di preghiera –personale e comunitaria- che unisce e feconda la vita di ogni credente, di ogni comunità, dell’intera Diocesi.

Vi ringrazio per la benevola attenzione e, mentre vi assicuro il mio ricordo a Dio, confido nel vostro: le intenzioni del Vescovo riguardano il bene dei suoi Sacerdoti e di tutti. Con affetto e stima benedico voi e i vostri cari, specialmente i bambini e i malati.

Io aggiungo solo due pensieri...

Vi avevo detto domenica scorsa una frase di S. Agostino: "Ama e fa ciò che vuoi". Nel libro che commenta la lettera di S.Giovanni all’ottavo discorso al settimo paragrafo S.Agostino dice: "La tua vita sia radicata nell’amore". Ora questo suggerimento di pregare, di unire preghiera e vita come una cosa sola, mi pare sia proprio il modo per abbracciare Dio, per essere una cosa sola con il Signore che è Amore.

Il giorno delle Ceneri ho dato una figura, che ripeto oggi perché mi pare interessante.

Una figura data da uno dei primi grandi maestri che hanno messo insieme l’idea della Chiesa: era Cipriano il vescovo di Cartagine nel 251 circa.

Un unico albero con tanti rami: noi siamo i rami di quell’albero che è Gesù.

Oppure: c’è una unica fonte con tanti ruscelletti che si separano dalla fonte (a Roma ci sono diversi mosaici che rappresentano questa immagine): noi siamo i ruscelletti che portiamo la fonte che è Gesù nel mondo di ogni tempo.

Una terza immagine: Gesù è il sole che manda tanti raggi e noi siamo i raggi. C’è un’immagine egiziana –molto prima di Gesù- che rappresenta proprio il solo con tanti raggi alla fine dei quali c’è una mano - una per raggio. Era un faraone che voleva cambiare la religione egiziana. Non c’è riuscito lui, ma Gesù sì che c’è riuscito: ha presentato se stesso come mandato dal Padre e ciascuno di noi ora deve fare qualcosa di concreto.

Ognuno prenda l’immagine che preferisce e vi si immedesimi.