PRECEDENTE  LE OMELIE DI DON GIUSEPPE CAVALLI  SEGUENTE

8 ottobre 2006
XXVII Domenica del T. O. B
Gn 2,18-24 Eb 2,9-11 Mc 10,2-16

IL MISTERO DEL MATRIMONIO

Come spesso accade, nella Liturgia viene presentato il Vangelo a pagina intera, con più di un’idea. Nella seconda parte c’è l’esempio del bambino che viene lodato per la sua semplicità nel fidarsi e nel realizzare fino in fondo le cose. Nella prima parte c’è l’insegnamento che Gesù dà sull’impegno integrale della vita di famiglia, riprendendo quello della prima lettura, sulla creazione dell’uomo e della donna. E’ solo su questo aspetto che voglio fermarmi.

E’ cardiosclerosi, dice Gesù. E’ la parola usata nella lingua greca: cuore indurito, cuore di pietra.

E’ per il cuore di pietra degli antichi che è stato concesso questo; affinché non ci fosse un accavallarsi di compromessi selvaggi ed oscuri è stata fissata la norma del divorzio legale.

Ma per voi che siete figli della Luce non è così. E’ proprio all’inizio della creazione che Dio ha posto le basi per l’indissolubilità del matrimonio. "Dio li creò maschio e femmina… sicché non sono più due ma una sola vita. L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto".

Voglio approfondire alcuni punti. Uno è questo:

Chiaramente la narrazione delle prime pagine della bibbia è poetica, didascalica, adatta alla mentalità della gente di 3000 – 3500 anni or sono. Sembra quasi un’operazione chirurgica quella eseguita da Dio sull’uomo per creare la donna, ma è solo un modo per esprimere l’UNITA’ e la necessità di RICOMPORRE l’UNITA’ TRA UOMO e DONNA. Anche la parola "costola" è una traduzione italiana per indicare un pezzo di vitalità.

Quel pezzo di corpo è servito a Dio per edificare l’altro uomo. E’ UOMO ed UOMA. In ebraico ISH e ISHÁ: altro uomo, "uoma", donna. L’essere umano così creato non è completo, da solo. Ce ne vogliono due per fare un ESSERE COMPLETO.

All’inizio Dio li ha separati. Perché? E’ una specie di divisione. Li ha separati perché dalla separazione nascesse l’impegno, l’attrazione, la necessità di diventare uno. Per questo l’uomo, carente di una parte della sua sensibilità ed affettività, cerca l’altro essere umano per completarsi.

Uno dei grandi Padri della Chiesa, Giovanni Crisostomo, che ha parlato molto a lungo del sacramento del matrimonio e della famiglia, chiama MISTERO GRANDE questa necessità di ricostruire l’iniziale divisione fatta dal Creatore (ad Ef N. 1). "L’abilità perfetta di Dio divise all’origine uno in due" (ad Col N. 5).

Ha fatto una separazione iniziale proprio per indicare che noi dobbiamo completare questa separazione. Il completamento avviene mediante una specie di "ricucitura" dell’essere umano incompleto che si completa mediante l’attività coniugale.

E come si trasformano in una carne sola? – si chiede il Crisostomo. Ecco di nuovo il MISTERO dell’AMORE.

Il FIGLIO è come un PONTE, che congiunge entrambi da una parte e dall’altra (ad Col N. 5). Dio che è il donatore di tutto, si serve degli uomini per donare la VITA. Tocchiamo le cose di Dio, tocchiamo l’infinità di Dio!

Voglio sottolineare un altro punto:

La Colletta che abbiamo letto prima della Liturgia della Parola recita così: Dio, che hai creato l’uomo e la donna perché i due siano una SOLA VITA

Questa traduzione è molto più efficace di quella normalmente usata, "una sola carne". La traduzione "carne" è giusta ma in italiano esprime quasi esclusivamente l’aspetto fisico, mentre il senso biblico indica tutta la personalità, la totalità intera dell’essere umano.

C’è anche l’aspetto fisico, ma non solo. C’è l’aspetto sentimentale, morale, intellettuale. C’è l’aspetto della volontà, della conoscenza, del tempo che dura. E’ VITA.

Nell’amore umano tra uomo e donna voluto e pensato da Dio c’è anche e soprattutto l’aspetto mistico.

Questo è il MISTERO del Matrimonio. Dio ha bisogno di SACRAMENTO. Gesù è il Sacramento del Padre, ci ha mostrato l’AMORE del Padre. Ora tocca a noi, soprattutto tocca a voi, sposati, presentare l’Amore del Padre invisibile. L’Amore completo, sacramentale, è quello di un uomo e una donna che vogliono rappresentarlo insieme.

E’ proprio grande il mistero cui oggi la Chiesa ci invita a pensare, il Mistero del Matrimonio come cosa voluta da Dio, come collaborazione massima alla sua realtà. Dio è Amore e la consacrazione del Matrimonio è proprio la consacrazione all’Amore. Dio è Dono e il massimo dono che si può fare è donare la VITA vivendola in unità. Dobbiamo essere ben consci che il sacramento non si ferma al momento liturgico: dura tutta la VITA, durerà tutta l’Eternità.

Il matrimonio – dice Giovanni Crisostomo che abbiamo appena citato – è un mistero e figura di una grande realtà. E’ figura della Chiesa e di Cristo (ad Col N. 5). E’ il mistero dell’Amore del Cristo per la sua Chiesa, di Dio Padre per tutta l’umanità.

Noi non siamo capaci a rappresentare l’Amore completo, ognuno fa la sua parte, ma l’incarico coniugale è proprio questo: rappresentare DIO.

Nessuno di noi è capace da solo a vivere tutti gli impegni della vita cristiana, ma ciò che non è possibile all’uomo è possibile a Dio e lui si impegna ad aiutarci, ad uno ad uno, secondo la nostra chiamata.

A Verona tra una settimana comincerà il convegno decennale della Chiesa italiana. Ogni provincia religiosa presenterà una persona che abbia testimoniato un ideale di vita cristiana incarnato naturalmente. La Lombardia presenterà una donna definita dal marito come l’ideale della santità: moglie perfetta, madre perfetta. E’ Gianna Beretta Molla, a noi ben nota, morta per non danneggiare la vita della sua bimba che stava per nascere, la quinta figlia. Una testimone ideale della vita di famiglia: un esempio di vita semplice, possibile a tutti. L’invito della Chiesa è questo: sappiate che nel fare bene il vostro impegno di vita famigliare non fate altro che rappresentare Dio che è presente, Dio che dona, Dio che vuole bene.

E quando si resta soli, perché l’altro è morto, o perché l’altro se ne è andato via e ha abbandonato la famiglia? Lo ripeto: il Sacramento dura tutta la vita, tutta l’Eternità. Anche soli si rappresenta ugualmente bene l’Amore del Padre che aspetta, che perdona, che continua a voler bene anche alla persona che se ne va e che è in peccato. Il Padre non ha esitato a darci suo Figlio, per salvarci…

Una leggenda, per terminare dandoci speranza.

Dopo la sepoltura del figlio, Maria, tornando a casa con Giovanni, si imbatte, lungo la strada, in una donna prostrata a terra, che singhiozza, sconvolta. Interrogata, si rivela. E’ la madre di Giuda, che si è impiccato dopo aver tradito il Signore. Maria la consola: mio Figlio Gesù ha versato il suo sangue per tutti, anche per tuo figlio. Non temere.

Ciò che non mi è riuscito oggi, il Signore riuscirà a risolverlo, se non qui, nell’aldilà. Allora dobbiamo chiudere gli occhi della nostra ragione e credere veramente nel MISTERO che ci incarica di rendere Dio visibile, nei nostri sacramenti e nella nostra stessa vita.