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27 agosto 2006
XXI Domenica T. O. B
Gs 24,1-2a.15-17.18b Ef 5,21-32 Gv 6,60-69

L’ALLEANZA

La meditazione che oggi la Chiesa ci propone potrebbe essere chiamata ‘meditazione sull’alleanza’, sulla nostra fedeltà, sull’amore che Dio ci dona e che si aspetta che noi gli doniamo. La prima lettura ci riporta al momento dell’entrata degli ebrei in Palestina: Mosè è morto e Giosuè rinnova l’alleanza proclamata solennemente da Mosè: "Volete seguire il Signore o no?" C’è una scelta da fare! La seconda lettura ci presenta un’icona, un esempio, qualche cosa di forte che il Signore ha stabilito perché noi lo realizzassimo o lo ammirassimo negli altri: la vita coniugale in cui l’uno è completamente dedicato all’altro: un’alleanza totale –non più di un popolo, ma di singole persone. Il brano di vangelo in cui Gesù, dopo che molti se ne sono andati non riuscendo a capire il suo messaggio, dice ai suoi: "Volete andarvene anche voi?". E’ sempre la stessa scelta, questa volta non per un certo stile d vita, ma per il mistero completo di Dio. Accetti? Anche quelle cose che non capisci?

Non è una parola qualunque "vita eterna" : è vita ed è eterna, nonostante tutte le apparenze, le tristezze, la fuga di qualcuno. Non ha importanza: Vuoi la vita? Ascolta e pratica. La vita è eterna, cioè è la vita di Dio.

Ma che c’entro io con Dio? mi ha già creato, mi darà il premio alla fine.. Ti ha creato, ma non del tutto, perché il resto lo affida a te: devi crescere. La creazione di Dio non è finita. Ti darà il premio, ma quale? La tua soddisfazione? La lode degli altri? Il poter dire di aver fatto ciò che la coscienza suggeriva? Questo è abbastanza normale; tutti, esclusi i delinquenti efferati, lavorano con dignità, ma la dignità merita un premio dato da te stesso, dalla situazione del mondo. Vuoi che sia Dio a premiarti con se stesso? Allora devi vivere con Dio, non secondo la tua natura –‘carne’ dice Gesù- ma secondo lo spirito di Dio –quello che viene chiamato sempre più chiaramente, lo Spirito Santo- la carne non giova a nulla perché ti lascia come sei; è lo spirito che dà vita –son parole dette da Gesù- allora vuoi questa vita? Segui la Parola, nutriti di Gesù stesso personalmente.

Gesù dice :"Scegliete o non scegliete? Quando scegliete?" –non parla a bambini, non parla a gente che non crede, perché quelli che cercavano solo il pane erano rimasti dall’altra parte del lago; quelli che lo hanno seguito e che sono andati nella sinagoga per ascoltarlo credevano in lui, ma anche per loro il discorso è ‘troppo duro’ e ‘se ne vanno’. Capiranno poi. Ci saranno i 12 e gli altri apostoli che in seguito –leggete gli Atti degli apostoli- andranno a portare la parola del Signore in Galilea, in Giudea, in Etiopia, in Grecia, in Macedonia, in Turchia, diremmo oggi.

C’è un animaletto in natura che nasce senza scheletro –è il Paguro- che per vivere cerca il guscio lasciato libero da altri crostacei: sarà una conchiglia tonda, ovale o a spirale disponibile, diventando così una cosa sola tra due elementi: uno forte che si lascia portare dall’altro che si muove e si fa vedere.

E’ quello che il Signore vuole che sia tra lui e il suo popolo –due elementi, quale non lo so nella mia figura possa essere l’uno o l’altro. Anche nella vita di famiglia ci sono due elementi –abbiamo ascoltato San Paolo ( anche se le parole non sono molto adatte alla civiltà di oggi, ma Paolo si esprime secondo le parole del tempo, perché le parole di colui che parla in nome di Dio sono le parole che possono essere capite dalla gente ) che dice: il vostro comportamento sia conforme alla vostra spiritualità, e la vostra profondità sia la profondità dell’ essere uno in Dio.

La parola di Paolo è originale: è un mistero il matrimonio, non perché non lo si capisce, ma perché mistero è essere immersi in Dio, con un incarico particolare e mi auguro che ci riusciate. So che in genere i matrimoni, anche quelli celebrati in chiesa, non realizzano questo mistero, perché il discorso è duro, ma il Signore invece invita a vivere il mistero di un Dio che vive con noi, perché noi formiamo una sola cosa con Dio –si chiama corpo mistico di Cristo, il corpo stesso di Cristo: noi portiamo Dio che non si fa vedere se non attraverso il filtro della nostra parola, del nostro volto, dei nostri sorrisi, dei nostri incoraggiamenti, delle nostre lacrime. Dio che si fa vedere attraverso di noi che gli abitiamo dentro (o lui che abita dentro di noi) per fare un solo individuo, un solo personaggio, una sola entità divina.

Cirillo di Gerusalemme ha scritto delle catechesi a metà del 300, quando la chiesa era appena stata liberata dalle persecuzioni dei pagani. In una di queste dice che prima bisogna insegnare la storia del popolo ebraico, poi la vita di Gesù e subito dopo si può amministrare il battesimo e, nella stessa notte, l’eucaristia. Poi, per una settimana intera si spiega ad ognuno che cosa hanno ricevuto e che cosa il Signore si aspetta da lui. Tra l’altro parla del mistero di Dio, dell’eucaristia che contiene veramente Dio, parla di tutte le altre situazioni della vita cristiana. Queste catechesi le chiama mistagociche –parola greca che sta a significare che il mistero di Dio si impara con l’aiuto di Dio; quando ormai hai scelto, quando ormai ti sei messo dalla parte di Dio e sei diventato la stessa cosa con il corpo di Gesù, allora te lo spiego con chiarezza.

Nel 1918 verso la fine della prima guerra mondiale a Milano nell’ospedale militare Sant’Ambrogio ci sono due giovani medici militari: Ludovico Necchi, e Gemelli. Vico Necchi è un forte credente e tutti i giorni si alza prima della sveglia e va a messa. Il Gemelli non crede, anche se battezzato, ma è incuriosito dal comportamento dell’amico, per cui una mattina va con lui. Alla fine della messa gli chiede di spiegargli quello che era successo. "Mi sono nutrito di Cristo, sono diventato una cosa unica, quasi la stessa realtà con Cristo". L’altro ci pensa un po’ e poi gli chiede di portarlo da un prete e comincia la sua conversione. Sarà un frate francescano, fonderà l’Università Cattolica del Sacro Cuore operante ancora oggi a Milano, a Roma e in altre città. Perché? Perché uno che credeva fortemente, da amico, ha fatto vedere e poi ha spiegato e ha convinto.

Noi siamo sulla strada della convinzione e il Signore ci dice: Non fidarti delle cose che capisci, mettiti nelle mani di Dio anche con quelle cose che non capisci. E’ lo Spirito che opera, ma lo Spirito ha bisogno che tu gli apra la porta.