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13 agosto 2006
XIX Domenica del T.O. B
1Re 19,4-8 Ef 4,30- 5,2 Gv 6,41-51

PANE CHE NUTRE

Gesù ci si presenta come colui che è venuto a trasformare le nostre azioni in azioni divine, non per esaltarci, ma per farci partecipare alla sua stessa vita. Questa è la salvezza. Il Verbo parola eterna si è fatto umano perché voleva che attraverso la sua fraternità con noi, la sua umanità vissuta come la nostra, comprendessimo che Dio ci è venuto incontro per far sì che noi operassimo le cose di Dio. Dio è l’Eterno e l’Immenso. Noi siamo i piccoli che sulla terra viviamo per qualche anno e le nostre azioni sono piccole ma di qualità divina, temporanee perché viviamo poco, ma valgono la stessa eternità. Questo è possibile perché Dio viene in noi : Pane che nutre.

Nel brano di vangelo di oggi Gesù non parla ancora dell’eucarestia, mA dice di sé che è diventato pane, nutrimento. Nutrimento pensato come parola e chiede a noi, nutriti di Lui, di essere anche noi parola.

"Il pastore di Erma" -uno dei primi scritti dell’inizio della chiesa – II secolo- è una apocalisse piena di visioni, di rivelazioni, di apparizioni. Nelle prime pagine Erma racconta di aver visto angeli che prendevano pietre ben squadrate e le posavano per costruire una torre alta, visibile da tutte le parti del mondo. Ogni tanto capitava qualche pietra bella, lucida, ben tonda. Provavano a metterla sulle altre pietre spianate, ma presto scivolava via: la pietra tonda non è adatta per costruire un muro. Ma dopo aver esaurito le pietre ben squadrate, gli angeli hanno dovuto usare anche le tonde per terminare la torre, prima però hanno dovuto renderle adatte ‘squadrandole’ con colpi di martello. Un anziano saggio –che Erma chiama ‘Chiesa’ – spiega l’immagine: le pietre squadrate sono gli uomini che si sono messi a disposizione totalmente di Dio, mentre le pietre tonde e luccicanti sono coloro che hanno bisogno di fare sacrifici, di chiedere aiuto perché passano anche loro partecipare alla costruzione.

Ognuno ha i suoi carismi, la sua grazia, la sua buona volontà data da Dio. Bisogna che l’accetti, per potere costruire questo mondo. Allora si vede il regno di Dio, prima sulla terra e poi visibile da tutte le parti per tutta l’eternità. Noi siamo quelle pietre.

Subito dopo il terremoto del Friuli nel 1967 sono stato a Venzone per portare personalmente gli aiuti che avevamo raccolto. Ho avuto così l’occasione di visitare il paese ed ho visto completamente distrutta la bellissima cattedrale, famosa per le sue mummie medioevali. Le mummie si erano salvate perché erano nei sotterranei, ma niente di tutto il resto era rimasto in piedi. C’era già chi stava procedendo a numerare le belle pietre antiche per poter poi ricostruire la chiesa, ma quando poi sarebbe stata riedificata le pietre sarebbero sì state le stesse, ma non più assemblate con fango e calce povera, bensì con solido cemento. Ho allora capito che le pietre belle, tonde e luccicanti col tempo falliscono.

Dobbiamo accettare il Signore Gesù pane di vita che qualche volta ci chiede di metterci al nostro posto anche piccolo. Ci sono personaggi capaci a fare grandi cose. Se le grandi cose non le fanno per sé ma per autentico spirito di servizio, sono personaggi santi, che siano capi di Stati o presidenti di varie associazioni. Ci sono persone incaricate di parlare e di insegnare, che insegnino. Ci sono persone adatte a guidare gruppi di persone, che li guidino. Ci sono persone capaci a consolare con grandi attività, che lo facciano. Ci sono persone invece che vivono semplicemente nella loro casa, nella loro vita privata, che mettono a servizio i loro doni.

Nel documento del Concilio "Apostolicam activitatem" -sulla attività apostolica dei laici- è scritto: "Con il progredire dell’età l’animo si apre meglio in modo che ciascuno può scoprire più accuratamente i talenti con cui Dio lo arricchisce ed esercitare con maggiore efficacia quei carismi semplici che gli sono stati concessi dallo Spirito Santo a bene dei suoi fratelli".

Mi piacciono i carismi semplici. Siamo sempre impressionati dalle persone importanti. Ma le persone semplici –ci siamo tutti- devono scoprire ciascuna il suo carisma- se non si è adatti per costruire vuol dire che dobbiamo scalpellarlo un po’, lavorarlo.

Ognuno di noi ha il suo compito perché il Signore viene in noi per trasformare la nostra vita, per dare un valore eterno alla nostra vita.

San Paolo quando scrive ai Filippesi dice che lui vuole afferrare Cristo perché è stato toccato da Cristo "Io corro incontro a lui per poterlo afferrare completamente". Quando scrive ai Galati cap.", 20 dice: "Non sono più io che vivo, è Cristo stesso che vive in me". Mi piace la traduzione latina "vivo ego, iam non ego, vivit aut in me Christus".

Mi pare che sia importante essere coscienti: questa azione non è degna di Cristo, allora non la compio. Quest’altra azione mi sembra proprio quella che Cristo farebbe se fosse al mio posto, io la faccio. Non devo pensare alle parole che direbbe Gesù, devo tenermi al mio posto, ma devo sentirmi impegnato e fortemente . Se avrò bisogno, chiederò aiuto. La Scrittura spesso ci dice che è necessario un maestro, Qui nel vangelo si dice: "Saranno tutti ammaestrati da Dio". Ricordiamo che se non ci attira il Padre noi non valiamo niente, ma ricordiamo che siamo stati chiamati proprio per questo.

Non guardiamo chi non si lascia attirare, chi non ha ricevuto ancora l’attrazione –forse tocca proprio a me rivolegermi a quella persona per dirle "Il Padre ti chiama, Anche tu sei impegnato a fare qualche cosa". Sentiamoci veramente nelle mani di Dio.

Quando saremo alla presenza del Signore alla fine dei nostri tempi ci dirà: Hai vissuto secondo quello che ti suggerivo; non te ne rendevi conto che ero io che te lo suggerivo. Hai vissuto bene, ecco vieni sempre con me. Ricordiamo la parabola del giudizio, ricordiamo la parabola di quando Gesù ci dice: tu mi hai incontrato, mi hai dato da bere e mi hai consolato. "Io non ti ho mai visto Signore". "Non ci pensare quello che tu hai fato con bontà io lo facevo dentro di te".

Vuole avere mani –le nostre- occhi –i nostri- bocca –la nostra- il Signore per continuare la sua vita e per questo ci nutre con la sua grazia, con le sue ispirazioni, con la sua promessa di eternità.