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13 giugno 2004
SS. Corpo e Sangue di Cristo C
Gn 14,18-20 ; 1 Cor 11,23-26 ; Lc 9,11-17

BISOGNO DI COMUNIONE OGGI

Il fatto è raccontato dai quattro Evangelisti; ognuno mette in evidenza qualche particolare. Tra i particolari che Luca non riferisce, ma che ricaviamo da altre pagine del Vangelo, c’è che quei pani e quei pesci li aveva un bambino – una mamma generosa: certamente ha pensato a lui e a chissà quanti altri! -. Inoltre qualcuno aveva portato molte provviste - c’erano delle ceste a disposizione – distribuite e consumate nel corso della giornata.

Alcuni particolari mi sembrano belli e importanti:

Voi ora, mentre ascoltate, comunicate con me; quando però vi scambierete il segno della pace, comunicherete tra voi. Noi abbiamo trasformato tutto questo in un rito ed è bello, molto ordinato. Là, invece, erano nel deserto, ascoltavano direttamente la parola di Gesù, ed Egli voleva che ascoltassero in silenzio, ma che poi comunicassero tra loro.

Come siamo diversi noi! Fra poco vi chiederò di dire qualche preghiera. Che bello sarebbe se oggi tutti diceste una piccola preghiera! E’ facile tirar fuori il portafoglio e mettere una monetina nel cestino delle offerte. Difficile è invece dare noi stessi! una nostra parola! Vorrei che piano piano prendessimo l’abitudine, per aumentare il senso di comunione. Qui siamo un gruppo, proprio come voleva Gesù; Egli vi dice delle parole e qualcuno potrebbe ripeterle, come tento di fare io.

Gesù ha voluto dare un segno di comunione, comune-unione: con Lui che spezza il pane e lo dà; con quel bambino che il pane l’aveva e lo dà perché sia spezzato; con i discepoli… e fra loro. E il giorno dopo.. non più migliaia, ma poche centinaia di persone trovano di nuovo Gesù, che è dentro la sinagoga. Sta dicendo cose difficili:

che la vera comunione non si fa con il pane o con il pesce, ma con il suo Corpo: "Mangerete il mio Corpo".

Ma questo discorso è duro, e se ne andranno.

Gesù non aveva ancora spiegato che il suo Corpo avrebbe avuto il gusto del pane e che il suo Sangue avrebbe avuto il gusto del vino: lo dirà un anno dopo – l’abbiamo sentito adesso dalle parole di S. Paolo -. Neanche i Dodici l’avevano capito, infatti Gesù dice: Non ve lo spiego per ora, volete andarvene anche voi? E loro, che si fidano di Lui, aspettano: "Da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna".

Oggi, quanto bisogno c’è di questo senso di comunione! Però, per fare festa della comunione eucaristica, bisogna aver fatto comunione tutti i giorni: con la gente! con se stessi! Siamo in pace con noi stessi?

Avete sentito parlare di satanismo o di omicidi, in questa settimana? Avete sentito che i fatti più importanti sono i miliardi investiti nel calcio o nella guerra? Ma l’anima, oggi, è fatta di miliardi? E poi… metteteci altre cose, che non sono d’accordo con il Signore.

Allora, la vita di oggi, l’abbiamo accettata, rifiutata, o la vogliamo influenzare? Io direi che bisogna accettarla, ma non così com’è. La nostra vita è come …una pentola piena di brutture; accettiamola, e gettiamole via, le brutture!

 

 

S. Ignazio di Antiochia, vescovo, nell’anno 107 viene arrestato e portato a Roma. Quando arriva nell’Asia Minore di oggi - sulla costa mediterranea della Turchia: Efeso, Smirne, e città simili - scrive sette lettere. Egli sa che sarà dilaniato dai leoni e scrive, non parlando di sé, ma di Gesù Cristo E di Lui dice: E’ veramente nato, è veramente morto. Era un Dio somatico- un Dio col corpo - perché ha voluto comunicare con noi. E per fare comunione completa ha voluto che noi lo mangiassimo.

Egli va a morire e scrive: Pensate ad essere in comunione con me e tra voi. Celebrate bene l’Eucaristia, così saremo tutti uniti. Siate in perfetta comunione.

Ai romani scriverà: Non mi liberate, non intercedete per me, voglio essere unito a Cristo.

 

 

 

 

Cinquant’anni dopo a Roma, Giustino, un filosofo che insegnava camminando per la strada, scrive una prima Apologia, una lunga lettera agli imperatori per far capire cos’è il cristianesimo e dice: Noi mangiamo il nostro Dio. Noi prendiamo del pane e il nostro Dio trasforma il pane in se stesso E noi siamo uniti al nostro Dio, perché lo mangiamo.

E’ il primo modo che si è usato nella Chiesa per descrivere la S. Messa; parla di offerte di pane, di vino, di acqua, di formaggio, che serviranno per Cristo. Anche il formaggio serve per Cristo, perché verrà poi distribuito ai poveri, che saranno in comunione con noi, e attraverso noi, saranno in comunione con Cristo.

 

 

Mi pare che questa è la festa della comunione; se abbiamo fatto comunione nella nostra vita, se siamo capaci a dire:

Adesso ci penso un po’, Signore. Quel mio modo di fare, non è tanto in comunione, lo voglio cambiare per essere perfettamente in comunione con te, con il mondo, per trasformare il mondo d’oggi.

Si parla di satanismo, di miliardi, di guerre, di violenza: tutte cose che io piano piano vorrei eliminare attraverso le mie piccole azioni in comunione con te.