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P. MARIO GHEZZI DALLA CAMBOGIA

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La bellezza di Dio

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Circa mille persone hanno partecipato al rito di "dedicazione"
della nuova Chiesa del Bambin Gesù di Phnom Penh, in Cambogia.
Il parroco, Padre Mario Ghezzi, ci racconta le emozioni di un giorno così importante.

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La nuova Chiesa del Bambin Gesù, a Phnom Penh.
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P. Mario Ghezzi
("Missionari del Pime", Marzo 2008)
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Domenica 6 Gennaio 2008. Finalmente il momento tanto atteso è arrivato. Alle 8.45 il Cardinale Renato Raffele Martino, accompagnato da Monsignor Salvatore Pennacchio, Nunzio Apostolico in Cambogia, da Monsignor Emile Destombes, Vescovo di Phnom Penh, e dagli altri tre "ordinari" di Cambogia, entra nel cortile della Chiesa colmo ormai di gente. Circa mille persone hanno partecipato al rito di "dedicazione" della nuova Chiesa del Bambin Gesù di Phnom Penh. Un evento di eccezionale importanza per la Chiesa cambogiana, che sta risorgendo dopo gli anni della distruzione fisica e spirituale perpetrata da Pol Pot e i suoi "scagnozzi".
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Dopo anni di incertezze e paure, la consacrazione di una nuova Chiesa a Phnom Penh, con "centro pastorale" annesso, segna una "pietra miliare" nel cammino della piccola Chiesa cambogiana, fatta di circa 20.000 cattolici su 14 milioni di abitanti. Di questi pochi cattolici, due terzi sono vietnamiti rifugiati in terra "khmer". Anche questo dato fa capire la fragilità dentro cui si muove questa Chiesa che cerca di essere testimone di Cristo in un contesto buddhista, pacifico ma non sempre accogliente verso la diversità religiosa e culturale.
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La comunità di cui sono responsabile dal Settembre 2004 è nata grazie a sei famiglie cattoliche che, rientrate dai campi profughi thailandesi dove hanno ricevuto il Battesimo, hanno iniziato a ritrovarsi la Domenica per pregare. Un "embrione" di comunità cristiana che ha tenuto duro negli anni nonostante la mancanza di luoghi atti a celebrare e di ministri. I preti in Cambogia, agli inizi degli anni Novanta, erano meno di una decina. Si trattava dei missionari francesi del "Mep" ("Mission Etrangères de Paris"), rientrati dopo le vicende sanguinose di Pol Pot e della dominazione vietnamita.
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Mentre scrivo sono passati undici giorni dal momento fatidico che, come parroco, mi ha visto coinvolto in primissima persona. Nella lunga fase dei preparativi, la grande "mole" di lavoro mi ha impedito di guardare con lucidità al valore dell’evento. Ora guardo le cose con più distacco, ascolto i commenti e le parole dei cristiani e dei tanti preti, circa 30, che hanno partecipato alla celebrazione, e non posso non riconoscere quanto questo atto stia dando fiducia, orgoglio e "autostima" ai cristiani di Cambogia.
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Trovarsi a celebrare in un luogo che è totalmente e unicamente dedicato a Dio segna una differenza sostanziale. Il luogo, la sua architettura, la scelta dell’arredamento creano un’atmosfera che prima non era mai stata sperimentata dai nostri cristiani, che ora dicono: "È bello pregare in questa Chiesa!".
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E credo stia proprio qui il punto: l’esperienza del bello! Un bello che attira senza distrarre, un bello che cerca e vuole rimandare a una bellezza diversa e irresistibile che è la bellezza di Dio. Dio è bello e la sua "casa" deve esprimere questa "bellezza". L’uomo è attratto dalla bellezza perché Dio è bello. Se così non fosse non potremmo essere attirati continuamente da Lui, in una ricerca "spasmodica" che non si esaurisce mai.
Lo stesso sforzo di cercare di esprimere la bellezza di Dio e della Fede attraverso l’arte locale diventa un modo per dire che la fede in Gesù Cristo è universale, è per ogni popolo e ogni cultura.
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Allora attraverso le immagini, le poche statue, i simboli semplici e immediati, la bellezza di Dio si fa a portata di uomo, l’uomo la può toccare e "vedere". In questo modo si annuncia anche un regno diverso, il Regno di Dio, in cui regnano quell’armonia e quella pace bella che inseguiamo continuamente. Per questo, quando uno entra in una Chiesa deve sperimentare un senso di armonia, equilibrio e pace interiore. Chi entra in Chiesa stanco deve uscirne "rigenerato", come dice Gesù: "Venite a me voi che siete affaticati ed oppressi e io vi ristorerò!".
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È anche questa la missione della Chiesa universale: poter annunciare il Regno di Dio non solo attraverso le opere o l’annuncio della Parola ma anche attraverso luoghi che permettono un incontro tra le persone e con Dio, perché l’uomo è concreto, è "fisicità" e ha bisogno di posti, luoghi concreti dove poter sperimentare la "fisicità" della presenza di Dio.
Provate a immaginare che cosa sarebbe la vostra fede se non aveste una Chiesa, un oratorio dove mandare i vostri figli, dove ascoltare il catechismo, dove potersi incontrare la Domenica pomeriggio per fare comunità.
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Allora rendo grazie a Dio per avermi dato la gioia di soddisfare il mandato del Vescovo di Phnom Penh di costruire una Chiesa per la comunità di Béng Tompún. Prego perché tutta la Chiesa di Cambogia possa crescere e diventare solida come i muri della nuova Chiesa, per poter portare l’amore di Dio a questo popolo che ha tanto sofferto, grazie alla decisione di pochi di "sottostare" al regno tenebroso di Satana.