PANE SPEZZATO  LA GIOIA DI UNA PRESENZA  UN NATALE DI PAESE

E venne finalmente il giorno dell'inaugurazione della chiesetta di S. Lorenzo martire. Per decenni era stata abbandonata là in mezzo ai campi di segale, vuoi per lo scarso interesse dei vari parroci a moltiplicare senza necessità i luoghi di culto, vuoi per una fede appassita dei montanari che erano più preoccupati della cruda fatica di cavare dalla terra magri raccolti, che di ricordare il martirio di S. Lorenzo.

Un giorno una studentessa della facoltà di architettura si introdusse negli spazi polverosi e ammuffiti della chiesetta. Facendosi largo tra antichi arnesi di lavoro e sterpaglie non identificabili, poté scorgere sui muri scene di lotte sanguinose, volti di uomini e donne piangenti che si scostavano inorridite, qua e là bambini con fiaccole raccolte a grappolo attorno a una croce sulla quale a stento si potevano intravedere i lineamenti di Cristo. Indubbiamente il riferimento doveva essere a scene di un martirio.

La curiosità di una studentessa, la percezione che tesori artistici nascosti dall'erosione del tempo meritassero di emergere, un opportuno discorso preparato per il curato di turno, diedero inizio ai dovuti restauri. Non fu un inizio soffice, senza contestazioni. Che una estranea, pur qualificata e competente venisse a mettere il naso su rovine in mezzo ai campi di segale, e suscitasse un vespaio nella pace di quei monti, fu motivo di discussioni e commenti non proprio favorevoli. Ma grazie all'intervento del prete che si innamorò del progetto, l'iniziativa prese corpo; la macchina della raccolta di fondi si mise in moto capillarmente: belle arti, amministrazione comunale, banche, offerte private, donazioni dei parrocchiani, conferenze di sensibilizzazione, strumenti mass mediatici per illustrare il progetto…, suppliche a S. Lorenzo, soffocato nella memoria come la chiesa a lui dedicata, tutto concorse a suscitare interesse e a far risorgere dalle rovine qualcosa come un gioiello che rendeva ancora più dorati e splendidi i campi di segale.

Il curato nell'approssimarsi della festa ebbe a confidare alla comunità riunita in preghiera: "Dal giorno in cui mi lasciai convincere di questo sogno impossibile, mi ricordai dalle parole del salmista: ‘Non concederò riposo alle mia palpebre, non mi stenderò sul mio giaciglio, finché non trovi una sede per il Signore, per il potente di Giacobbe’!".

E venne il giorno dell'inaugurazione. Accorsero personalità, il vescovo in prima fila, i preti della zona, i donatori, i restauratori, la studentessa, le confraternite (anch'esse lavate dalla muffa di decenni), le figlie di Maria, i cresimandi, i nuovi comunicandi, i malati, gli anziani che avevano borbottato fino a qualche mese prima. La cerimonia fu una vera consacrazione di un tempio, con riti mai visti e ricchi di gesti inediti e curiosi. Si pensò a riconsacrare la chiesetta, anche perché esisteva il sospetto fondato che in tutto quel tempo di dimenticanza e incuria, tra quelle mura non solo non si era pregato più ma ci si erano permesse tante libertà. Bisognava cancellare ogni segno di paganesimo.

La festa fu solenne e sentita come non mai, e anche seguita da un variegato rinfresco: quel giorno finalmente le gente respirava un clima di famiglia; l'ultimo del paese brindava con il sindaco, i disabili chiedevano un bacio dal vescovo, le professoresse conversavano con la casalinghe. Le bevande scorrevano nelle gole e imporporavano le guance dei montanari.

L'addetta al servizio di sacrestia passò a raccogliere alcune suppellettili e notò rannicchiata in un angolo Rosina, la donna più anziana del villaggio. All'invito insistente perché scendesse nel sottochiesa a continuare le festa, Rosina rispose con un sorriso angelico: "Lasciatemi qui a godere la gioia di questa chiesa, dove hanno pregato i nostri nonni e bisnonni… Oggi finalmente abbiamo una chiesa vicino alle nostre case. Ci sarà la Messa tutti i giorni. C'è l'eucaristia in mezzo a noi. Potrò venire a visitare Gesù. Non dovrò più camminare in tanti sentieri per andare ad ascoltare la Parola di Dio. Dici poco? Lascia che stia qui a ringraziare!".

La festa continuava nelle speranza che tutti pensassero almeno per qualche istante al mistero di Dio venuto ad accamparsi tra le nostre case.

P. Luciano Lazzeri