ARTE ED EVANGELIZZAZIONE  "Sergente Giuliano", testimone della bellezza di Dio...  ICONE PER LE CHIESE ITALIANE (1986-2004)

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P. Fulvio e S. Anna.

L'Icona della Natività.

P. Fulvio e S. Giuseppe.

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Ecco il "maestro", con alcune delle sue opere...

Appeso a una parete della stanza c'è il suo cappello da alpino, "perché quando lo diventi lo sei per tutta la vita", dice ridendo. Ma ad attrarre subito lo sguardo sono i vasetti con i colori, disposti in ordine cromatico, uno di fianco all'altro sul tavolo di lavoro. Il cavalletto, con l'ultima opera quasi completata, è sistemato vicino alla finestra aperta. Deve essere bello dipingere fermandosi ogni tanto a guardare i gabbiani. La vita di Padre Fulvio Giuliano, 65 anni, missionario-pittore-alpino, è in questa stanza, nella casa del Pime a Genova Nervi, di fronte al mare.
"Appartengo a una famiglia di pittori - racconta di sé - . Mio nonno, farmacista palermitano, aveva una grande sensibilità artistica. Era musicista e pittore, e ha trasmesso a me, al mio gemello e al fratello maggiore questa sensibilità". In cinquant'anni Padre Fulvio ha dipinto più di un migliaio di icone. Molte si trovano nella sua patria di adozione, il Brasile, dove ha vissuto per 23 anni. Le altre sono ormai sparse per tutto il mondo, dalla Guinea Bissau alla Cina, nelle chiesette in mezzo alla foresta e nelle cattedrali delle grandi città.
"Da quando sono ritornato in Italia, nell'85, lavoro su commissione - scherza Padre Fulvio, accarezzandosi la lunga barba brizzolata - . I miei confratelli chiedono e io spedisco". Fatto sta che il lavoro di Padre Fulvio è un cantiere continuo. "La mia giornata ormai è divisa in due: quattro ore di preghiera e cinque di lavoro".
Ma per scoprire cosa c'entra l'arte nella vita di un missionario come Padre Fulvio bisogna partire da lontano. Da quando, ancora ragazzini delle medie, Fulvio e il gemello Franco rubavano qualche tubetto di colore al fratello maggiore per iniziare a dipingere i primi quadretti ad olio su pezzetti di compensato. L'incontro determinante con l'arte sacra, per Fulvio, però, avviene all'eremo San Salvatore di Erba. "Avevo 15 anni e fui folgorato dallo stupendo affresco medievale della cappella dell'eremo. Rimasi colpito e affascinato dal Cristo crocefisso, che si stagliava nel cielo scuro. Un corpo non morto, ma vivissimo, leggermente curvato, e che tuttavia conservava la sua maestà. Sono passati più di cinquant'anni, ma quell'immagine me la porto ancora dentro. Mi ha segnato per sempre!".

LA CHIAMATA

"Sergente Giuliano! C'è una lettera per te dal Brasile!". Un'avventura missionaria può cominciare anche così. Da poche righe: "Caro Fulvio, già ti consideriamo in forza del piccolo esercito dei missionari di Macapà, vieni subito". Il mittente è Monsignor Aristide Pirovano, del Pime, Vescovo di Macapà. Fulvio l'alpino risponde di sì e parte da missionario laico e perito edile per il Brasile, dove lavora sette anni fianco a fianco con Marcello Candia. È qui che scopre che può mettere anche un altro dono al servizio del Vangelo. "A Macapà, due Chiese gemelle a pianta semicircolare sono state il banco di prova per la mia esperienza di costruttore", racconta. "Ma soprattutto mi hanno stimolato a iniziare i primi grandi murales, per riempire quelle enormi pareti bianche, e iniziare così a raccontare la vita di Gesù ai poveri con le immagini". Oltre a fare l'architetto, in Brasile Fulvio si dedica anche alla catechesi dei ragazzi. "Ogni Sabato pomeriggio radunavo sotto una grande tettoia di paglia fino a 200 ragazzi. Utilizzavo una grandissima lavagna e gessi colorati per raccontar loro la storia della salvezza, l'amore di Gesù, la sua vita e i suoi miracoli. Lentamente disegni coloratissimi e brevi frasi del Vangelo coprivano tutta la lavagna. I ragazzi, tutti seduti su lunghe panche di legno, con una tavoletta di compensato sopra le ginocchia, si trasformavano tutti in piccoli artisti, e nello stesso tempo imparavano ad amare Gesù e la Chiesa, a volersi bene come fratelli".
Nel '68 Fulvio dice un altro "Signorsì", quello per il sacerdozio. Si trasferisce a Belo Horizonte per gli studi teologici e tutto il tempo libero lo passa in una poverissima parrocchia di periferia, per la maggior parte formata da una grande favela. A un gruppo di catechiste insegna a "disegnare il Vangelo": loro scrivono sulle lavagne per i piccoli alunni, che a loro volta fanno altrettanto sui loro quaderni. Da questo lavoro comunitario, organizzato e sistemato, nasce un vero e proprio catechismo illustrato. Viene stampato in migliaia di copie e utilizzato da molte parrocchie brasiliane. La "Jaca Book" lo traduce in italiano, e lo riedita per ben sei volte.

LA SVOLTA "ORIENTALE"

Durante una vacanza in Italia, nell'80, Padre Fulvio frequenta un corso di iconografia bizantina alla scuola "Russia Cristiana" di Seriate. È un'altra folgorazione: da quel momento decide di dedicarsi solo all'arte iconica. "L'icona è un mistero, consente di rappresentare l'immagine profonda ed eterna del Cristo nella sua umanità e divinità", dice oggi, a 24 anni da quella scelta. Nell'85 Padre Fulvio è dovuto rientrare per ragioni di salute dal Brasile, e da allora vive in Italia. "Qui la mia attività di iconografo non è diminuita - afferma - . Al contrario il Signore mi ha spalancato nuovi orizzonti, infatti ho iniziato a lavorare anche per le Chiese nei diversi Paesi in cui il Pime è presente". Padre Fulvio mostra la  fotografia di un'icona con visi cinesi e iscrizioni in mandarino, donata a una comunità cristiana nella zona di Canton. "Il bello è bello dovunque, come il vero e il buono - dice con convinzione - . E poi l'icona ha un valore universale".
Si entusiasma ancora, Padre Fulvio, per le parole che il Papa rivolse agli artisti all'inizio del suo Pontificato, nel 1980: "La Chiesa ha bisogno dell'arte. Ne ha bisogno per trasmettere il suo messaggio. La Chiesa ha bisogno dell'immagine. Il Vangelo viene narrato in immagini e parabole; deve e può essere reso visibile attraverso l'immagine".
"La Chiesa non deve interrompere il cammino di evangelizzazione attraverso l'immagine - commenta Padre Fulvio - . C'è un'intuizione di fondo che accompagna l'annuncio della Chiesa fin dai primi secoli: la parola dimostra, l'immagine rende presente. Parola e immagine, ovunque, sono due finestre dello Spirito".

EMANUELA CITTERIO
("Missionari del Pime", Agosto-Settembre 2004)