MISSIONE AMICIZIA   DALLA CAMBOGIA, P. FRANCO LEGNANI   DIARIO

Dalla Croce alla Resurrezione

In Cambogia, dopo la persecuzione dei khmer rossi,
la comunità cristiana torna a diffondere la speranza
rinata dalla fede degli anziani.

Quando sono arrivato in Cambogia desideravo lavorare in posti dove i cristiani erano pochissimi. Aiutare a crescere questi germi di comunità. Riscoprire i cristiani dispersi dalla persecuzione dei khmer rossi. Da sei anni seguo sette piccole comunità, che sono rinate dopo la spaccatura, negli anni 70, dell'unica comunità cristiana di Kompong koo.

Tra tutte le storie, mi ha colpito quella di un'anziana donna, Jiei Jaat (nella foto). Quando sono arrivati i khmer è stata deportata dal suo villaggio. Dopo chilometri e chilometri di marcia a piedi sotto il sole è arrivata in un campo, dove l'hanno costretta ai lavori forzati e dove ha perso marito e figli. Era riuscita a nascondere e conservare una piccola croce di legno,pur sapendo che se l'avessero scoperta l'avrebbero immediatamente uccisa. Quando mi ha raccontato la sua storia, Jiei Jaat mi diceva che per lei quella croce è stata l'unico appiglio nei momenti di disperazione. Pregava e piangeva di fronte ad essa. E la conserva ancora.

Credo che la fede si sia conservata in questo modo, in Cambogia.
Dagli anziani mi capita spesso di ascoltare storie come quella di Jiei Jaat. Le raccontano alla sera, quando ci si siede insieme. Ricordano come è stata la loro vita durante la persecuzione, quello che facevano nei campi di lavoro forzato, cosa mangiavano, le sofferenze, i lutti. La mia missione è spesso itinerante. Buona parte del mio tempo se ne va per visitare le famiglie e i villaggi delle sei comunità che fanno riferimento al nostro centro missionario a Kompong Thom. Si tratta di ascoltare la gente, conoscre le famiglie e farmi conoscere, creare un rapporto di stima. Quando mi fermo nella case dei cristiani capita spesso che mi accennino al problema di un altra famiglia del villaggio, facendomi capire che c'è bisogno di una visita. Credo che l'evangelizzazione avvenga anche in questo modo: attraverso un contatto umano, l'ascoltare, l'incoraggiare.
Negli ultimi tre anni abbiamo scelto di mettere l'accento sulla carità come assistenza e aiuto agli ammalati. All'interno di ognuna delle comunità c'è un comitato di laici che conosce bene la realtà del vollaggio e ha il compito di scegliere tra le tante richieste. Gli ammalati vengono portati al nostro Centro per essere presi in cura dai medici locali. I casi più gravi vengono mandati all'ospedale della capitale. L'aiuto è rivolto sia a cattolici che a buddisti. L'unico criterio è quello di scegliere i più poveri tra i poveri, quelli che non sono raggiunti da nessuno. Nel Centro, che fa da riferimento alle sette comunità di Kompong Thom, ospitiamo anche gli studenti che vengono dai villaggi per frequentare la scuola superiore del capoluogo. La formazione dei laici, soprattutto dei giovani, è un'altra delle attività su cui abbiamo deciso di puntare. Cerchiamo di formare un laicato maturo, persone umanamente preparate e nello stesso tempo persone di fede. Penso che l'annuncio del vangelo in Cambogia passerà soprattutto attraverso i contatti umani di questi combofgiani con altri cambogiani. Raggiungeranno posti che noi missionari non potremmo raggiungere. A partire dalle piccole comunità rinate dalla fede degli anziani.

P. Franco Legnani