MISSIONE AMICIZIA    FR. DOMENICO VICARI    DIARIO

Camerun, il sorriso dei bambini

Una terra arida, dura come le condizioni di vita della popolazione di Moutourwa,
nel nord del Camerun. Ma i bambini sorridono, sono loro il futuro.

Fratel Domenico, con i bambini di Moutourwa.

Domenico Vicari, fratello laico del Pime
("Missionari del Pime", Febbraio 2006)

Mi trovo nella missione di Moutourwa, in Camerun, insieme a due sacerdoti del Pime e ai volontari dell’Associazione Laici Pime (Alp). La missione si estende in una fascia all’estremo nord del Camerun. La gente qui è contadina. Gli strati superiori del terreno sono rossicci e la parte fertile non supera i 20 centimetri. A causa del vento frequente che dura tutto l’anno la polvere ti entra negli occhi, nella pelle e nei polmoni. Il vento che viene dal deserto porta con sé molte malattie mettendo a dura prova la popolazione, soprattutto i più deboli. La missione fa da riferimento a un buon numero di comunità. Copre una vasta area di territorio, su cui ognuno di noi è impegnato a svolgere i propri compiti sia nell’ambito della pastorale che della promozione umana.
Ci occupiamo molto dei giovani. Sono loro, dopotutto, il futuro del Paese. Quando mi trovo nei villaggi per lavoro i bambini sono presenti ovunque vada, mi osservano, mi scrutano, mi salutano, se possono mi aiutano. Nel periodo di forte siccità sono sporchi, pieni di macchie sulla testa e i loro volti sono biancastri. Anche i loro vestiti sono sporchi, e sempre gli stessi. È raro vedere un ricambio settimanale. L’acqua che le famiglie dei villaggi prelevano dal pozzo è la sola disponibile per bere e cucinare. Nei mesi aridi il secchio tocca il fondo e l’acqua ha un colore rossiccio: la gente deve aspettare che salga un poco per poterla attingere di nuovo.
Al mattino vedi ragazzini in divisa sciamare in gruppi nelle strade. Molti vengono da lontano per recarsi a scuola, e dopo chilometri entrano nelle classi sovraffollate per fare lezione, a volte stanchi e sudati. Non tutti i bambini hanno accesso agli studi. I genitori scelgono chi di loro può frequentare la scuola e chi invece deve rimanere a casa per i lavori nei campi e quelli domestici. Le ragazze vengono ritenute più adatte a questi ultimi e quindi sono meno presenti nelle scuole. I genitori, non potendo pagare per tutti i figli la retta scolastica, impongono ad alcuni di rimanere a casa.
La vita prende così il suo ritmo di ogni giorno.
La stagione delle piogge, molto breve e irregolare, dà inizio al lavoro dei campi. I genitori devono affrettarsi per pulire il campo, preparare il terreno con l’aratro e le prime semine. In questo tempo i figli restano a casa dalla scuola per tirare i buoi con l’aratro e raccogliere gli arbusti del cotone da bruciare. In questo periodo dopo le prime piogge le aule scolastiche sono quasi deserte. Se il numero di scolari per ogni classe raggiunge di solito il centinaio e oltre, ora è ridotto all’osso.
I bambini più fortunati portano con sé a scuola uno o due quaderni con una biro, senza libri o altro. Anche quando i lavori di semina sono finiti, spesso essi restano a casa per strappare le erbe dal campo o per altri lavori.
Quando questi bambini sono ammalati il primo intervento è con il guaritore, poi se la malattia persiste vengono portati al dispensario più vicino o all’ospedale. Le strutture sanitarie non sempre sono vicine. Da quando si presenta il problema a quando i genitori possono prendere la decisione di partire dal villaggio può passare un tempo lungo, anche giorni interi. I genitori si sentono molto a disagio fuori dal loro villaggio, nell’avvicinarsi alla città. Ogni volta che si spostano per portare i figli in ospedale sono obbligati a chiedere i soldi alle altre famiglie, che devono poi restituire al primo raccolto.
I bambini più vicini alla missione, vi trovano alcuni giochi, l’altalena, lo scivolo, vengono qui nei momenti liberi. Mentre nei villaggi i loro giochi sono molto semplici, fatti con sassi e qualche bastone.
È bello per me uscire nelle comunità dove la loro presenza mi rende gioioso e contento. I bambini mi danno gioia quando li incontro anche alla fine della giornata. Quando li lascio per un po’ si sbracciano per salutarmi. Anche se il caldo ha dominato per tutta la giornata, al ritorno il grido di saluto di questi piccoli mi alleggerisce di tutte le stanchezze. Al mio ritorno in Italia per le vacanze mi vengono in mente quei sorrisi e quegli sguardi. E sorrido anch’io.