Lettera precedente

Istanbul, 14 febbraio 2002,

Lettera seguente

san Cirillo e Metodio,

san Valentino

.
Merhaba!
Rieccomi nuovamente ad Istanbul.
Come ho trascorso le mie settimane di vacanza?
Un caro amico, prima che io partissi per il sud della Turchia, mi raccomandò di aprire gli occhi, ma ancor più il cuore, verso ogni esperienza, luogo e persona incontrata.
Tante sono state le provocazioni e gli stupori che hanno dilatato il mio spirito … ne raccolgo solo tre e ve li offro come flash.
.
Amore a prima vista?
Ebbene sì, le vacanze sono finite e da quattro giorni ho ricominciato ad andare a scuola: un nuovo corso di turco, una nuova classe e nuovi insegnanti… le stessa vita nella caotica Istanbul, che, con tutte le sue forze, in mille modi, cerca di ostentare il suo desiderio di essere europea, emulando i nostri aspetti più commerciali.
E così, in questi giorni, per le strade, mi sono ritrovata sommersa da grossi cuscini a forma di cuori, oggetti di ogni dimensione e materiale da regalare al proprio amato, rose rosse di diverse varietà.
Oggi anche qui è san Valentino: sevgiler günü, il giorno dell’amore.
Ma se già da noi, in Occidente, spesso appare una festa stonata, formale, imposta… quale stridore per la gran parte di questa popolazione. Soprattutto femminile.
Nelle settimane scorse sono stata nel Sud Est della Turchia e con amici del luogo ho visitato alcune famiglie.
Donne silenziose, dagli occhi tristi, con estrema gentilezza e semplicità, pronte e disponibili, ti offrono thè caldo e stanno ad ascoltarti. Poi, confessioni tra donne, aprono il loro cuore, lasciano filtrare il loro dolore di madri e di mogli, di giovani che il destino ha "consegnato" a uomini – spesso sconosciuti – secondo leggi imposte dai legami parentali.
Volti fini, occhi grandi segnati dalla rassegnazione, mani gonfie allenate al duro lavoro al freddo nei campi e in casa, vestiti lunghi dai colori vivaci scintillanti al sole. E lontano da occhi indiscreti, segreti di donne, richieste appena sussurrate: una crema per cancellare le macchie del sole sul volto, qualche spicciolo per comprare una nuova gonna per piacere al marito…
Ascoltavo De Andrè, alcune sue canzoni nate da una ricerca sui vangeli apocrifi che fanno da eco ad un mondo sotterraneo, sconosciuto, ad una fede popolare che qui in Medio Oriente, soprattutto tra gli ortodossi, ha lasciato nei secoli la sua impronta e la sua ricchezza. E tra queste radicate tradizioni, l’infanzia e la vita di Maria, così ben raffigurata, tra l’altro negli splendidi mosaici di San Salvatore in Chora, qui ad Istanbul.
Riascoltavo, dunque, "L’infanzia di Maria": "Maria dimorava nel tempio del Signore… Quando fu dodicenne, i sacerdoti tennero consiglio… ‘Giuseppe, Giuseppe, tu sei stato eletto dalla sorte a prendere la vergine del Signore in custodia per te’", si legge nel protovangelo di Giacomo e De Andrè, più scostumato e ironico canta: "E si vuol dar marito a chi non lo voleva, si batte la campagna, si fruga la via… popolo senza moglie, uomini di ogni leva, del corpo di una vergine si fa lotteria… Secondo l’ordine ricevuto Gesù portò la bambina nella sua casa".
Questa Maria, madre di Dio, madre degli uomini.
E subito - forse troppo blasfemo? – il paragone si fa inevitabile.
De Andrè continua: "Ave alle donne come te Maria, femmine un giorno per un nuovo amore, povero e ricco, umile e messia; femmine un giorno e poi madri per sempre, nella stagione che stagioni non sente".
"Ave alle donne come te, Maria, che il Signore sia con loro", aggiungo io.
Questo il sevgiler günü senza fine, che auguro alle tante Ipek, Ayse, Sedef, Fazilet…di questa terra!
.
Padre di tutti i credenti
Passato da parecchi chilometri l’Eufrate - percorrevamo ormai da tempo la parte della Mesopotamia turca - ci ritrovammo sbalzati indietro di centinaia di anni: campi sterminati di cotone, strappati a fatica dalle grande steppa seminata da grosse pietre e su questo paesaggio piatto, interrotto solo dagli inconsueti villaggi di capanne d’argilla, un maestoso e incombente silenzio.
Immersi nel fascino di una vita che fu di epoche passate, arrivammo ad Harran, considerata uno dei luoghi sulla terra abitati da più tempo, ora una collina intristita dai resti della grande moschea: una parete slabbrata, il minareto vuoto come un dente cariato, porte ridotte ad archi sbrecciati.
Qui, città e stazione carovaniera di notevole importanza nel secondo millennio a.C.– collegava la Siria a Babilonia, - vi sostò Terach, padre di Abramo, originario della famosa Ur dei Caldei, seguendo probabilmente i costumi migratori di antiche tribù semitiche e interrompendo così il suo cammino verso Carran (Gn 11,31).
E qui, proprio mentre la città era sede di un imponente santuario nel quale si adorava la divinità della Luna Sin, intorno al 1850 a.C. Abramo accetta di essere l’ amico di Dio, dell’unico Dio, a cui manifesta una fede profonda, radicale, folle. Per obbedienza esce da questa terra, per obbedienza è pronto poi a sacrificare l’unico figlio, certo delle promesse del suo Signore diventa il "padre di tutti i credenti".
Quel giorno, sotto un sole splendente, - accerchiati da alcuni bambini desiderosi di farci da guida raccontandoci, celata in queste pietre, la memoria che i secoli hanno rispettato – c’eravamo solo noi quattro, puntini insignificanti in quell’immensità desolata, ma con una certezza nel cuore: davvero Abramo è l’antentato non solo di Israele, ma di una moltitudine di popoli, di una discendenza moltiplicata come la polvere della terra.
Il 22 febbraio, proprio mentre per noi sarà il primo venerdì di Quaresima, in tutta la Turchia e nei diversi Paesi islamici inizierà la festa del Kurban Bayram e come ogni anno verranno ammazzati numerosi montoni, a ricordo del sacrificio di Abramo.
Traccia indelebile della fede del nostro padre comune, che ha preso sul serio Dio, senza compromessi, scorciatoie, obiezioni.
Tornando a casa, a notte inoltrata, nel buio più fitto – nessuna luce artificiale infrange il luccichio di infinite stelle che affollano un cielo senza confini – ci fermiamo a contemplare questa volta celeste che sembra sfiorarci. Pare di udire ancora l’eco delle parole di Dio ad Abramo: "Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle… tale sarà la tua discendenza… Porrò la mia alleanza tra me e te e ti renderò numeroso molto, molto, padre di una moltitudine di popoli ti renderò".
Dio fedele alle Tue promesse, Signore del Cielo e della Terra, che – ebrei, cristiani, musulmani – ci hai resi figli numerosi di un unico patriarca, per intercessione di Abramo, aiutaci a stare gli uni di fronte agli altri come fratelli, così come fu alla fine dei loro anni per Isacco e Ismaele, entrambe tuoi figli amati.
E all’intercessione di Abramo unisco anche quella di Cirillo e Metodio, patroni d’Europa, di cui oggi si fa memoria, nati a Tessalonica in Grecia, ma cresciuti ed educati proprio qui, nell’allora Costantinopoli, perché, come pronunciato nell’orazione odierna, la moltitudine dei tuoi figli, o Dio, unita dalla stessa fede, sia solidale nel costruire la giustizia e la pace e su tutta la terra si dilatino gli spazi della fede e della carità.
.
I principi della strada
Cammini per le strade di Urfa e loro, bambini di ogni età, spuntano fuori da ogni angolo: corrono, giocano, i più grandicelli (ma neppure loro superano il mezzo metro d’altezza) tengono per mano o in braccio i fratellini più piccoli. A loro è affidato il compito di comprare il pane, lunghe baguette croccanti o numerose, sottili, enormi focacce arabe, che a stento – avvolte semplicemente in pagine di giornali - riescono a tenere in mano, stando bene attenti a non inciampare negli zoccoli troppo stretti o nelle scarpe troppo larghe per i loro piccoli piedi senza calze anche d’inverno.
E loro sono già i più fortunati.
Ad avvicinarsi a noi, e non certo per giocare, sono i ragazzini "procacciatori di affari": hai le scarpe sporche? Eccoli pronti a lucidartele in quattro e quattr’otto. Hai fame? Non temere, eccoti , ancora calde, ciambelle dolci o salate, accuratamente disposte su grandi vassoi di alluminio. Vuoi sapere quanto pesi oggi? Al volo una bilancia può accontentarti. Ti guardi in giro spaesato? Una piccola guida (quanti anni avrà? Sette, dieci, dodici… chissà!) è a tua disposizione per raccontarti le curiosità del luogo, in un inglese imparato a memoria.
Sei triste, arrabbiato, nervoso? Un amuleto è quello che fa per te.
Sei venuto in pellegrinaggio al laghetto artificiale e anche tu vuoi onorare Abramo dando da mangiare alle "carpe sacre"? Eccoti il loro mangime preferito, per ingrassarle con devozione…
Non ti chiedono soldi, ti offrono un servizio. Per pochi spiccioli, piccola e insufficiente entrata familiare.
Rimangono lì a guardarti, in attesa di un tuo cenno, con quei visi sereni e malinconici allo stesso tempo, la dolcezza dello sguardo, i vestiti da poco conto, il colore della pelle di un ambrato dorato.
E se non ti fermi solo per pietà comprando frettolosamente qualcosa per far tacere la tua coscienza e allentare la stretta al cuore, ma ti intrattieni con loro a parlare, ridere e scherzare, gli occhi luccicano e la bocca si apre al sorriso.
Ma agli adulti danno fastidio e, timorosi che importunino anche te, straniero benestante, li cacciano via a malomodo.
Si disperdono, pronti a tornare, loro, i "principi della strada". I beati di Dio, che Gesù volle attorno a sé.
.
La Quaresima è iniziata. Signore Gesù, converti il nostro cuore perché anche noi possiamo imparare il tuo modo di guardare, il tuo modo di agire, il tuo modo di amare Dio e gli uomini - donne e bambini al primo posto – fino in fondo.
Per poterTi un giorno rispondere: "Io so dove è mio fratello Abele perché nel Tuo Nome mi sono fatto suo custode".
Buona Quaresima anche a te.
Mariagrazia
.

P.S. Qualcuno mi chiedeva come fare a mandarmi un contributo finanziario per le mie necessità o i bisogni della gente, in modo veloce e sicuro : potete effettuare donazioni in denaro, indirizzandole al Centro di Cooperazione Missionaria dei Cappuccini Emiliani – ONLUS, con le seguenti modalità:

utilizzando il "bollettino di conto corrente postale prestampato" da richiedere al Centro missionario stesso.

Facendo un "bonifico bancario" intestato a: Provincia di Parma dei Frati Minori Cappuccini Centro Cooperazione Missionaria dei Cappuccini Emiliani – Onlus, via Rubiera 5, 42018 San Martino in Rio (RE), ABI 5387, CAB 66480, conto n. 1025855 Banca Popolare dell’Emilia Romagna, filiale di San Martino in Rio.

In entrambi i casi dovete specificare come causale: "donazione pro missione Turchia – Zambon Mariagrazia".

.
Mariagrazia Zambon
Latin Katolik Kilisesi
Cumbus Sokak n°8
34800 Yesilkoy – ISTANBUL
TURCHIA
tel. 0090.212.5738294
cel. 0090.555.3377439
mariagrazia.zambon@libero.it