LA FONTANA, SUL LAGO...

"E tu, sai essere felice, per come sei, gustando l'importanza di essere unico, e speciale?"...

Il Gufo nei suoi pensieri notturni disse:

Il lago, limpido, e silenzioso, aveva trascorso anni,
a rimirare la splendida
fontana, che sorgeva, sulle sue rive,
e a invidiare le belle forme, che creava,
e i suoni che, ininterrottamente, produceva...
«Quant'è, piena, di vita! Quant'è, vivace!
Non riposa, mai: non è, mai, stanca! È, sempre, così, viva...
Quanto vorrei, essere una fontana!», pensava.
«Quanto vorrei, poter vivere, la sua vita:
così, varia, e interessante!
Quante volte, ho udito la gente, meravigliarsi,
ed entusiasmarsi, dei suoi giochi d'acqua!
Quando giungono, sulle mie rive,
si limitano, a passarmi, davanti, in silenzio!
A volte, qualche coppia, se ne sta, lì, mano nella mano:
non so, bene, perché...
Altri, seduti, sui prati, o su una panchina,
fissano il paesaggio statico, e monotono, che offro!
Quanto vorrei, essere una fontana...
Ma, purtroppo, sono un lago e, neppure, dei più belli:
non, particolarmente, profondo, né grande, né suggestivo!
Sono, così, insignificante!».
Da anni, la fontana osservava il lago, limpido, e silenzioso,
e lo invidiava, immensamente...
«Quant'è, calmo!», pensava.
«Guardatelo: non cerca, di impressionare, nessuno!
Le sue acque, non corrono: non si agitano...
Non gli servono, acrobazie!
Io, invece, ho un bisogno compulsivo,
dell'attenzione altrui...
Faccio, di tutto, per attirare la gente,
ma sono, così, stanca!
Quant'è felice, invece, il lago!
La gente passeggia, sulle sue rive,
senza che lui debba intrattenere, nessuno:
siede, sul prato,
e si gode il placido sciabordio, delle sue piccole onde...
Un lago, non fatica: non pena!
Se io smettessi, di far tutti i miei giochi,
chi verrebbe, più, a vedermi?
Niente, è più patetico, dello spettacolo,
di una fontana, ferma, e muta...
Quanto vorrei, essere un lago, silenzioso, e placido!
Darei, qualunque cosa, per cambiare la mia sorte, con la sua,
anche per poco!».

"Accettare, la propria vita, non significa, dire:
«Va, tutto, bene!»,
ma: «C'è, tutto!
C'è, già, tutto quello, che può rendermi, felice, e realizzato!»".